C.V.D. La foto panoramica: un classico

Il respiro del mare

Ho scelto questa fotografia, scattata da Flavio Casgnola sulla spiaggia di Magaggiari ( Cinisi, PA), seguendo un impulso irresistibile: ha la stessa ‘apertura’ panoramica di certe rappresentazioni di maniera di tanti ‘papier peint’ settecenteschi. A suo vantaggio possiamo ascrivere l’assoluta oggettività che la ripresa con la fotocamera garantisce, ma la suggestione rimane e, analizzando l’immagine, possiamo determinare anche quali siano gli indizi visivi minimi che ci agganciano a quella suggestione.

Papier peint panoramique: Vue des Antilles.Édition Zuber, milieu du XXe siècle. Doublé d’un papier et d’un calicot Haut. 145 – Long. 335 cm

Ma non finisce mica il cielo…

Intanto il cielo: la campitura della scena assegna sia alla nostra fotografia che al ‘papier, la parte preponderante del campo visivo, nella sua versione moderna scandito in toni digradanti dal trascolorare della luce al tramonto. Un lucore di perla che si riscalda coi toni aranciati e che trova il suo fulcro nel puntolino fiammeggiante dell’astro, appena prima che esso sparisca dietro la cortina di nubi e finisca con lo spegnersi in mare. Le nubi trascolorano anch’esse e movimentano con il loro intersecarsi di piani e mutevolezza di forme una componente della fotografia che, altrimenti, sarebbe del tutto priva di intensità e di prospettiva.

La cesura determinata dall’orizzonte ingombro di vapori cinerei separa la luminosità del crepuscolo celeste da quella riflessa e perfettamente simmetrica dello specchio di mare sottostante. E mai come in questo scatto possiamo utilizzare la metafora dello specchio: liscia, luminosa e riflettente appare la superficie dell’acqua, nella quale ritroviamo gli elementi dell’orizzonte ribaltati e sfumati, confusi e tuttavia intimamente riconducibili all’oggetto reale, come le ombre agli oggetti nella caverna del mito di Platone.

A media luz…

Tuttavia il ruolo di protagonista in questa immagine è affidato all’effetto ‘in controluce’ che ritaglia in un nero d’avorio assoluto le silhouette che le aggiungono profondità: il molo frangiflutti che chiude a sinistra, la vela che sottolinea il centro dell’inquadratura, la sottile lingua di terra che segna la linea dell’orizzonte sulla destra, un equilibrio forse casuale, ma felicemente compiuto.

Con la stessa funzione essenziale si impongono le sagome dei personaggi che paiono germinare dalla linea in terra d’ombra della spiaggia e che hanno una loro forza descrittiva icastica, così privi di dimensione e di colore, ma assolutamente riconoscibili: l’archetipo di tutti i bagnanti che si incontrano su tutte le spiagge. I diversi gruppi scandiscono nella loro composizione un ritmo visivo, quasi note musicali di una melodia umana, in cui le teste degli irriducibili nuotatori a sbalzo sull’acqua non fanno altro che aggiungere ‘punti’ di valore.

Anfora panatenaica attica a figure nere – V sec. a.C
Pittore di Antimene, anfora a collo separato, 530-510 a.C.

Così antico, così moderno

Possiamo quasi immaginare il languire delle conversazioni, ma i rapporti fra i vari personaggi sono comunque chiaramente leggibili così come la gestualità, fissata in un fermo immagine che coglie l’espressività dell’atteggiamento: chi si riveste, chi indugia sulla sedia a sdraio a godersi la pace del momento, chi ancora ha energie per un ultimo gioco acquatico. Figure nere su uno sfondo ambrato: la collocazione geografica del soggetto della foto di Casgnola nella Magna Grecia non può esimerci dal richiamo artistico delle anfore e dei crateri della tradizione attica, un sottile legame stilistico che unisce due visioni a 2500 anni di distanza.

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