L’AIDA DI VERDI TRIONFA A GENOVA

Come il Trovatore si doveva chiamare “la zingara” perchè la vera protagonista dell’opera è Azucena e non Manrico, così Domenica pomeriggio a Genova, Aida si doveva chiamare ‘Amneris”, perchè sul palco del Carlo Felice c’è stata una gigantesca Alessandra Volpe, mostruosa interprete del bellissimo personaggio verdiano, che ha giganteggiato per forza interpretativa, volume vocale, musicalità, scavo del personaggio, impatto scenico, bellezza della voce, regalità, uniformità su tutta la tessitura, con acuti al fulmicotone e note gravi da inferi. Un mostro di bravura e bellezza che non si vedeva dai tempi della Cossotto.

Non ho più aggettivi e sostantivi per definire questo monumentale mezzosoprano, orgoglio italiano e pugliese.

Ma c’era anche un altro orgoglio nazionale,questa volta calabrese, che interpretava il ruolo di Aida: Maria Teresa Leva. Ormai affermatasi ovunque per i ruoli più famosi del melodramma, da Boheme, a Traviata, a Trovatore ed Aida, conferma qui di essere una sopraffina interprete dell’eroina Verdiana, per spessore vocale e per una splendida linea di canto, abbellita da superbi filati e messe di voce, che l’hanno resa giustamente famosa nel mondo. Insomma una signora Aida!

Radames era Amadi Lagha, bel tenore, che ha cantato bene sia in acuto a piena voce che nei passaggi più smorzati e delicati, dimostrando di “bucare” bene l’orchestra e di saper proiettare benissimo la voce. Qualche sbavatura sulle parole è davvero un peccato veniale.

Bellissimo il Ramfis di Fabrizio Beggi, un basso cantabile di bello spessore e grana robusta, ben impostato e sufficientemente potente, come si richiede a questo ruolo per niente facile.
Ultimo protagonista era Angelo Veccia che dava vita ad un Amonasro veemente e passionale nei momenti topici, ma anche accorato e suadente quando necessario. Bella la voce di un bel colore brunito e anche lui uniforme nell’intera tessitura, cosa che, almeno per me, rende un cantante di ottima caratura.
Belle anche le voci dei cosidetti ruoli minori, ma che minori sono solo perchè cantano poco; ma quel poco quando è ben interpretato valorizza l’intera produzione. E questo hanno fatto il Re di Seung Pil Choi, Un Messaggero di Blagoj Nacoski, e la Sacerdotessa di Marta Calcaterra, che se un difetto ha avuto è stato proprio quello di cantare troppo poco……..bravissima!!!!!!
Dirigeva un altro mostro sacro,ormai conosciutissimo per la sua bravura e intensità di direzione: Andrea Battistoni, che ha dato un piglio eroico a tutta la partitura,con sonorità orchestrali davvero da brividi continuati, come si dovrebbe sempre fare con L’Aida, partitura che a lui non è servita perchè ha diretto tutto a memoria, splendido!!
La regia era di Alfonso Antoniozzi, bella e azzeccatissima.
Le luci di Luciano Novelli.
Le videoscenografie, di grande impatto visivo ed emozionale, e tutte tradizionali (se Dio vuole), realizzate con tecniche cinematografiche avanzatissime, erano di Monica Manganelli.
Una Aida da ricordare. e speriamo di rivedere.
Grazie Teatro Carlo Felice

Nei filmati gli applausi finali e quelli alla fine del secondo atto per coro e ruoli “minori”.
Nelle foto: il teatro gremito, alcuni protagonisti in scena e nei camerini, e scorci di Genova “natalizia”.

Genova 15.12.2018

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