TONYA, la (vera) vita di Tonya Harding

Il film racconta la (vera) vita di Tonya Harding, grande talento del pattinaggio artistico americano dei primi anni ’90. La sua storia fece il giro del mondo: nata in una famiglia povera e difficile, allevata da una madre violenta e anaffettiva, Tonya non rappresentava certo il modello della brava ragazza americana. Questo substrato familiare e culturale strideva fortemente con il cliché che la campionessa di uno sport “borghese e perbene” come il figure skating avrebbe dovuto incarnare: Tonya era troppo aggressiva, disadorna e mascolina per piacere alle giurie. Ciononostante, la Harding fu la prima americana ad eseguire con successo un triplo axel, e riuscì a partecipare a due olimpiadi (piazzandosi quarta nel 1992 e ottava nel 1994). Ma il suo nome è indissolubilmente legato ad un fatto di cronaca tutt’altro che edificante: l’ex marito di Tonya (non si sa se con il suo beneplacito o meno…il film lascerebbe intendere di no) fu il mandante di un’aggressione contro la sua principale rivale sportiva, Nancy Kerrigan. Nell’episodio la Kerrigan subì lesioni ad un ginocchio, ma riuscì comunque a partecipare con successo alle Olimpiadi di Lillehammer, aggiudicandosi la medaglia d’argento. Naturalmente la carriera di Tonya ne fu distrutta: la Harding fu squalificata a vita ed esposta ad una gogna mediatica pesantissima.
Il film ha il suo focus sulla c.d. “white trash” (spazzatura bianca), ovvero la classe di cittadini “bianchi” più disagiata, retrograda e ignorante della società americana, la feccia. E non sembra un caso che il film si occupi proprio ora di questo ceto: nella provincia ignorante, violenta e grezza degli USA parrebbe aver trovato la vittoria elettorale l’attuale presidente degli Stati Uniti Trump… i parallelismi con gli esiti delle recenti elezioni politiche italiane sarebbero piuttosto semplici da ricostruire: ma li lascio ad altri!!

Il film fornisce quindi, pur essendo ambientato negli anni ’90, uno spaccato della società a stelle e strisce tutt’altro che rassicurante: una società vuota, grigia, priva di sentimenti autentici, popolata da loschi figuri, psicopatici monomaniaci, perdenti frustrati senza arte né parte, squallidi balordi, in cui la famiglia è disgregata e non vi è traccia di valori solidi su cui fondare la propria esistenza.
La pellicola è però anche altro: dal punto di vista stilistico Tonya, pur nella assoluta durezza di contenuti e immagini, è un film avvincente, con episodi di stridente leggerezza, tutto sommato molto divertente e dalla colonna sonora azzeccata (grandi classici della canzone americana). Il tono è più quello dei Simpsons, la geniale serie di cartoons che (guarda caso) prende le mosse da uno spaccato storico-sociale simile, che quello del film di protesta. Vi è infatti un continuo mix piuttosto riuscito di stili: si racconta un episodio di violenza domestica con il mood della commedia brillante, la recitazione degli attori è spesso distonica rispetto alla scena rappresentata, ecc, ecc…. In qualche modo (pur nelle enormi differenze), Tonya mi ha fatto pensare a un altro film che si ispira a una storia vera americana, ovvero a “La Grande Scommessa”.

Andando più indietro, non si può non pensare al mood di alcune scene di Martin Scorsese (senz’altro tecnicamente più virtuosistiche e barocche di quelle di C. Gillespie), in particolare al periodo 90’s dei capolavori Goodfellas e Casinò…
Insomma, secondo me Tonya è un buon film, interessante sotto diversi profili. Non ci si strappa i capelli dalla gioia, ma si può senz’altro vedere.

Michele Orsitto

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