L’ordine monastico delle donne perdute

Sakuran di Moyoco Anno

recensione a cura di Linda Lercari


Se scrivessi la parola Geisha tutti voi – o molti di voi – capirebbero immediatamente cosa stia descrivendo. Ormai in uso ai più il termine che indica le donne di piacere, ma di elevata istruzione e raffinatezza. La prostituzione tradizionale giapponese si divideva in due grandi rami: quella di “alto bordo” e quella di basso livello destinata a donne non avvenenti e sulle quali non si investiva alcunchè in termini di vestiario o preparazione artistica.

donnevarie

Geisha… Le donne che dovevano intrattenere ricchi clienti di importante estrazione sociale.  A loro era impartita una severa, rigidissima educazione ed erano iniziate non solo alle arti amatorie, ma allo studio del canto, della danza e della musica. Anche la conversazione e i rituali coi quali servire cibi e bevande per intrattenere gli ospiti paganti erano ben delineati da una rigida etichetta. L’atto sessuale in sé? Esisteva, certo, ma a certi livelli era quasi una concessione, un “di più” che la donna concedeva ai suoi clienti più affezionati.

Sakuran, il manga di Moyoco Anno tratta proprio questo tema, questo mondo e lo analizza con un tratto poetico, struggente ancorché disincantato, cinico.

E’ la storia di Higurashi una geisha di altissimo livello, la più richiesta di tutto Yoshiwara ovvero il quartiere dei bordelli alla periferia di Edo, una della antiche capitali del Giappone.  Ma Higurashi è solo il nome all’apice della carriera della protagonista.

Il fumetto inizia con la donna già adulta che ripercorre col ricordo le varie fasi della sua vita.

Pagina dopo pagina assistiamo alla crescita e alla preparazione di lei come di altre prostitute d’eccellenza, rendendoci conto che quella vita fatta di bellezza e grazia estremamente raffinate celava torture, costrizioni e uno stato di schiavitù pari a quello di qualsiasi altra donna venduta dai mercanti del sesso.  La seta più delicata non era premio sufficiente per un’esistenza di debiti da saldare al bordello che le aveva comprate.  E non dobbiamo pensare che tutte le geisha si concedessero raramente,  solo le donne più importanti potevano permettesi quel lusso mentre le altre, per quanto intrattenitrici raffiante, dovevano sbrigare un gran numero di clienti.

Eppure queste creature tanto delicate quanto forti da poter sopportare privazioni e percosse erano ancora in grado di innamorarsi e forse era proprio quella la loro disgrazia più grande. Leggeremo in queste tavole sapientemente disegnate una storia vecchia quanto il mondo, lo sfruttamento dei sentimenti a opera di uomini avvenenti, ma di basso ceto sociale che si facevano mantenere a spese di quelle donne, che ne diventavano amanti aggravando ancora il loro debito.  Poche erano coloro che rinunciavano del tutto all’amore cercando invece un buon partito da poter sposare per riuscire a saldare il debito con la casa di piacere e condurre infine un’esistenza priva di sfruttamento.in nero

Geisha… questa parola compare una sola volta in tutto il fumetto mentre impariamo nomi nuovi:  zashiki-mochi,  Oiran,  heya-mochi,   kamuro,  shinzō,  hikkomi.

Ogni fase dell’addestramento ha un nome preciso, ogni donna attraversa stadi diversi e ruoli diversi e ogni volta assume un nuovo nome.  Come per le giovani che entravano in convento  e rinunciavano al nome terreno anche le prostitute cambiavano identità, peggio, la cambiavano più volte man mano che avanzavano di carriera. Come in un ordine monastico le bambine venivano rasate e solo nei vari stadi di crescita le loro acconciature cambiavano con significati precisi.

Nella dissolutezza del piacere regnavano regole precise, ferree, e custodi senza scrupoli si prodigavano di farle rispettare. Niente era lasciato al caso, niente veniva trascurato. Nessuna delle ragazze accettava la sua sorte senza aver tentato almeno una volta la fuga, perché tutte ben sapevano che il lusso che le circondava era pagato a caro prezzo e sulla loro carne era quello più alto da scontare.  Eppure dal quartiere era impossibile uscire, quasi una clausura, beffarda, grottesca, ma reale.

Consiglio Sakuran per la bellezza del disegno e per la forza che la protagonista riesce a trasmettere. La voglia di vivere a qualunque costo, la voglia di amare nonostante questo significhi soffrire “Amare è l’inferno – essere amati è l’inferno” (cit.) e la poesia e il cinismo sapientemente mescolati in un clima dove la bellezza e la grazia vanno di pari passo con la lussuria e il denaro.

Ancora una prova riuscitissima per Moyoco Anno che riesce a regalarci sempre storie “tutte al femminile” di donne dal carattere forte e intraprendente.


SAKURAN di Moyoco Anno
Copyright © Moyoco Anno/Cork All rights reserved. Italian translation rights is granted by Moyoco Anno licensed through Cork, Inc.

Per l’edizione italiana © 2018 Dynit Manga Srl All right reserved
ISBN 9788833550206

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *