Daniel Oren conquista il Teatro Regio di Torino con una grande Madama Butterfly

Torino, Teatro Regio, recensione della recita di domenica 13 gennaio

Recensione di Sandro Corti

Vuoto. Il senso di vuoto nel quale ci sprofonda l’incipit orchestrale del secondo atto di Madama Butterfly e poi la cantilenante preghiera di Suzuky e le sue considerazioni sul piangere di Butterfly, che sospira un ritorno che non ci sarà. L’ansia, l’attesa, l’assenza. Quanto c’è, nella piccola gheisha, di consapevolezza del non ritorno e quanto invece di una speranza che confligge con ogni logica. Ho sempre pensato che in Butterfly, in questo meraviglioso e complesso personaggio, convivesse, insieme ad una ingenuità dovuta, come dire, all’età, al fatto di essere molto poco esperta delle cose del mondo, una vena di follia, un incunearsi nella sua mente di una illogica e paranoica illusione d’amore e di riscatto sociale, illusione che ci travolge ad ondate continue: i richiami al tema di Un bel di vedremo, al duetto d’amore, che poi arrivano sempre nei momenti in cui rivelano in maniera quasi spietata l’illusoria consistenza. 

E cosa dire della dimensione di sublime solitudine, di struggimento rappresentata dal coro a bocca chiusa. E in tutto questo un continuo agitarsi della sontuosa, ricchissima partitura così ricca di rimandi, puntature, colori, temi che si inseguono struggenti e vertiginosamente belli. Ho sempre pensato che tutta questa ricchezza ben rappresentasse il grande cuore e la complessità psicologica di  Cio Cio San.

E vero artefice del poderoso successo dello spettacolo torinese è stato, vorrei dirlo subito, Daniel Oren che dopo vent’anni tornava a dirigere al teatro Regio. Un’esecuzione assolutamente elettrizzante, incalzante, mai eccessiva che riusciva a mettere in luce tutte le ricchezze della partitura pucciniana con una morbidezza di suono  e un amalgama di grandissimo pregio, in tutto ciò assecondato dall’orchestra del Regio in assoluto stato di grazia.

Il soprano Karah Son, che ha raccolto un grande successo personale, è una Butterfly a due velocità, con molte luci e qualche ombra. Dispone di un mezzo vocale di grande spessore sonoro che a volte fatica a tenere, come dire… a bada, come se le sfuggisse un po’ di mano. Riesce però a centrare e ad offrire una grande prova dal duetto col console fino alla conclusione dell’opera, sebbene qua e là si siano ascoltate alcune sbavature nell’intonazione, soprattutto nel registro acuto. Comunque il personaggio c’è, e la commozione e il coinvolgimento del pubblico non sono certo mancati. 

Murat Karahan è un Pinkerton molto disinvolto sul piano attoriale e dotato di un certo carisma che accentua l’aspetto seduttivo che il ruolo richiede. Pure Karahan dispone di una voce di un certo peso, e sebbene vi siano, talvolta, delle durezze nell’espressività e nel fraseggio, regala al personaggio spessore e personalità. 

Assolutamente strepitoso Simone del Savio nel ruolo del console, una voce bella, nobile, ben piantata e sicura. Si muove con gesti misurati e mai eccessivi, che lasciano trasparire, però, una sincera commozione e partecipazione agli eventi. 

Misurata e perfetta la Suzuky di Sofia Koberidze, a cui il regista affida l’ingrato compito di aiutare attivamente Butterfly nel suicidio. 

Luca Casalin è un Goro sorprendente, interpretato scenicamente e vocalmente in maniera magistrale e che dimostra cosa si possa ottenere da un personaggio solo apparentemente secondario. Bene tutti gli altri ruoli secondari.

La regia sobria ed elegante, sostanzialmente nel solco dell’ impianto narrativo e scenografico voluto dagli autori, di Pier Luigi Pizzi offre alcuni spunti seducenti, penso in particolare all’uscita del coro durante l’esecuzione del coro a bocca chiusa a far da corona alla casetta di Butterfly e la messa in scena del mondo interiore di Butterfly durante l’esecuzione dell’introduzione orchestrale al terzo atto con la danza di Letizia Giuliani e Francesco Marzola. E di grande effetto, il già citato intervento di Suzuky nel momento della morte di Butterfly, chiamata ad eseguire un vero e proprio colpo di grazia.

Teatro gremito in ogni ordine di posti da un pubblico che ha decretato un esito decisamente trionfale dello spettacolo. Si replica fino al 20 gennaio.

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Madama Butterfly

Tragedia giapponese in due atti (tre parti)

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

dal racconto di John Luther Long e dal dramma di David Belasco

Musica di Giacomo Puccini

Personaggi e Interpreti

Madama Butterfly (Cio-cio-san) soprano Karah Son

F.B. Pinkerton, tenente della Marina degli Stati Uniti tenore Murat Karahan

Sharpless, console degli Stati Uniti a Nagasaki baritono Simone Del Savio

Suzuki, servente di Cio-cio-san mezzosoprano Sofia Koberidze

Goro, nakodo tenore Luca Casalin

Il principe Yamadori tenore Paolo Maria Orecchia

Lo zio bonzo basso In-Sung Sim

Il commissario imperiale baritono Marco Tognozzi

Kate Pinkerton mezzosoprano Roberta Garelli

Lo zio Yakusidé basso Franco Rizzo

L’ufficiale del registro baritono Giuseppe Capoferri

La madre di Cio-cio-san mezzosoprano Claudia De Pian

La zia soprano Rita La Vecchia

La cugina soprano Ashley Milanese

Il figlio di Butterfly mimo Sofia La Cara  

Prima ballerina ospite Letizia Giuliani

Ballerino Francesco Marzola

Direttore d’orchestra Daniel Oren

Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi

Coreografia Francesco Marzola

Luci Fabrizio Gobbi

Assistente alla regia Matteo Anselmi

Maestro del coro Andrea Secchi

Orchestra e Coro del Teatro Regio

 Allestimento Associazione Arena Sferisterio Macerata

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