Tute da palombaro per il villaggio dei Comics

Crescita autoriale, distanza e fuga dal reale, rapporti fra adolescenti post-millennials, il salto dall’autoproduzione al professionismo con i grandi editori: intervistiamo per NCOA Lorenzo Ghetti, web autore autoprodotto oggi esordiente con la graphic novel-novità di Lucca Comics 2018 per Coconino Press: “Dove non sei tu”.

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Furio Detti per No Crime Only Art – È la tua opera da esordiente o no?

Lorenzo Ghetti – Ni. Nel senso che “Dove non sei tu” è il mio primo fumetto edito da una casa editrice, non è il mio primo fumetto: è dal 2010 che faccio autoproduzione, prima col collettivo Delebile, poi con una mia etichetta che si chiama “To Be Continued Comics”.

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NCOA – Conosco i ragazzi di Delebile… mi piacevano molto.

LG – È stato un bel periodo, non ero tanto un autore ma facevo parte dell’organizzazione del gruppo. È stato un bel momento: organizzare, impaginare, gestire le uscite, siamo tutti provenienti dall’accademia. Poi ho deciso di crearmi un’etichetta.

NCOA – Cosa ti ha spinto a fare il salto da grafico a fumettista?

LG – Io ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna fumetto e illustrazione, non grafica, ma con Delebile seguivamo un po’ tutti insieme l’idea creativa della fondatrice – Bianca Bagnarelli – sul tipo di storie e sul tipo di disegni e io come autore stavo già andando in un’altra direzione, per questo ho collaborato con loro nel modo che sapete, partecipando più dal punto di vista editoriale che come autore, appunto. Nel frattempo ho iniziato a fare i miei fumetti e nel 2014, quando mi sono sentito pronto, ho iniziato a pubblicare un fumetto online, ossia “To Be Continued”, durato qualche anno, e ho realizzato altre storie, ma come sceneggiatore.

«Essere lontani ci fa dire cose che non riusciremmo a confessarci se fossimo uno di fronte all’altro»

NCOA – Dave McKean ha rivelato qui a Lucca Comics che non considerava l’escapismo nel fantastico o fantasioso come una strada praticabile per il fumetto. Pensiamo che anche tu stia andando proprio nella stessa direzione perché nella tua graphic novel “Dove non sei tu” affronti il tema dell’assenza e della virtualità come mezzo per descrivere esattamente, al contrario, proprio la realtà, per giunta quella quotidiana e la formazione concreta di un adolescente. Ce ne vuoi parlare?

LG – Ho scelto come capisaldi di questa storia i temi della fuga e della presenza. I due personaggi di Dnst, proprio a causa della distanza che li separa, sono assolutamente presenti uno di fronte all’altro. È questo interessantissimo cortocircuito situazionale a innescare per loro la possibilità di dirsi di persona quello che in condizioni normali e immediate, di persona, non sarebbero capaci di fare. In Dnst ci sono i giochi di ruolo, la fuga continua, la narrativa, una situazione in verità di estrema vicinanza. È vero quanto dice McKean ma a me interessa soprattutto descrivere la tecnologia come ambivalenza fra muro e ponte.

«La fuga e la presenza sono le due coordinate di questa graphic novel»

NCOA – Hai sempre avuto questo segno così essenziale e scarno? O lo hai adottato per raccontarci meglio questa storia?

LG – Si, per la prima affermazione. Ho maturato questa scelta grafica dai tempi dell’accademia e appartiene ormai al mio percorso artistico. Sono sempre partito dal contorno e Raffaelli, il mio insegnante di illustrazione a Bologna, un giorno mi ha detto che ero pronto per fare a meno della linea e dei contorni, che potevo disegnare come volevo usando solo con i contrasti fra campiture di colore e così ho fatto. Ho trovato la mia strada in questo e anche i progetti online sono così. Senza outline, senza segno.

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NCOA – Tornando a Dnst, i personaggi sono ispirati al tuo quotidiano?

LG – Beh ovviamente e inevitabilmente il protagonista sono un po’ io. Anche se chi mi conosce non lo direbbe e lo trova molto lontano dal sottoscritto. Ho cercato di ‘giocare facile’ partendo da quella che era anche la mia esperienza, anzi il protagonista – Lido – è intriso della mia adolescenza. Gli amici di Lido sono i miei amici e persino mio padre, leggendo il fumetto, ha detto che nel padre di Lido lo avevo un po’ preso in giro…

NCOA – Lo fanno tutti i figli, almeno nel mito.

LG – [sorride] Il fumetto che ho pensato è un fumetto di supereroi, ma i personaggi sono io e i miei amici. È un trucchetto, facile, perché prendo un personaggio, lo associo a una persona reale e so già cosa dirà nella prossima vignetta!

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NCOA – Se tu dovessi cambiare stile di colpo, quale riferimento avresti in mente fra gli autori che conosci…

LG – Graficamente, intendi?

NCOA – Sì e magari poi anche come scrittore…

LG – Difficile rispondere, almeno nel primo caso. Ho sempre avuto in mente lo stile geometrico e preciso di Chris Ware: questo mio orientamento lo ritrovi in tutto Dnst, è ovvio. Ma tanti amici fumettisti hanno un segno fresco, immediato, di getto, vivace; a volte vorrei anche io provare questa strada, in qualche modo anche nei disegni di questo libro in certi momenti emerge questa mediazione. C’è un mio amico, Aniss El Hamouri (che sta per far uscire con 001 edizioni un libro, secondo me bellissimo, “Come un brivido”) che ha affermato: «A volte disegnare male è bello». Un’affermazione che condivido molto.

«A volte devi disegnare male», una cosa che ho imparato da un altro fumettista

NCOA – Cosa è secondo te ciò che fa fare il salto di qualità dall’autoproduzione a essere pubblicati con editori come Coconino-Fandango?

LG – Ho avuto la fortuna di incontrare Giovanni Ferrara, l’editor in Coconino, che ha visto “To Be Continued” e mi ha proposto di fare qualcosa. Mi ha seguito tutto l’anno, è stato gentilissimo. Autoprodurre e lavorare con gli editori sono due mondi diversi, ciascuno con i suoi pro e contro. L’autoproduzione è libertà totale, non hai il bisogno del lasciapassare di nessuno dall’alto, è pura autonomia; ma lasciarti solo con te stesso a volte non aiuta. Invece avere in casa editrice tutte queste persone intorno a te che ti dicono cosa va bene e cosa soprattutto non va bene ti permette di crescere tantissimo lavorando.

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da To Be continued

NCOA – Nel tuo libro si ha l’impressione che ci sia un po’ tutto: riferimenti musicali, televisivi, cinematografici, ludici, letterari, artistici. Hai mai tenuto conto di una critica possibile: ossia il rischio che la logica del mash up domini un po’ troppo la creatività di questi tempi? Non stiamo un po’ esagerando con citazioni e contaminazioni?

LG – È un problema che mi sono posto. Nel libro ci sono i giochi di ruolo – che dopo “Stranger Things” ce li mettono tutti… – avevo anche paura che l’idea metatestuale della storia nella storia, i protagonisti leggono un libro durante la vicenda, fosse un ‘già visto’. La prima domanda che facevo a tutti quelli che vedevano il mio lavoro in corso era: «Secondo te questa cosa ci sta oppure no?» Scrivendo e mettendo sulla scena dei ragazzini di sedici anni ho inserito tutti questi elementi di getto. Cosa facevo io a sedici anni? Giocavo di ruolo. Cosa leggevo a sedici anni? Poi rilavorandoci ho trovato il motivo, calzante, per cui quei riferimenti e quelle attività acquistassero un senso. Del resto la musica, i GdR, i libri sono anche evasione e quindi gli argomenti si incastrano nel tema, nel concetto di fondo raccontato da Dnst. Leggere un libro significa anche scappare da se stessi e da quello che ci circonda.

NCOA – Ripensando a “quello che ci circonda” suggerito dalle tue parole, tu provieni dall’ambiente bolognese, crogiuolo di esperienze e maestri come Magnus, Bonvi, Pazienza, Igort e tanti altri: che cosa c’è di questa tradizione del fumetto felsineo nei tuoi lavori e come è cambiato questo ambiente?

Come sia cambiasto non so dirtelo. Ci sono arrivato ormai dieci anni fa. Non so dirti neppure come fosse negli anni ’80-’90. Per me studiare arte a Bologna era la gioia di stare in mezzo a cinquanta, sessanta persone che amavano la stessa cosa che io amavo e che volevano fare la stessa cosa che volevo fare io. Il collettivo Delebile è nato per questo. Bologna è stata per me un punto di incontro stimolante che mi ha permesso di confrontarmi, ispirarmi, esplorare. Il confronto è fondamentale. Nel bene e nel male penso che Bologna sia comunque ancora la capitale del fumetto italiano. Persino qui a Lucca Comics ogni tanto la sensazione è quella di essere tutti gli abitanti dello stesso villaggio: ci conosciamo fra tutti, siamo tutti amici, pacche sulle spalle… Fa certamente piacere ma forse è anche …soffocante?

«Gli autori di comics sono un po’ come i vicini di villaggio. A volte rischiamo di soffocare»

NCOA – Sulla metafora del soffocante ci piace molto la trovata della tuta virtualizzante fatta a scafandro di palmobaro. Ti facciamo anche per questo i nostri complimenti. Progetti per il futuro?

LG – Tanti. Con Delebile per esempio ho scritto un racconto breve che vorrei trasformare in una storia lunga, sempre di fantascienza. Vediamo quando farlo. Storie di supereroi, robot, ho una lista lunga.

NCOA – In bocca al lupo e complimenti ancora.

LG – Grazie.

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