Suspiria, un film di Luca Guadagnino

Fino a ieri sera, non avevo mai dato un centesimo a Luca Guadagnino. Non so, sebbene sia un regista assai famoso, mi ha sempre ispirato una istintiva diffidenza, e sino ad ora, non avevo mai visto un suo film. Ma sarà che, per me, il 2018 è stato l’anno dell’horror (ne ho visti, tra cinema e casa, almeno una cinquantina), sarà che ogni nuova uscita che suscita controversie estetiche mi stuzzica (come sono sciocco…!!), stavolta mi sono messo sciarpa e cappello e, facendomi il segno della croce, mi sono avviato alla volta del cinema Odeon. Mentre ancora prendevo il caffè, pensavo: certo, il forte di Suspiria di Dario Argento non era certo la sceneggiatura: è un film che si regge sulla tensione delle immagini, sul ritmo…ma la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti.. e quindi, se avessi dovuto farne io un remake, da che parte avrei potuto cominciare? Con questa domanda, mi sono seduto in sala insieme ad una sessantina di persone (non di più).

Si inizia bene, benissimo: immagini assai suggestive, curate, bei movimenti di macchina, e tanta, tanta carne al fuoco. Ma tanta. Il film prosegue (per molto tempo: 2 ore e mezzo), e tu inizi a chiederti, tra un bel montaggio incrociato, la colonna sonora di Thom Yorke (maiuscola!), qualche scena di grande effetto ed esteticamente rimarchevole… dove andrà a parare?? Il plot (se Dio vuole) non c’entra granché con quello di Dario Argento, ed è anche stato cambiato lo scenario: anziché Friburgo, Berlino. La scuola di danza si trova proprio accanto al Muro, si parla di nazisti, della Banda Baader-Meinhof, di danza, arte, psicanalisi, rapporti familiari, delle Madri e di sinistri rituali… ma il tutto è proprio buttato lì, quasi a caso. Come se bastasse far pronunciare a Tilda Swinton qualche frase ad effetto sul senso dell’arte e della danza, mostrare un passaporto con la svastica, lo studio di uno psicanalista, un paio di mostri, una manciata di immagini di repertorio sul terrorismo degli anni ’70, per dare un senso a una trama che, con il passare del tempo, si rivela del tutto sconclusionata.
Dopo la proiezione, ho cercato di mettermi in discussione: magari non ho colto il significato di quel che ho appena visto. E così ho fatto quel che non faccio quasi mai: ho cercato recensioni, spiegazioni, analisi… ma nessuna di queste (anche le più positive) è stata in grado di spiegare minimamente le colossali incongruenze, inadeguatezze ed inconcludenze del film. Che fa pensare a molti altri film, uno per tutti “Le streghe son tornate” di De La Iglesia: ma il regista spagnolo ha creato un capolavoro di coerenza, che riflette in maniera (se vogliamo) debordante ed eccessiva (com’è nel suo personalissimo stile) sul ruolo della donna nella società… invece Guadagnino su cosa ci fa riflettere, se non sul fatto che, per l’ennesima volta, abbiamo buttato via otto euro? 

E quindi, più che a De La Iglesia, Suspiria 2019 mi fa pensare a Gore Verbinski e al suo “La cura del benessere” (film con cui condivide, tra l’altro, una delle attrici, Mia Goth): ovvero a un film pretenzioso, visivamente impeccabile, una specie di Montagna Incantata in versione horror…ma che a un certo punto “sbrocca”, e non sa più come portare in fondo tutte le premesse che ha effettuato. Semplicemente perché, a mio modesto avviso, non ha niente da dire. Insomma, un fake bello e buono.

6 gennaio 2019

Michele Orsitto

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