La biblioteca incantata

Era una mattina fredda e uggiosa. Tanto per chiarire, così mi sembrava la mattina del lunedì quando dovevo andare a scuola. Lavarmi la faccia è completamente inutile per svegliarmi del tutto in questo primo giorno lavorativo della settimana. Semplicemente, non mi piace alzarmi presto! E così, ancora assonnato, ho preparato la cartella e mi sono avviato verso la scuola.

Dapprima non mi è sembrato per niente strano trovare il cortile della scuola senza nessun alunno. Probabilmente, avevo soltanto una gran voglia di sedermi per appoggiare la testa sul banco. Quando ho raggiunto la porta d’entrata ho iniziato a preoccuparmi, pensando di essere arrivato in ritardo. Nella hall della scuola mi fermò il nostro custode.

“Oh, chi è arrivato così in anticipo?”, mi ha chiesto quell’uomo sempre sorridente.

“Oggi è forse un giorno speciale visto che il più grande dormiglione della scuola è arrivato per primo? Le classi non sono ancora aperte, però… per non farti aspettare fuori… dai entra e siediti qua!”

Mi indicò la porta della biblioteca, quella bellissima stanza piena di libri.

 

Adoravo quel posto, ci passavo un sacco di tempo là dentro! C’era qualcosa di insolito nella proposta del custode: come da regolamento non era consentito stare là da soli.

Senza pensare troppo sono entrato come una scheggia ed è svanita anche la mia preoccupazione per il ritardo. I miei pensieri ruotavano attorno all’urgente necessità di chiudere gli occhi per un istante e farli riposare.

La scena che mi si è presentata davanti quando ho aperto la porta della biblioteca, superava anche i miei sogni più strani.

Là dentro si svolgeva, chiamiamolo così, un vero Carnevale di libri. Le enciclopedie sfilavano in cerchio mettendosi in mostra, fiere delle loro grandi pagine colorate come i pavoni con le loro code .

Alcuni libri si esibivano in un allegro girotondo intorno alle enciclopedie. I libri scolastici di matematica ballavano davanti ai libri di grammatica serba, le interessanti riviste per bambini tentavano di creare una loro coreografia. Attonito e stupefatto, stavo sulla soglia della porta stropicciando incredulo gli occhi.

Osservavo questa curiosa festicciola stando attento a non interromperla con qualche mio incauto movimento. All’improvviso ho sentito un campanellino e la musica cessò all’istante.

Tutti i libri si fermarono immediatamente e sul tavolo della biblioteca salì un grosso volume dell’enciclopedia.

“Buon giorno a tutti! Essendo il secondo più anziano membro della comunità della nostra biblioteca, come richiede il protocollo, pronuncerò un breve discorso.

Quando ci arrivano i nuovi libri, ed è successo questa settimana, gli facciamo conoscere la nostra biblioteca, il nostro lavoro e qualche segreto. Tutti quanti dovete sapere che la nostra biblioteca esiste già da quasi mezzo secolo. Ha preso il nome, come anche la scuola, di un poeta serbo per bambini molto noto: Jovan Jovanovic Zmaj.

Quando è stata inaugurata dalla ex bibliotecaria, è stata aperta per duemila alunni. Tutti loro amavano leggere e trascorrere qui il loro tempo libero.

In queste stanze è stata ideata ed è nata la nota rivista “La piccola calendula” (Mali Neven). Lei è ancora con noi, ed è il più anziano membro di questa compagnia. Le chiedo gentilmente di prendere la parola”.                                                                               Essendo molto vecchia, “La piccola calendula” non riusciva a salire sul tavolo e parlava con un filo di voce flebile e tremante.

“Cari miei, mi fa piacere vedervi ogni volta sempre più numerosi. Tanto tempo fa, quando fu inaugurata la nostra biblioteca, non eravamo così in tanti. Ogni volta, però, quando si presentava l’occasione, il direttore e la bibliotecaria, compravano nuovi libri. La biblioteca è diventata qualcosa di più di un semplice posto dove si custodiscono libri. Qua sono nata io, “La piccola calendula”, ma anche tanti altri miei amici. Sono diventata famosa in tutto il paese. Gli insegnanti e i ragazzi hanno riempito le mie pagine per ben diciotto anni e ogni anno grazie alla loro creatività hanno ricevuto molti riconoscimenti”.

Kah, kah, kah… si è sentito tossire “La piccola calendula”. L’enciclopedia capì all’istante che si era stancata nel parlare e riprese lei il discorso al posto suo: “ “La piccola calendula” non esiste più, tanto tempo fa si è chiusa la sua pubblicazione. Nonostante ciò, gli insegnanti e gli alunni hanno continuato con le loro attività: grazie all’ospitalità della nostra biblioteca si tenevano i laboratori, le serate di lettura e gli incontri con gli scrittori. Proprio in questa stanza i nostri ragazzi hanno avuto l’opportunità di conoscere e fare amicizia con i grandi scrittori serbi per bambini: Dragan Lukic, Slobodan Stanisic, Ljubivoje Rsumovic, Dobrica Eric, Milovan Danojlovic, Nedeljko Popadic… Tra i ragazzi cresceva l’amore verso i libri e la lettura e tanti di loro hanno iniziato a scrivere. Ancora oggi, i nostri ragazzi scrivono poesie e racconti durante gli incontri di gruppo che si tengono in biblioteca. Partecipano ai concorsi letterari e vincono molti premi. C’è un’altra curiosità: ogni anno, tutte le scuole che portano lo stesso nome come la nostra, Jovan Jovanovic Zmaj, organizzano raduni tra gli alunni. Quando è toccato alla nostra scuola, il raduno degli alunni delle scuole, cosiddette “di Zmaj” , si è svolto in questa biblioteca. Tutti insieme leggevano e scrivevano. E’ stato un vero piacere osservare tante piccole teste tuffate nei nostri libri e riviste. Oggi, ognuno in questa biblioteca può trovare qualcosa che lo interessa, qualcosa per la sua anima, considerando che siamo più di diecimila…”

 

In questo momento è arrivato da tutte le parti un coro di: “Wow!” “Sì, sì, siamo più di diecimila ed ogni giorno diventiamo sempre più numerosi. Cambiano gli insegnanti, i bibliotecari, i ragazzi che leggono, alcuni libri se ne vanno, ne arrivano di nuovi.

Lo spazio è più attrezzato e confortevole, con tantissimi segreti custoditi nei suoi ripiani di metallo. Tocca a noi prendersi cura di questi segreti e durante queste riunioni ricordare ai presenti l’importanza della nostra biblioteca. Per adesso è tutto. Vi ringrazio per la vostra attenzione. Il carnevale può continuare!”

L’enciclopedia fece un inchino e scese dal tavolo. Dopo un lungo applauso, ripresero a ballare, cantare e divertirsi.

E’ stato molto interessante ascoltare le parole dell’Enciclopedia. Non sapevo nulla della “Piccola calendula”. Però se avessi avuto il permesso di parlare, avrei potuto raccontare delle cose sulla nostra biblioteca…Chissà per quanto tempo sarei rimasto lì a pensare se non fossi stato disturbato da uno strano rumore.

Quel suono stonava così tanto in quell’atmosfera allegra. Sembrava addirittura che qualcuno stesse piangendo singhiozzando. Tutto d’un tratto non mi importava più niente dei libri che ballavano, saltavano e si mettevano in mostra. Volevo scoprire a tutti costi chi poteva essere triste durante questa festa.

Sono passato inosservato tra gli scaffali e i tavoli. Mi sono appoggiato al muro e, in punta di piedi, ho raggiunto l’angolo più remoto della biblioteca. Pareva che il pianto arrivasse proprio da lì. All’improvviso vidi quel minuscolo libro. Mi sono seduto su una sedia e lo osservai meglio. Le sue pagine erano scarabocchiate con i pennarelli, ne mancavano diverse ed alcune illustrazioni erano tagliate. Lui piangeva. ”Perché piangi mentre tutti gli altri libri si divertono?”, gli ho chiesto. “Ma non vedi?”, mi ha risposto risentito e mi ha girato le spalle. Mi faceva pena quel piccolo libro. “Non essere arrabbiato con me. Non volevo offenderti. Come ti chiami?” “Io sono La piccola sirenetta! Non si vede? Guarda c’è scritto qua!”, mi ha risposto girandosi verso di me e ha iniziato a piangere ancora più forte. Non avevo cuore di dirgli che il titolo non si leggeva perché era cancellato con le matite ed una parte era ritagliata con le forbici. Veramente una scena straziante! Quando si è calmato un po’, il libro mi ha raccontato la sua triste storia:

“Il Carnevale si svolge ogni lunedì mattina prima dell’arrivo dei bambini a scuola. Prendono parte al Carnevale soltanto i libri di bell’aspetto, tenuti bene. A noi, libri danneggiati, proibiscono di partecipare, per non far fare brutta figura al Carnevale. Quelli come me, la bibliotecaria, una volta alla settimana li seleziona e li appoggia qua, su questo ripiano, per non essere mischiati con gli altri libri. Dopo, ci portano nei rifiuti per il riciclaggio”.

“Dove sono allora gli altri libri danneggiati?”, ho chiesto stupito perché lui era l’unico libro presente sul ripiano. “Per fortuna i ragazzi, al giorno d’oggi, si prendono più cura dei libri, così sono l’unico. Sono consapevole di essere destinato al riciclaggio della carta, ma non voglio andare via di qua”.

All’improvviso sono diventato triste, mi veniva da piangere. Ho deciso di essere coraggioso e di prendere in mano la situazione. “Non permetterò a nessuno di portarti via! Tu verrai con me!” Mi ero commosso con la sua storia. Non volevo che lo portassero via e così l’ho portato con me.

In quel momento è suonata la campanella della scuola e mi sono sentito toccare da una mano. Come scosso, mi sono girato e ho visto la bibliotecaria.

Mi ha detto sorridendomi: “La prima ora sta per iniziare! Dai sveglia, affrettati per non essere in ritardo! Sono arrivati i nuovi libri, puoi tornare dopo”.

Ho capito che il Carnevale dei libri era soltanto un sogno, ma a volte mi vengono i dubbi. Mi sembra che tutto sia successo davvero. Per giorni e giorni mi turbava l’immagine della Piccola Sirenetta in quelle condizioni e nel petto mi bruciava qualcosa, come se fosse un malessere.

Grazie a quello che è accaduto lì, dopo quasi tre decenni, non mi stanco mai di ripetere ai miei figli e agli altri bambini quanto sia importante prendersi cura dei libri. I miei figli vanno già a scuola e pensano che i libri non hanno i sentimenti, però ogni tanto con nostalgia nella voce ricordo loro: “I libri rovinati e strappati sono tristi!”

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