La Casa di Jack (Lars Von Trier)

Lars Von Trier è senz’altro un artista assai controverso, ma credo che sia innegabile che, accanto a veri e propri bidoni (Antichrist, assolutamente inguardabile, zum Beispiel), a film molto sopravvalutati (Le Onde del Destino, ad esempio), abbia anche prodotto delle opere di grande valore (Dogville, Melancholia, Nymphomaniac) o persino misconosciute (Le Cinque Variazioni è un vero gioiello…). 
L’uscita di questo ultimo “La Casa di Jack” è stata preceduta da una miriade di polemiche circa l’estrema violenza della pellicola (che nella versione italiana è stata censurata): sono pertanto andato con grande curiosità (in nutritissima compagnia, data la lunga coda davanti alla biglietteria) all’Arsenale, che lo proponeva in versione originale (ed integrale!) in lingua inglese con sottotitoli.
La Casa di Jack è indubbiamente un film molto molto affascinante: è la storia di un serial killer (l’ottimo Matt Dillon) assai efferato, intelligente, anaffettivo, fobico, ossessivo-compulsivo, che racconta a un misterioso interlocutore la sequenza dei suoi omicidi, sino alla catabasi finale (viene testualmente chiamata così nel film).


L’opera parla di molte cose: il rapporto tra vita e arte, vittima e carnefice, malattia mentale e normalità, delitto e castigo, creazione e distruzione, ed in alcuni momenti è proprio bella.
Il protagonista mi ha ricordato molto il Robert De Niro di Taxi Driver, ma anche, mutatis mutandis, il personaggio incarnato da Javier Bardem in Madre! di Aronofsky. In poche parole: è un uomo solo, incapace di comprendere ed empatizzare con il prossimo, un ingegnere che avrebbe voluto essere un architetto, ovvero un tecnico che avrebbe voluto essere un artista, un creatore che fatica a trovare la materia della sua creazione.
Per i miei gusti, d’altronde, pur riconoscendone il valore, l’opera manca un po’ di unità, di omogeneità, deborda e scappa da tutte le parti. Ci sono anche scene obbiettivamente poco riuscite (ai limiti del trash), ed è un peccato, perché si tratta comunque di un film con diversi lampi di genio.

Michele Orsitto, 19.03.19

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