Di vespe, sangue, uomini e miseria

La storia della Banda Grossi raccontata a fumetti da Michele Petrucci (Tunuè)


Una storia, anzi una “cronaca” di fame, paura e ingiustizia, quella tratteggiata dalle chine e dagli acquerelli di Michele Petrucci, rivelataci dallo stesso autore come la sua prima prova da colorista. Una storia non recente, poiché è del 2010: la proponiamo qui su NCOA perché sta per uscire nelle sale italiane un film indipendente che racconta la stessa vicenda, ma per la scrittura e regia di Claudio Ripalti. Così, se ne è venuto pure un film, che il Vostro andrà a vedere, sapete bene che quella della Banda Grossi è storia viva, buona ancora per essere raccontata e proposta a voi. Perché la narrazione conosce molte strade e di certo sarà interessante confrontare le visioni di questi due artisti.

Intanto la via scelta da Petrucci corre lungo il corso del Metauro, delle colline e dei monti che risalgono dal mare all’Appennino marchigiano. Una via percorsa da sette uomini, numero che sembra fatto apposta per l’epica, dai nani ai samurai raddrizzatori di torti; una via percorsa “di giorno e di notte” per usare le parole dello stesso Terenzio Grossi, il brigante che la capeggiava.

Solo che questa storia è stata vera carne, vero sangue: siamo nel triennio 1860-1862, all’inizio del Regno d’Italia, poco amato nelle terre marchigiane, ex-pontificie. La coscrizione, la crisi agraria e la tassazione, sommate alla miseria endemica, hanno inimicato larghi strati di contadini al nuovo corso piemontese. Fra questi l’ambizioso Terenzio, pur’egli figlio di contadini poveri, che – imprigionato per ‘grassazione’ e condannato a 12 anni di galera -, evade e raduna intorno a sé un gruppo di evasi e avventurieri. La Banda Grossi agisce con tecniche da guerriglia moderna. Sempre in movimento, sempre in marcia, a dispetto dell’ora e della stagione. Certo, Grossi e i suoi uomini godono dell’omertà e dell’appoggio di centinaia di invisibili, di contadini e borghesi che per paura, o semplice solidarietà, li assistono, curano e accolgono a volte. Ben presto Grossi e i suoi compagni si fanno spavaldi: attaccano e saccheggiano borghi e canoniche, uccidono svariati carabinieri, e contadini che sono considerati spie o per semplice faida. Il brigante, religioso a suo modo, è uomo di un duro umorismo e nelle sue imprese non risparmia il clero, tanto che a un certo punto svuoterà le cantine di un curato per sfamare dei contadini.

Petrucci racconta tutto questo in modo fedele, forse a volte quasi didascalico, ma ci porta ben dentro la vicenda con le sue campiture, col tratteggio da illustratore popolare, senza preziosismi, anzi, quasi arcaico nel segno, e lo fa in modo filmico e onesto, chiaro. Senza compiacimenti o fronzoli. Si potrà anche dire che qualche passaggio narrativo latita, specialmente sul termine della storia, quando inevitabilmente per la disparità di mezzi Grossi perde i suoi uomini e alla fine è tradito e ucciso da uno dei suoi compagni, segretamente accordatosi con la polizia. Pure, il libro di Petrucci, in un centinaio di pagine, alternando illustrazioni al vivo (bella la metafora del nido di vespe), frammenti di conoscenze contadine e proverbi, documenti processuali, è nel complesso ben orchestrato. Il ritmo della storia fluisce fra panorami, scene di azione e dialoghi, e immagini silenziose ma capaci di dialogare insieme e condurci sui passi senza ritorno dei briganti.

 

Sentiamo il silenzio sulla neve.

Appena prima di udire gli spari.

 


Il brigante Grossi e la sua miserabile banda. Una cronaca disegnata

Collana «Prospero’s Books» n. 29

I edizione: ottobre 2010

Soggetto, sceneggiatura e lettering: Michele Petrucci

Grafica di copertina e impaginazione: TunuéLab

Illustrazioni di copertina: Michele Petrucci

Text and illustrations

Copyright © 2010 Petrucci/Tunué S.r.l.


BIO sull’Autore

Michele Petrucci nasce nel 1973. Vive e lavora a Fano. Ha pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d’argento (Innocent Victim), tradotti anche in Francia e negli Usa, Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué) e A caccia di rane (Topipittori). Ha disegnato Il vangelo del coyote (Guanda) e la trilogia FactorY (Fernandel), su testi di Gianluca Morozzi. Ha vinto il premio Nuove Strade e il premio Attilio Micheluzzi come miglior sceneggiatura. Per Coconino Press/Fandango ha realizzato I pesci non hanno sentimenti (2015) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (2017). Del 2017 è anche la nuova edizione, a colori, de Il vangelo del coyote (Mondadori). Collabora con il Corriere della sera e con il manifesto.

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