Loro 1, Il dissolvimento dello Stato, la grande colpa del ventennio berlusconiano

Sono andato a vedere “Loro 1” solo perché Il Divo è uno dei miei film preferiti, e mi incuriosiva ritrovare Sorrentino e Servillo alle prese con la storia recente d’Italia ed un dinosauro della politica ancora vivo e vegeto (anche Andreotti, all’uscita del Divo, era ancora vivo…e la prese molto male, nonostante di lui non venisse tratteggiato un ritratto così disastroso).
Infatti le ultime uscite del Nostro mi avevano tutt’altro che entusiasmato (che dire, ad esempio, dell’insulso Youth?).
Per quanto un giudizio complessivo sarà possibile renderlo solo dopo aver visto anche la seconda parte (il film, infatti, è in due puntate, la seconda delle quali uscirà a brevissimo), posso almeno dire: pensavo peggio.
Sebbene Sorrentino abbia (spero non definitivamente) smarrito l’equilibrio dei suoi primi quattro film (girati negli anni Duemila, e tutti molto belli), questo Loro 1 qualcosa da dire ce l’ha.

Dall’inizio alla fine si è pervasi da un’angoscia e una tristezza di proporzioni cosmiche: lo schermo è letteralmente

ingombrato da cialtroni senza arte né parte, droghe pesanti, squallidi amplessi, sguardi e corpi vuoti, dialoghi privi di senso… in questa selva di personaggi, braccia, gambe, culi e tette ci si sente soli, smarriti, persi. Se il film non intendesse raccontare l’Italia della decadenza degli anni Duemila, sembrerebbe di trovarsi in una pellicola di Nicolas Winding Refn. Ovvero nella perfetta forma senza contenuto.
Fa anche capolino Elio Petri, e la narrazione asettica e patologica della politica italiana che viene fatta in Todo Modo (ispirato ad Aldo Moro).
E invece, un contenuto si riesce a recuperarlo anche in questa forma vuota: piano piano la tristezza e il senso di solitudine dello spettatore riescono a tramutarsi in rabbia ed indignazione. Ma come?? L’Italia è stata mandata a gambe all’aria da questi cialtroni… e nemmeno si divertivano? Nemmeno stavano bene? L’Italia è andata in pezzi per consentire a questa gente di vivere in cotanto squallore?

Se ne Il Divo si riusciva comunque ad ammirare la grandezza di un Uomo di Stato, qui non si ammira proprio niente: Berlusconi non crede in niente, né nello Stato né in quello che dice (il dialogo con il nipotino in questo senso è emblematico); Andreotti era dipinto a tinte mefistofeliche (con tutte le ombre derivanti dalle collusioni con Mafia, P2 e poteri occulti), ma come un uomo convinto di fare il bene del proprio Paese, che credette di non poter fare a meno di sporcarsi le mani, perché il fine giustifica i mezzi; Berlusconi è invece solo definito come un intelligente buffone.
Questa diversa “visione” dei due personaggi storici emerge da una autocitazione. In Loro 1 Sorrentino riproduce abbastanza fedelmente la scena iniziale del Divo. In un cortile romano da un’auto blu escono al ralenti cardinali, militari e uomini politici (“Le Iene” dell’Italia degli anni ’80); la stessa scena è riproposta oggi (di sera anziché di giorno), ma al ralenti si vedono le gambe nude di modelle che sfilano in una manifestazione di alta moda. In entrambi i casi i soggetti in movimento si dirigono verso il Capo, il Protagonista.
Ma ora sono belle ragazze, mentre prima erano i simboli solenni di un Potere millenario. La corruzione c’era e c’è… ma sono cambiati protagonisti e forme. In tutto questo, lo Stato si è dissolto nel nulla, mentre prima era il grande e primo Attore: è il dissolvimento dello Stato la grande colpa del ventennio berlusconiano, lo svuotamento dei contenuti della politica, l’abbandono di ogni forma di cultura. Il passaggio al nulla.
Fin qui le note positive.


In negativo: la recitazione (Servillo compreso, del tutto inadatto al ruolo ed all’accento milanese, che non gli viene proprio) è insufficiente; alcune scene sono proprio bruttine (il camion della spazzatura fatto al computer, gli occhi dei drogati, i dialoghi Berlusconi-Lario); l’autocompiacimento del regista, inoltre, gli prende spesso troppo la mano, e Sorrentino diventa la parodia di sé stesso, esagera con scene estetizzanti, a volte estenuanti, eccessivamente barocche. Ha perso un po’ il senso della misura.
Speriamo che si riguardi Le Conseguenze dell’Amore, o L’Uomo in Più… magari potrà servirgli a ritrovare sé stesso, una sana modestia (che pare aver smarrito), e la misura perduta.

30 aprile 2018

Michele Orsitto

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