Revenge di Coralie Fargeat

PREMESSA: Non sarei mai andato a vedere questo film se non fosse stato pompato e osannato dal web, dalla critica e da gran parte del pubblico. L’opera (addirittura…!!) viene descritta come il manifesto per un nuovo capitolo del femminismo, di un cinema delle donne che parla di donne, di contenuti, di stile, di geniale esordio della talentuosa regista Coralie Fargeat….

IL PLOT (non spoilero niente, tranquilli…tutto è chiaro dopo 4 minuti di proiezione): un’ochetta giuliva dal celebrato (e inquadrato plurime volte da ogni angolazione possibile e immaginabile) posteriore si ritrova in una villa nel deserto con l’aitante e più maturo amante. I due si profondono in amene attività di coppia, prima di essere disturbati, a seguire, dalla telefonata della moglie di lui, e dall’imprevisto, anticipato arrivo dei suoi amici. Questi ultimi sono due buzzurri armati fino ai denti che dovranno trascorrere qualche giorno a caccia con il manzo dell’ochetta. Dopo una serata in compagnia, il manzo si allontana e l’ochetta viene violentata da uno dei buzzurri, sovraeccitato dalle generose grazie della ragazzotta. Il manzo rientra e viene a sapere dell’accaduto, ma, anziché prendere le parti della donzella, la butta di sotto da un crepaccio con la complicità dei buzzurri. La malcapitata cade da trenta metri e passa e si conficca in pieno torace un tronco d’albero. Ma, non si sa come, sopravvive alla caduta, alla ferita (che se avrete il pessimo gusto di esaminare, non pare qualcosa che possa lasciare scampo alcuno, ecco, come dire…), a litri e litri di sangue persi, e a una giornata intera sotto il sole del deserto senza bere.
I tre furbacchioni si accorgono che la bimbotta è sparita e partono, furibondi, alla volta del deserto, to seek and destroy her… Bella scena, giuro: ciascuno ha un mezzo diverso (una jeep, una moto e un quad), rumorosissimo, che sgassa a tutta velocità per il deserto….ma perché???
Da qui, i tre gatti sull’autostrada si tramutano in Pippo, Pluto e Paperino, o se preferite citazioni cinefile, in Austin Powers, Mr. Bean e Mr. Magoo, mentre la ragazzotta, che, non si sa come, riesce ancora a cavarsela senza bere, senza mangiare, scalza nel deserto (provate anche solo a camminare 10 secondi sui sassi roventi e poi me lo raccontate…) con un buco in pancia grosso come un pugno (e il tronco ancora piantato lì dentro) che butta sangue come se piovesse, si tramuta, da aspirante oca giuliva che sogna un provino da attricetta a Hollywood, a un misto tra Rambo, Bear Grylls e Lady Vengeance.
Si sprecano le scene brutte, inverosimili, dalle inquadrature sbagliate, dai tempi sbagliati(anche il susseguirsi di giorno e notte non torna,….fate voi). I personaggi sono delle figurine di cartapesta, dalla psicologia assurda, che prendono decisioni fuori dalla grazia di Dio e si comportano secondo una logica inesistente… tra l’altro la recitazione è degna figlia di cotanta orribile sceneggiatura: approssimativa, incoerente, finta….

LA CRITICA: le ultime prove di Nicolas Winding Refn, ed in particolare lo sciagurato The Neon Demon,stanno provocando (non me lo toglierà dalla testa nessuno) dei danni culturali e artistici incalcolabili. A parte il gusto per una fotografia ipersatura, ( maligni dicono che Refn satura tanto le proprie pellicole di colore, per il semplice fatto che soffre – è vero!! – di daltonismo), in “Revenge” si ritrova l’intenzione estetizzante coniugata al vuoto cosmico (e quasi il disprezzo!!!) per quanto riguarda soggetto e sceneggiatura, connubio tanto caro al regista di Copenaghen. Anche le numerose citazioni cinematografiche (boh, per esempio mi vengono in mente gli insetti che rimandano a Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckinpah…ecc.ecc.) sono vuote e fini a sé stesse, così come nello stucchevole e sopravvalutatissimo cineasta danese (che in definitiva ha azzeccato due film: Bronson e, in parte, Valhalla Rising… non perdiamo la testa!!). Insomma, detesto questo modo di fare cinema, figlio degenere di questo tempo: si confeziona un progetto stilisticamente limato in maniera maniacale, infarcito di citazioni di altri film, fondato sul puro niente. Le implicazioni di questo metodo di lavoro, sono, secondo me, pericolosissime: se è pur vero che la forma E’ sostanza, la forma deve comunque armonizzarsi con una sostanza, non prescindere da essa. L’annichilimento dello spettatore, impressionato dalla perfezione di immagini che non portano da nessuna parte, è un dato assai preoccupante. Non dico che il cinema (e l’arte in generale) debba necessariamente essere engagé, ma neanche ridursi a puro esercizio di stile e mezzo per sfoggiare insulsi onanismi tecnici.
Che tristezza.

 

Michele Orsitto

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