CVD – Fotoromanza

 

Rubo il titolo alla indimenticabile canzone di Gianna Nannini per un articolo in questa rubrica che spero interessante: il racconto per immagini. Esiste più di un modo per documentare un evento, uno show, una manifestazione che possa restituire l’atmosfera del momento e, se siamo bravi, anche lo stato d’animo di chi sta dietro alla fotocamera, pronto allo scatto; il mettere in un certo ordine una serie di istantanee ci può aiutare a costruire una storia, a dare un filo conduttore alle fotografie. A volte un gioco di trasposizione, alterando l’ordine delle immagini, ci può addirittura suggerire storie differenti, finali inaspettati e curiosi.

Scelgo solo tre fra le molte fotografie di Daniele Berni, del Circolo Fotografico ‘Il Ponte’, che fissano degli istanti di una Festa Country, divenuta occasione attesa e molto apprezzata di ogni estate lavenese.

Anchise Bolchi al violino – foto D. Berni

 

Prospettiva centrale.

Al di là della suggestione di questi scatti notturni, mi piace sottolineare come l’autore sia riuscito a cogliere visivamente proprio quei particolari che ci fanno rivivere la festa, nel suo svolgersi fino alla sua conclusione, riassunta nell’immagine malinconica della ballerina che danza, sola, sotto la pioggia che comincia a cadere. Tuttavia, il racconto si compone di diverse unità, a partire dalla ripresa di spalle del principale protagonista dello spettacolo: il violinista Anchise Bolchi con l’inseparabile violino, anzi ‘the fiddle’, il vero mattatore del country insieme alla chitarra acustica. L’aspetto interessante di questa prima fotografia è proprio il punto di vista, che non è quello dello spettatore che assiste, ma quello del musicista dal palco. La platea scompare, assorbita dall’alone dei riflettori che riverberano nel fumo che si avvolge in nuvole trasparenti e assume colorazioni quasi da acquario. L’assenza degli spettatori rende visivamente plastica la figura dell’artista assorbito dalla sua musica, dimentico del pubblico che ha davanti, divenuto inevitabile corollario ma presenza marginale ai fini della performance musicale. I particolari in controluce, leggibili e perfettamente riconoscibili, culminano nell’asta dorata del microfono, fulcro dell’immagine e, al contempo, connessione sia fisica che concettuale fra l’esecutore e i suoi ascoltatori: l’apertura di un concerto e l’inizio della festa.

 

L’insostituibile leggerezza dei particolari

La seconda scena di questo film in tre battute ci immerge al centro della pista da ballo, chiamati a far parte della coreografia ‘in linea’ che finisce inevitabilmente per coinvolgere anche i più refrattari e che costituisce il fascino maggiore di queste feste. Il focus centrale, però, non è la varietà del corpo di ballo, né la caratterizzazione di un viso peculiare, bensì il simbolico cappello da cowboy, feticcio e distintivo del vero amatore del folk americano.

Il taglio diagonale riprende almeno altri due o tre di questi particolari copricapi e contribuisce a movimentare la scena, ma l’unico perfettamente ‘a fuoco’ è quello in primo piano, che occupa con le sue ali candide il centro dell’immagine, accentrando su di sé tutta la luce dell’inquadratura. Gli altri elementi della fotografia sono ripresi nell’azione del movimento ( il tipico cambio di fronte della ‘linea’ di ballo) e perfino le spalle della ragazza col cappello, sulle quali le piume e le perline di un amuleto pellerossa danzano a loro volta, sono shiftatenell’atto di alzarsi in uno dei gesti prescritti: ci raccontano dell’animazione, della dinamicità e del divertimento di uno dei rari balli da fare insieme e non allacciati in coppia, come nei tipici balli da sala , o per agitarsi ciascuno per conto proprio, come capita nelle discoteche più affollate

I particolari ci restituiscono lo spirito della festa nel suo culmine e, pur senza farcene una descrizione didascalica, riescono a connotare la specificità di questo evento.

Dana Goodin di Heartland&Country Events – foto D. Berni

 

Quando l’immagine diventa poesia: rain and tears

Inevitabilmente la festa volge al suo termine: ecco che l’ultima immagine riesce a condensare la malinconia, la delusione per l’abbandono forzato della pista, l’esodo dei partecipanti mentre la pioggia scende a sottolineare uno stato d’animo già nostalgico di quanto è appena terminato.

La luce delinea graficamente il corpo sinuoso dell’ultima, irriducibile danzatrice che sfida il piovasco estivo e si produce, assorta in se stessa, in una delle figure più classiche del ballo in linea: una mano alla cintura, una alla falda del cappello, il protendersi della gamba che batterà a terra il tacco dello stivale, l’altro piede saldamente piantato, a calcare la pista. Icona e personificazione essa stessa dello spirito della festa. Le gocce di poggia diventano punti incandescenti e pare di sentirle sfrigolare contro i riflettori: la donna le ignora, proseguendo nel suo ballo solitario, mentre il bassista alle sue spalle, in piena luce sul piccolo palcoscenico, si concentra su un ultimo accordo.

La festa è davvero finita.

                                                                                                                           Milena Nasi Benetti

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