IL CORSARO A PIACENZA, OPERA MINORE? VERDI È SEMPRE GRANDISSIMO!

ANTEPRIMA APERTA AGLI STUDENTI 2.5.2018.


Dodicesima opera del Bussetano, tratta dal poemetto di George Byron,libretto di Francesco Maria Piave,vide la luce a Trieste il 25 Ottobre 1848, ma ebbe alterne fortune, per poi sparire dai cartelloni italiani fino alla seconda metà del 900. Per fortuna con la riscoperta, in atto ormai da decenni,di molti titoli poco conosciuti, si è cominciato, a piccole dosi, a riproporre anche questo titolo Verdiano. Personalmente l’ho visto 3 volte: a Parma, Genova ed ora Piacenza, e a dimostrazione di quanto ho scritto sopra,l’allestimento è stato sempre lo stesso,cioè quello con la regia di Lamberto Puggelli,le scene di Marco Capuana ed i costumi di Vera Marzot,(regia oggi ripresa da Grazia Pulvirenti Puggelli),che per me è ormai quello di riferimento per quest’opera,e che mi è piaciuto fin dalla prima volta che l’ho visto,per forza, bellezza cromatica ed evocativa,e movimenti scenici.

 

 

Poi ci sono i protagonisti,cioè cantanti,coro,orchestra e direttore,che fanno senza dubbio il bello ed il cattivo tempo di una produzione, ed oggi a Piacenza (e non solo) pioveva ,ma fuori dal teatro, perchè dentro ,appena si è aperto il sipario c’era un sole splendente e bellissimo: a partire dalla direzione di Matteo Beltrami,che alla testa della orchestra regionale dell’Emilia Romagna,ha delineato la partitura impervia,con grande precisione e la giusta sensibilità ai colori, talvolta drammatici,tal’altra soavi e delicatissimi,come nelle arie delle 2 protagoniste o nel duetto del secondo atto tra Corrado e Gulnara, ricco di pathos e struggente dolcezza. Anche il coro del Teatro Municipale di Piacenza ,ben diretto dal maestro Corrado Casati,ha reso giustizia alle stupende pagine Verdiane,che poco hanno da invidiare a quelle più note. Il protagonista Corrado,è stato magistralmente interpretato dal giovanissimo fenomeno in ascesa esponenziale Iván Ayon Rivas,tenore dotato di uno strumento che chiamare eccezionale è dire nulla, potenza da vendere, espressività, pronuncia perfetta, fiati lunghissimi e proiezione splendida, un lirico spinto,che si irrobustisce ogni giorno di più e che meraviglia per la facilità di fraseggio e gli acuti al fulmicotone.Che dire? BRAVISSIMO,EMOZIONANTE,insomma RIVAS!!!!!!! Ne riparleremo sempre più spesso. Simone Piazzola ha vestito i panni del pascià Seid, che finalmente è stato interpretato come si deve, tutto merito della bella voce di questo baritono,che sta maturando una sicurezza notevole ed una espressività,che unisce ad una morbidezza che in certi momenti rende viva la melodia verdiana, ed è anche in possesso di splendidi acuti che sfodera con la protervia necessaria ad esprimere il personaggio come meglio non si può.Anche lui bravissimo!

Le due donne erano Serena Gamberoni, che interpretava Medora,e Roberta Mantegna (Gulnara). La Gamberoni ha dato la giusta dolcezza alla innamorata costretta a restare sola,mettendo però anche in risalto l’angoscia del veder partire l’amato,e la drammaticità del suo gesto finale ,quando Corrado torna, sono piccole sottigliezze espressive da rendere con la voce,che purtroppo,spesso molte protagoniste non sanno dare; anche la purezza del suo canto è stata davvero bella, con acuti sicuri e buona proiezione; insomma una bellissima Medora. Altrettanto bella è stata la Gulnara della giovane soprano Roberta Mantegna,che non conoscevo,ma che mi ha impressionato per la sua bella voce di un colore corposo,bel timbro,ottimo volume e ottima emissione; forse unico piccolo neo,a mio avviso,quello di cantare “di gola” in certi passaggi, ma non so dire se questo,tutto sommato,non abbia giovato alla caratterizzazione del personaggio, personaggio psicologicamente complesso,e molto passionale sia nell’odio verso Seid che nel nuovo amore sbocciato verso Corrado,suo salvatore; comunque davvero da tener d’occhio, ne sentiremo parlare. Tutti molto centrati e a fuoco i cosidetti comprimari, a partire dal tenore Matteo Mezzaro (Selimo), già apprezzato recentemente a Firenze nella Rondine,il basso Cristian Saitta (Giovanni), ed il tenore Raffaele Feo (un eunuco/uno schiavo). In ultimo da segnalare gli spettacolari duelli fra musulmani e pirati,decisamente veritieri e molto “atletici”, che sono stati realizzati grazie all’insegnamento di un vero maestro d’armi:Renzo Musumeci Greco.

 

Nelle foto, il campanile della chiesa accanto al teatro, il teatro visto dal podio del direttore e dall’ingresso platea, lo splendido soffitto, il palco reale, la partitura sul leggio del maestro, gruppo con Iván Ayon Rivas e con Simone Piazzola dopo la recita. Grazie Piacenza!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *