E liberaci da Sparta

Recensione di “Via da Sparta/ Il sogno del ragno” di Carlo Menzinger

a cura di Linda Lercari


Firenze, fiera dell’editoria “Libro Aperto”, 28 settembre 2018.

Per chi, come me, scrive, non è solo un momento dedicato alla vendita – che male mai fa – ma anche un modo per conoscere nuovi autori, per cerscere, arricchirsi. Solo chi molto legge molto scrive, sono usa a dire e lo ripeterò per sempre.

La fiera di per sé è stata graziosa, ma non entusiasmante, diciamo che ci si poteva aspettare di più in termini di propaganda e affluenza da una città d’arte come Firenze, ma – che sciocca – di tutte le forme possibili non son stolta io a scegliere la scrittura? L’unica che sta andando “a ramengo” più velocemente delle altre? Va bene, il dado è tratto e io mi sono gustata l’evento in ogni sua forma compresa la prima presentazione del mio romanzo “Kaijin – L’ombra di cenere“, grazie al gruppo TOF e ad altri appassionati amici legati al mondo del bello e delle arti marziali.

Fra le piccole e grandi cose successe posso parlare dell’aver conosciuto Carlo Menzinger che, per come si è presentato, mi ha subito colpita per parlantina e fascino: doti importanti per chi voglia fare il nostro mestiere. Noi dobbiamo saper parlare anche con la voce e con lo sguardo, non solo attraverso la carta. I tempi dello scrittore introverso sono finiti con buona pace per coloro che sognano fra le quattro rassicuranti mura della propria stanza.

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Durante il festival – nei tempi morti – ho cominciato a leggere “Il sogno del ragno” primo di una trilogia dal titolo “Via da Sparta” scritta da Carlo.  Interessante, molto interessante.

Le ucronie – di questo tratta la trilogia – non sono esattamente il mio pane quotidiano, io predilogo il romanzo storico e le distopie, ovvero fatti già avvenuti, ma romanzati oppure futuri del tutto ignoti che non sappiamo possano accadere. Le ucronie sono un mondo a parte perché di solito trattano il presente ma “nel caso in cui…” qualcosa nel nostro passato sia cambiato drasticamente. Il presente diventa quindi un futuro strano, quasi distopico, e tutto grazie a un cambiamento in quella Storia che le nuove generazioni – sbagliando grossolanamente – non han più tanta voglia di studiare.

Il sogno del ragno è sin da subito avvincente e la lettura scorre abbastanza bene.  Siamo in un presente “prossimo e mai avvenuto” in cui Sparta non fu mai sconfitta in passato e che governa gran parte dell’occidente conosciuto e lo fa, ovviamente, in vero stile spartano. Presente la morte per “catarsi” a cinquantacinque anni, presenti gli schiavi – la protagonista, Aracne, è una di loro – e immancabili le usanze di camminare per le strade senza vestiti indosso ‘che tali usanze sono per deboli e vanitosi. Non manca niente, niente è lasciato al caso.

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Ed è forse questo aspetto quello che più critico allo scrittore. La sua mancanza di fiducia nel lettore, nel suo volerlo accompagnare in un mondo intuibile senza dargli la possibilità di intuire nulla. Tutto è spiegato sino ai minimi termini, spesso con ridondanti ripetizioni e con sovrabbondanza di note. Colpa dell’autore? Solo in parte perché è compito di un buon editor quello di aiutare lo scrittore a vedere oltre i propri confini e arrivare al cuore di chi deve usufruire dell’opera. Nessuno è buon editor di se stesso, anche questa è una frase che dirò sempre sinchè avrò fiato.  Purtroppo questo stile tende ad appesantire la fruizione che fa sì che scorra “abbastanza” bene, ma non così fluida come un tale romanzo dovrebbe fare. Il sogno del ragno è una storia di avventura, di colpi di scena, di violenza e riscatto che non può permettersi il tempo “d’incaglio” fra uno “spiegone” e l’altro.

Mi piace molto come Carlo ha posto l’accento sulla presenza femminile del romanzo. E’ davvero una storia “tutta al femminile” che vede non solo la protagonista, Aracne, appunto, una donna che seppur schiava che ha il coraggio di rischiare in nome di un bene più grande ovvero la vita stessa per lei e suo figlio nascituro, ma anche la sua nuova padrona Nymphodora, una donna che lotta contro il “pensiero comune” e vuole creare il bello per il bello e non solo il funzionale per il funzionale. Libertà di creare una vita nonostante possa non essere perfetta, libertà di amare ed essere corrisposti, libertà di costruire per il gusto estetico. Libertà. E sono le donne a chiedere tanto, coloro che da sempre sono considerate inferiori, deboli.

Ci si aspetterebbe quasi che Carlo sia uno pseudonimo, ma non è così, è un autore – non un’autrice – ricco di sensibilità oltre che di conoscenza storica e precisione letteraria. Forse, appunto, troppa precisione.

Potrei raccontarvi di più della trama, ma non voglio togliervi il gusto di scoprire, passo dopo passo, le avventure di Aracne e del misterioso tatuaggio a forma di ragno che ha sulla fronte. L’incontro con Lucius un anziano romano costretto a interrompere il suo lavoro di storico. La visione di un mondo presente eppur lontano dove l’Asia è giapponese, il nord quasi del tutto scandinavo e… Una geopolitica interessante e plausibile. Perfettamente plausibile.

Per tutti coloro che amano la Storia classica e i “se” che ne conseguono  è una lettura altamente consigliata, un romanzo piacevole che vi farà provare emozioni vivide e contrastanti.

Titolo: Il sogno del ragno

Autore: Carlo Menzinger

Porto Seguro Editore 28 settembre 2017

Isbn  8899993602

Un pensiero riguardo “E liberaci da Sparta

  • 23 Gennaio 2019 in 10:54 pm
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    Una recensione che mi pare sincera, con aprrezzamenti e giuste critiche, che, comprendo e apprezzo.

    Risposta

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