La Traviata di Ermonela Jaho conquista il cuore di Parigi

Grandissime prove di Charles Castronovo e Ludovic Tézier

La Traviata a Parigi è di per sé un evento che assume un sapore particolare, si agita e si muove nel suo ambiente naturale, lì dove è nata e ha preso vita. L’ombra di Alphonsine Marie Duplessis che, come è noto, ha originato prima il romanzo La dame aux camelias e poi il dramma omonimo di Alexandre Dumas fils, al quale Verdi non seppe resistere, la sentiamo aleggiare nell’aria, quasi a volerci ricordare che molto di quel soffrire, che Verdi ha sublimato nel suo capolavoro, lei, Alphonsine, l’ha proprio vissuto sulla viva carne. Se, poi, La Traviata  a Parigi schiera un cast che vede nei ruoli principali Ermonela Jaho, Charles Castronovo e Ludovic Tézier, ecco che diventa una vertiginosa esperienza spirituale ed umana, dove le passioni e i sentimenti che agitano i personaggi ci arrivano inesorabilmente addosso e non esistono più barriere alle emozioni.

In un impianto scenico che non concede forzature all’adesione puntuale rispetto all’originale impianto narrativo e, peraltro, piuttosto essenziale, a parte i costumi di gran fascino e bellezza, il regista Benoit Jacquot, può giocarsi tutte le sue carte affidandosi al carisma e al grande talento attoriale dei tre protagonisti che, tra l’altro, posseggono un phisique du role  impressionante.

Quando parliamo di Traviata, è ovvio che in primisl’attenzione converga su Violetta e nel caso della Jaho abbiamo, come in altre occasioni, non un’aderenza al ruolo, troviamo molto di più, abbiamo il personaggio che possiede l’interprete in una sorta di transfert psicologico e fisico che lascia stupefatti. Poi, il controllo di ogni singolo momento dell’esecuzione, il fraseggio impeccabile, il gioco dei chiaroscuri, i pianissimi che brillano di una luce diamantina, ne fanno un’interpretazione di riferimento.

L’Ah, forse è lui, si muove con un passo lento, intimamente triste e sommesso, elegiaco, il canto tradisce il presentimento della morte e la voce della Jaho è sottilmente segnata da una curvatura tragica che la rende unica. 

Il duetto tra Germont e Violetta, poi, è un autentico capolavoro. Si sfidano a duello due stupefacenti interpreti. Violetta vede infrangersi il sogno della sua effimera rinascita, le si prospetta un mesto ritorno al passato e una volta varcato quel confine, non c’è che una desolata solitudine, il vuoto e, poco più in là, la morte. Allora un nodo ti afferra la gola, mentre ti perdi e ti lasci cullare dalla bellezza e dalla perfezione di quel canto mesto e screziato che odora di tenebra della Jaho e l’impetuoso affermarsi di quello virile, tutto d’un pezzo di Tézier. L’uomo forte che gioca tutte le sue carte, affonda i suoi colpi con straordinaria fermezza contro la sua vittima che si lascia sopraffare senza mai perdere la propria dignità affermata con l’eleganza del canto. E quel Dite alla giovine, in pianissimo, quasi esitante come a non trovare il coraggio di pronunciarle quelle parole, quella risoluzione che segnerà il suo destino.

Inutile aggiungere che la Jaho giganteggia nell’Alfredo, Alfredo e ancora di più, se possibile, nell’Addio del passato, un autentico sprofondare nel dolore.

L’Alfredo di Castronovo è giovane, fresco con tutta la baldanza e l’irruenza giovanile che il ruolo richiede. Canta con grande scioltezza, il timbro è molto bello, caldo, pastoso e brunito. Bellissimo il duetto con Violetta del primo atto.

Molto bene, tra i comprimari, la Flora di  Virginie Verrez, grande temperamento, voce importante e grande personalità interpretativa e teatrale.

La direzione d’orchestra di Karel Mark Chichon, mai invadente, si segnala per la grande eleganza e raffinatezza nella ricerca dell’amalgama e della bellezza del suono, assecondato in questo dalla splendida orchestra e dal coro dell’Opéra National de Paris diretto da Alessandro Di Stefano.

Successo trionfale per tutti, con il pubblico che, rapito, non ne voleva sapere di lasciare la grande sala dell’Opéra Bastille.

Questa del 29 dicembre era l’ultima di una serie di sette recite che hanno fatto registrare costantemente il tutto esaurito. La Jaho e Castronovo saranno di nuovo insieme per sei recite  alla Royal Opera di Londra a partire dal 14 gennaio prossimo.

Sandro Corti

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