Gilbert-Louis Duprez: la storia del tenore che rivoluzionò l’arte del canto

I parte

In una stagione gloriosa nella storia del melodramma italiano, una figura tenorile, più di altre, fu decisiva nell’imporre, non solo un nuovo stile di canto ma, soprattutto, il mito del tenorismo romantico tutto fuoco e passioni brucianti. E non fu, dunque, solo la sua leggendaria introduzione nella prassi esecutiva del “do di petto” a farne un personaggio storicamente fondamentale. 

Gilbert-Louis Duprez, raccontò la sua straordinaria vicenda artistica ed umana nell’autobiografia Souvenirs d’un chanteur, della quale si riportano, nel racconto che segue, ampi stralci. 

I primi anni, l’apprendistato

Il 6 dicembre 1806, nasceva in una modesta casa di rue Sain-Denis, a Parigi, Gilbert-Louis Duprez, dodicesimo figlio di un fabbricante di berretti. Duprez fu avviato allo studio della musica in modo del tutto casuale dalla madre di un suo amico d’infanzia, moglie di un certo Adolphe Lecarpentier, violinista dell’orchestra dell’Opéra. Il piccolo Duprez mostrò subito una grande predisposizione per le discipline musicali e quando nel 1817 si ebbe la notizia della fondazione di una prestigiosa scuola di musica che sarebbe stata diretta dal grande maestro Alexandre Choron – il quale era appena stato destituito dall’incarico di direttore dell’Opéra – fu risolutamente presa la decisione di farlo partecipare all’esame di ammissione. 

Alexandre–Étienne Choron (fonte Wikipedia: pubblico dominio)

Il Pensionato reale di Musica Religiosa, questo era il nome della scuola, avrebbe offerto agli otto allievi che fossero risultati più meritevoli, oltre al vitto e all’alloggio, l’insegnamento del canto, del solfeggio, del contrappunto, dell’armonia, della composizione, del francese, dell’italiano e del latino. Ma Duprez, nonostante fosse riuscito all’esame di selezione a dimostrare di essere molto dotato nella lettura a prima vista di solfeggi e nel canto, non venne ammesso alla scuola perché sembra che non avesse protettori.

L’incontro di Duprez con Choron non fu però rimandato di molto. Qualche mese più tardi, infatti, un suo cugino che conosceva Choron, lo presentò all’illustre maestro il quale, dopo averlo ascoltato, manifestò una viva ammirazione per la sua grande musicalità e fece in modo di inserirlo gradualmente tra gli altri bambini del Pensionato come allievo esterno. Choron credette subito nelle possibilità di Duprez. A questo proposito, così scriveva al cognato Monsieur D’Arcet, al quale si era rivolto il padre di Duprez per conoscere un parere del maestro riguardo a suo figlio, nel 1818: “Voi potete stare del tutto tranquillo, mio caro cognato, per la sorte del giovane Gilbert Duprez. Questo ragazzo ha per la musica e per l’arte drammatica in generale le più felici disposizioni.” Duprez divenne presto uno dei suoi allievi prediletti. Choron, che si dilettava a cantare dei duetti con lui, si commuoveva fino alle lacrime a sentirlo cantare.

Nel 1823, in occasione di una sua esibizione in un salotto parigino, ebbe modo di incontrare per la prima volta Gioacchino Rossini, il quale lo accompagnò al pianoforte in un duetto tratto da Ricciardo e Zoraide. L’incontro fu proficuo perché, in occasione del primo viaggio di Duprez in Italia nel 1925, Rossini, al quale la voce di Duprez era particolarmente piaciuta, gli fornì delle eccellenti lettere di raccomandazione.

Sempre nel periodo intorno all’anno 1923, Choron aveva portato da Nantes una giovane ragazza che rispondeva al nome di Alexandrine Duperron. Duprez, essendo i suoi studi giunti ad uno stadio piuttosto avanzato, fu incaricato di tentare un corso preparatorio per principianti al quale partecipò la stessa Alexandrine. A riguardo così racconta Duprez: “Queste relazioni quotidiane fra un uomo della mia età ed una bella ragazza amabile e ben educata, ebbero un risultato facilmente prevedibile. Non tardai a provare per mademoiselle Duperron, quel sentimento completamente onesto che lei ispirava necessariamente.”

Il padre di Duprez, considerando prematuri i progetti di matrimonio del figlio, decise, d’accordo con Choron, di correre al più presto ai ripari organizzandogli un viaggio in Italia affinché potesse dimenticare la bella Alexandrine. Nel maggio del 1825 Duprez partì alla volta dell’Italia. Soggiornò per qualche mese a Milano dove, grazie anche alle lettere di raccomandazione di Rossini, riuscì a farsi ascoltare in qualche salotto. Nel settembre dello stesso anno, richiamato da Choron, Duprez fece ritorno a Parigi senza aver per niente abbandonato i propri progetti di matrimonio. 


Dopo essere rientrato per un breve periodo al Pensionato, Duprez riuscì ad ottenere una scrittura dal Théatre Odéon di Parigi per la quale gli venivano offerti 4000 franchi all’anno. La sera del 3 dicembre 1825 fece il suo debutto nel Barbiere di Sivigliadi Rossini nel ruolo del Conte d’Almaviva. Divertente a questo proposito fu la recensione di un certo Charles Maurice che comparve sul Courrier des Théatre. Maurice scrisse che per riuscire a sentirlo bisognava stare seduti sulla buca del suggeritore e che, vedendolo, si poteva credere di avere impugnato il binocolo dalla parte sbagliata. Duprez era infatti piccolissimo di statura e la sua voce in quel periodo era molto fievole e poco timbrata.

Gli inizi di Duprez non furono certo dei migliori. Qualche tempo più tardi fu addirittura fischiato insieme al baritono Léon Bizot durante un duetto del pastichedi Castil Blaze, Les Folies amoreuses. Tuttavia, Duprez non si perse d’animo e iniziò a eseguire i ruoli “ornamentati” di un certo repertorio rossiniano ai quali la sua voce di “tenorino”, esigua ma molto agile, si adattava magnificamente. Iniziò così a conseguire dei significativi successi. Sempre in questo periodo gli fu offerta l’occasione di cimentarsi con il ruolo di Don Ottavio del Don Giovanninel quale fu molto applaudito.

Intanto, all’inizio del 1827, aveva finalmente sposato Alexandrine la quale, dopo aver lasciato il Pensionato, fece il suo esordio all’Odéon a fianco del marito il 22 marzo del 1827 nel ruolo di Elena ne La donna del lagodi Rossini. Duprez, che coltivava pure l’ambizione di diventare un compositore, aveva presentato, circa due anni prima, la sua prima opéra-comique La cabane du pecheur, il cui protagonista si chiamava Esturgeon, in italiano Storione. Era stato un insuccesso totale. 

Nel giugno del 1828, l’Odéon fece fallimento e i coniugi Duprez dovettero cercare altrove nuovi ingaggi. Dopo vari tergiversamenti e un’occasione sfumata con ‘Opéra-Comique, decisero di andare a cercare fortuna in Italia. Così, nel dicembre del 1828, dopo aver affidato la loro prima figlia alle cure dei nonni paterni, si misero in viaggio verso Milano.

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