Animali da atelier. Il mondo ‘animalesco’ e artistico di Gradimir Smudja

Una recensione di “Vincent e Van Gogh” e un’intervista lucchese

Non è affatto semplice recensire un volume del genere. Il termine non è casuale: la storia fantastica dell’amicizia tra il genio Van Gogh e un gatto di nome Vincent si presenta di primo acchito come una narrazione di genere. Qualcosa che è già perfetto per gli amanti dei gatti e degli artisti, insieme, e che da solo vale l’avventura di leggerlo.

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Come non commuoverci di fronte alla trasposizione fantastica che vorrebbe un Van Gogh anonimo e privo di talento, “salvato” da un rossiccio malandrino capace di sconvolgerne la vita fino alle estreme conseguenze? Una fiaba animalesca, più che animalista. Si rischia davvero di commuoversi o piangere in certe sequenze che non sveleremo, proprio perché a molti di noi, se non a tutti, piace credere alle favole, alle fiabe, al magico che coinvolge uomini e animali e alla vorace fame di vita dell’arte. Il talento dell’autore ci regala tavole che sono di per sé dipinti, dettagliati, particolareggiati, debordanti di colori e rispettosi dell’intero spirito impressionista dell’epoca. Una miniera di virtuosismi. I dettagli sono precisi, la tecnica vibrante, esperta, la narrazione fluida e senza inceppi, almeno per tre quarti dell’opera, fino a una cesura che mi preme sottolineare più avanti. I dialoghi non perdono un battito e benché serrati e ricchi non appesantiscono. C’è un vero equilibrio tra parola e opulenza grafica.

Però, e qui non so se piaceremo a tutti, pensiamo che questa chiave di lettura non sia la strada più esatta per godersi questo volume. Conta enormemente a nostro parere che il tutto sia stato edito con un finale nuovo che “pesa” almeno un terzo dell’opera totale, dopo l’Edizione di Edizioni Di, relativa alla prima parte della storia. E il punto è anche questa scelta. Ma non solo. Non accontentarsi, si fa per dire, di una bella storia sull’arte, sull’ispirazione e sulla magia del creare dipingendo, attraverso la metafora felina e picaresca del duo Vincent-Van Gogh, ci è parso da un lato doveroso, ma dall’altro non del tutto giusto. Complice proprio il salto narrativo dell’ultima parte della vicenda, comprendiamo che il vero punto di vista sotto cui apprezzare questo volume a fumetti è il cabaret. Lo spirito del cabaret e del café chantant con i suoi limiti e anche i suoi difetti, che si riverberano attraverso l’ultima parte e nel rapporto di questa con la storia intera.

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Senza svelare troppo e rovinare la lettura, possiamo dire che Smudja ha deciso di non concludere le vicende del duo con la loro sepoltura e il monologo del cipresso, unico custode della verità intorno al pittore e al suo gatto-complice. Questo volume ci regala una nuova avventura mirabolante e onirica, dedicata alla comparsa e al salvataggio di una bambina misteriosa, Luna; salvataggio che vedrà i nostri eroi tornare dall’Erebo e viaggiare nello spazio-tempo, fino a comprendere uno scenario decisamente apocalittico per Parigi e il mondo intero. La seconda parte, propostaci con l’opera integrale, da Kleiner Flug, è ben più ricca di giochi visivi, livelli di lettura, contorsioni carambolesche, intrighi e intrecci tanto da segnare un netto distacco con lo spirito della precedente narrazione, non nello stile grafico e pittorico, che resta immutato, ma nel tono e nel sentimento della vicenda. Più cupe, meno lineari, assai più tormentate, le tavole continuano a parlarci dell’Arte, ma sotto il segno della frammentazione, del noir fantastico e della dissoluzione. Forse a nostro parere sarebbe stato meglio far uscire in un volumetto a parte questa conclusione che ci pare troppo diversa dallo spirito tutto sommato più “leggero” e sentimentale, nel senso migliore del termine, con cui Smudja ha iniziato. Sentiamo che c’è un salto troppo forte in qualcosa di nuovo. La cosa ci è parsa decisamente un limite in merito all’equilibrio complessivo dell’opera. Le nuove avventure di Van Gogh e Vincent non sembrano concludere il racconto, quanto piuttosto stravolgerlo.

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Quindi è solo accettando di assistere a uno spettacolo di cabaret si riesce a gestire questa dissonanza. Che sia voluto o no, l’effetto è straniante e appartiene più a un carrozzone magico da Dott. Parnassus, di matrice Gilliamesca che alla storia ispirata del ruolo fra selvatichezza, follia e creatività a cui Smudja ci ha abituato per tre quarti dell’opera. Sarà la comparsa di nuovi personaggi a complicare le danze, sarà la necessaria fuga dentro e fuori dalle opere – espediente non nuovo alla prima parte del fumetto ma qui portato alle estreme conseguenze – sarà infine il messaggio complessivo, ma c’è un disequilibrio da gestire. Non sempre felicemente.

Fatti i conti, l’opera resta estremamente godibile ed è un “must have” non solo dei gattofili ispirati, non solo degli amanti del fumetto di qualità in cui l’impegno tecnico è vivo e pienamente al servizio della narrazione, “Vincent e Van Gogh” rimane, se lo accogliamo come puro gioco visivo-narrativo, una generosa prova d’artista; degna di stare fra le più belle storie a fumetti.

Solo attenzione: è cabaret, è fiamma danzante, è molto assenzio di colori rovesciato sulla tavola, quindi abituate l’occhio alla carambola e all’eccesso, sempre in agguato.

Come un terribile gattone rosso.
Gradimir Smudja
“Vincent e Van Gogh”

Kleiner Flug
Collana: Narrativa fra le nuvole
130 pag., Brossurato, colori
formato 21 x 28,5 cm
prezzo: 22,00 €

“Chi era Van Gogh? Un genio, un pittore inimitabile, un artista sublime, un’icona culturale… O un impostore? Siamo sicuri che sia lui l’autore di quei quadri che al giorno d’oggi vengono considerati inestimabili patrimoni dell’umanità?” (dalla quarta di copertina)

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INTERVISTA A GRADIMIR SMUDJA (LUCCA COMICS&GAMES 2018)

Intervistiamo, approfittando della risicata pausa di un caffé lucchese, Gradimir Smudja, autore di “Vincent e Van Gogh” e di “Mausart” che ci parla dei suopi progetti passati e ci anticipa qualche idea ventura.

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[foto: Furio Detti, CC, noderiv nocomm, attribution 2019]

NCOA – Guardando ai protagonisti o coprotagonIsti delle tue storie, la prima domanda sorge spontanea: gli animali. Quanto contano e hanno contato nelle tue storie, specialmente dal punto di vista empatico?

Gradimir Smudja – Credo che gli animali e gli uomini condividano la creatività. Disegnando gli animali trovo un buon rapporto con i lettori, la gente e i loro beniamini.

NCOA – In “Mausart” c’è stato, rispetto a “Vincent e Van Gogh” un salto di qualità, perché qui l’animale è l’unico attore sul palco. La storia è una storia di funny animals, che richiama le atmosfere disneiane e non solo… Ha mai pensato di raccontare una vicenda in cui animale e umano si mescolano completamente, come le Metamorfosi di Ovidio?

GS – Sì. Vedete, il mio primo personaggio, il “mio” Van Gogh, era al contrario del pittore vero, un personaggio di scarso talento, un pittore mediocre, che ha avuto la fortuna di trovare un gatto di nome Vincent. Da qui la mia idea di raccontare una storia con un duo in cui fosse chiaro che a essere più talentuosi e intelligenti fossero gli animali e non gli uomini. In “Mausart”, uscito in Francia, ho deciso di portare sulle tavole la storia del piccolo topo “Mausart” che suona meglio di Salieri. Un cliché. Ma ancora interessante da raccontare.

NCOA – Quanto conta la documentazione per realizzare le sue tavole così ricche…Visitare un museo, fare sopralluoghi, fotografie, riprese, magari?

GS – La mia passione sono i documenti. Io vivo di storie e da esse mi arrivano tante idee, specialmente da vicende vere, scoperte grazie alla mia curiosità e al mio interesse per conoscere quante più cose… Per Van Gogh ho letteralmente memorizzato ogni particolare dei suoi quadri, ad esempio. Ho anche realizzato una piccola storia dell’Arte in due volumi “Da Lascaux a Picasso”, uscita in Francia; e spero possa uscire anche in Italia per Kleiner Flug. Un’opera che ha moltissima documentazione alle spalle. Io sono un ex-professore di Belle Arti e per me è essenziale la verità. Anche tecnicamente: per dipingere attingo a maestri come Leonardo e Magritte e mi sento in grado di seguirne pienamente l’esempio.

NCOA – Tornando ai maestri, a Van Gogh, egli disse: “Vorrei riuscire a vendere uno dei miei quadri almeno al costo dei colori impiegati per realizzarlo”. Quanto conta l’aspetto economico nella vita dell’artista e nell’arte? Lei si è mai sentito scoraggiato come artista su questo aspetto?

GS – Mai. So che anche questi tempi non sono ideali per l’arte e gli artisti, ma non mi sono mai sentito preoccupato di questo. Io lavoro alle cose che mi piacciono. Vado avanti senza pensieri in questo senso. Per me conta solo l’onestà. Credo che il mio pubblico debba abituarsi al mio stile…

NCOA – Parlando di pubblico, ha mai pensato di sviluppare la pratica del fumetto nelle scuole?

GS – Ah questo è proprio necessario! Senza formare i bambini l’arte non può avere un pubblico. In Francia sin dalle scuole materne si dà molta importanza al fumetto come codice e mezzo espressivo e creativo. Si comincia da piccoli. Non si può fare il salto dopo… Il pubblico va curato e i giovani devono assolutamente avere l’opportunità di provare a disegnare e dipingere. Che siano quadri o fumetti. Ma anche in Italia avete tantissimi talenti, basta guardarsi in giro durante questa fiera internazionale per capirlo al volo. Una bella domanda e rispondo di sì, anche queste fiere danno una bella carica.

NCOA – Se dovesse raccontare la storia di un artista italiano speciale, chi sceglierebbe?

GS – Ce ne sono tanti, ma… Leonardo. Sì, penso a Leonardo da Vinci. Nel 2019 cadrà il cinquecentenario della sua morte in Francia.

NCOA – E che animale sceglierebbe per accompagnare, o raffigurare, Leonardo.

GS – Ovviamente un …leone. La vita di questo genio è stata vissuta legando natura e scienza. Non conosco un genio maggiore del suo. Mi piacerebbe anche fare un bel fumetto sulla vita di Carlo Lorenzini, detto Collodi; non Pinocchio, proprio l’autore. Mi piacerebbe fare un fumetto su come all’autore sia venuta l’idea di un personaggio tanto celebre nella letteratura mondiale.

NCOA – La ringraziamo di cuore per l’intervista.

GS – Grazie a voi. Grazie.

Lucca, novembre 2018

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