Un bene piccolino, un bene da bambino, a Monaco Ermonela Jaho ci regala la sua Butterfly definitiva


Recensione della recita di domenica 7 aprile 2019

Vogliatemi bene, un bene piccolino un bene da bambino… e come si fa a non volere bene alla Butterfly di Ermonela Jaho. Turba, intenerisce e rapisce ancor prima dell’entrata in scena nel primo atto col canto che arriva da fuori. Quel lieve cinguettar di gioventù mai così struggente, delicato e bello come l’altra sera alla Staatsoper di Monaco, con la morbidissima direzione di Daniele Callegari ma soprattutto per la tenerezza che suscita il canto della Jaho. Pianissimi leggeri ma penetranti come stilettate che vanno dritte al cuore. Poi la vedi entrare, con movenze eleganti e leggere, timida e impaurita e ti ritrovi davanti il personaggio che hai sempre immaginato, sognato, leggera come una farfalla. Riprende vita e forma quella bambina, e già si stringe un groppo in gola quando pensi a come a quella bellissima e tenue farfalla verranno strappate le ali.

E in quel microcosmo chiuso, la casetta di carta, i ciliegi, il ponticello, c’è proprio tutto quello che vollero gli autori in questa non recentissima produzione dello Staatsoper, inizia a vivere quel suo sogno d’amore e di riscatto sociale che non le lascerà scampo, lei, che sognava di volare fino in quel suo gran paese, morirà, un po’ meno bambina, soffocata dall’attesa e schiacciata dalla definitiva consapevolezza dell’abbandono.

La Jaho cesella le note della partitura pucciniana con una sapienza e una consapevolezza, o meglio aderenza, interpretativa che sconvolge ogni volta. Ci prende per mano e ci accompagna in un percorso di dolore che si fa sentire tutto. La Cio-Cio-San della Jaho è piccola, è il personaggio che si guarda dentro, intimamente. Non troviamo un canto torrenziale, mai, esso si sviluppa tutto su finezze stilistiche di grandissimo pregio. Il suo memorabile attacco dell’aria più famosa dell’opera è delicatissimo, non spara, è un filo di fumo che però si attacca dentro, eccome se si attacca. E la dimensione tragica del personaggio si impone in tutta la sua forza nei momenti più terribili, la mesta ballata Che tua madre dovrà prenderti in braccio, quasi una marcia funebre così come nei momenti in cui scatena una rabbia furiosa prima contro il console, poi contro Goro e tutto quel mondo che ritiene congiuri contro di lei.  Poi c’è la compostezza austera con cui apprende il triste vero e contiene la sua tempesta interiore fino allo sconvolgente addio al figlio. E come si fa a non piangere con Ermonela? 

Questa è la sua Butterfly, una Butterfly definitiva, che non potrà non lasciare un segno nella storia interpretativa di questo straordinario personaggio.

La serata è stata assolutamente eccezionale anche grazie agli altri protagonisti. Una Suzuky memorabile quella di Annalisa Stroppa, che ha offerto un canto raffinatissimo, notevole dizione, una grandissima lezione di stile e di misura e un coinvolgimento emotivo straordinario che faceva da contraltare a quello della Jaho e giganteggia nel terzo atto quando si ritrova a dover gestire il terribile precipitare degli eventi. Notevole pure sul piano della recitazione per un personaggio che, si vede, le scorre dentro le vene. Potremmo dire che la Stroppa sta a Suzuky come la Jaho sta a Cio-Cio-San.

Boris Pinkhasovich è uno Sharpless potentissimo, questo baritono russo possiede una voce torrenziale, una dizione italiana assolutamente incredibile e perfetta e ha offerto un’aderenza al personaggio che raramente mi è capitato di trovare, con doti di attore raffinatissimo e che commuove moltissimo (e si commuove veramente, lui stesso) nella grande scena con Butterfly del secondo atto. Il duetto con la Jaho è emotivamente sconvolgente così come lo è il terzetto del terzo atto con Suzuky e con Pinkerton.

Grande prova pure quella di Riccardo Massi, che con voce poderosa dà vita a un Pinkerton assai generoso vocalmente e disinvolto scenicamente. 

Daniele Callegari, alla guida della formidabile Bayerisches Staatsorchester, offre una lettura vigorosa in molti momenti, alternandola ad altri di autentica poesia; ho accennato prima all’entrata molto evocativa di Butterfly del primo atto.

Entusiasmo alle stelle al curtain call, con numerose chiamate al proscenio. Vera e propria ovazione per la Jaho che, come di consueto, fa la prima uscita da sola, sconvolta, portandosi ancora addosso e dentro il suo personaggio.

Sandro Corti

Direzione d’orchestra Daniele Callegari

Regia Wolf Busse

Scene Otto Stich

Costumi Silvia Strahammer

Coro Stellario Fagone

Cio-Cio-San Ermonela Jaho

Suzuki Annalisa Stroppa

B. F. Pinkerton Riccardo Massi

Kate Pinkerton Niamh O’Sullivan

Sharpless Boris Pinkhasovich

Goro Nakodo Ulrich Reß

Il Principe Yamadori Boris Prýgl

Lo zio Bonzo Peter Lobert

Yakusidé Oleg Davydov

L’imperial commissario Oğulcan Yilmaz

Bayerisches Staatsorchester

Chor der Bayerischen Staatsoper


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