IO SACROMONTE raccolta fotografica di Giuseppe Marangon

Pare che gli Italiani non possano guardare un posto elevato senza desiderare di metterci qualcosa in cima, e poche volte l’hanno fatto più felicemente che al Sacro Monte di Varese” 

Samuel Butler, Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino, 1881


IO SACROMONTE- fotografie  di Giuseppe Marangon – Pietro Macchione Editore- 2016 (€.49,00)

Il titolo di questa raccolta di fotografie non può lasciare dubbi: “IO, Sacromonte” , annuncia un protagonista la cui identità si impone con tutto il peso che sottintende l’assoluta certificazione di un’importanza storica, artistica e naturalistica che ne fanno un vero patrimonio dell’umanità, come sancito dall’Unesco nel 2003.

Eppure la sensazione che scaturisce dallo sfogliare le ricche pagine patinate della pubblicazione è totalmente familiare e umana, la testimonianza di un rapporto intimo dell’autore con la sua montagna sacra, un legame che è lo stesso di molti varesini, che vivono il Borgo del Sacro Monte come una presenza quotidiana rassicurante e domestica.

Concepito come un ‘unicum’ di opere umane inserite in un paesaggio naturale, tale da suscitare una meraviglia tutta barocca oltre all’ovvia devozione dovuta ai soggetti religiosi, il percorso che sale da Varese attraverso le 14 cappelle e i tre archi trionfali illustra tutto il gusto del manierismo seicentesco per la scenografia e gli effetti teatrali: molte di queste suggestioni si incontrano nelle foto di Marangon, che restituiscono ai nostri occhi le inquadrature che evocano i quadri dei paesaggisti fiamminghi e italiani dell’epoca. (pag. 50, l’arco della 10^ cappella)

 Sono le immagini più dichiaratamente artistiche, in cui i particolari architettonici delle cappelle devozionali e i colori straordinari del cielo di Lombardia (‘così bello quand’è bello’ come asseriva il Don Lisander nei Promessi Sposi) si fondono con effetti di chiaroscuro del tutto pittorici. La presenza della luce, catturata dall’obiettivo in tutti i momenti della giornata, dall’alba al tramonto, regala alle architetture un rilievo particolare: ora ne accentua l’articolazione dei volumi, ora ne mette in rilievo la massa, ora ne disegna il profilo, con la stessa innamorata insistenza con cui si accarezzano, linea per linea, contorno per contorno, i tratti del viso di una persona amata.

L’amore per questi luoghi balza fuori da ogni inquadratura, da ogni scatto, dall’ostinazione con la quale lo stesso soggetto ritorna, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, a rivelare la purezza delle sue linee e lo splendore dei suoi colori. Immagini fiabesche immerse nel candore della neve che disegna come trine i rami degli alberi (a pag. 22 la 4^ cappella), figure fiammeggianti nei sontuosi colori dell’autunno, (a pag. 27) immerse nelle nebbie impalpabili dell’alba, (a pag. 36) avvolte nei misteriosi veli dell’oscurità (a pag. 42) in un caleidoscopio di linee e colori che ricompongono incessantemente un oggetto identico, ma ogni volta rinnovato.

La figura umana si inserisce con naturalezza nei luoghi rappresentati, sia essa evocata dalle statue lignee a grandezza naturale che sono una delle caratteristiche dei diorami presenti nelle cappelle, sia quando è costituita dagli escursionisti, dai figli e dagli amici dell’autore, dalle suorine del Romitorio che si affacciano fra le monumentali colonne di un portale ( a pag.19); la presenza dei figli è assolutamente un segno di quel legame emozionale che l’autore confessa con grande sincerità, inclusivo degli affetti famigliari verso tutto il popolo di personaggi devoti, di Santi e Dottori della Chiesa, ( a pag. 11) perfino di angeli e aguzzini, che culmina in un rapporto di fideistica e filiale venerazione verso la ‘Madonnina nera’ del Santuario.

Un altro elemento sostanziale della narrazione per immagini sono gli elementi naturalistici e visivi del paesaggio: una testimonianza della grande ricchezza e varietà del nostro patrimonio naturale che Marangon immortala nell’effimero intrecciarsi delle nervature dell’ala di una farfalla, nella leggerezza di un soffione dagli impalpabili piumini, nella delicata trasparenza delle corolle dell’elleboro e del mezereo (a pag. 110 e 111). In altre immagini ci offre un prezioso contributo di documentazione della presenza di una fauna selvatica che convive con l’uomo ai margini della città, celandosi fra i cespugli del bosco ceduo e insinuandosi fra i giardini delle sontuose ville Liberty: profane ’cappelle’ di un percorso mondano altrettanto ricco di storia e di bellezza quanto quello rappresentato dalle religiose edicole secentesche (a pag. 117).

Sopra tutto e tutti si impone l’unicità del panorama delle Prealpi Varesine, la sua apertura verso lo spalancarsi dell’alta pianura, la trama verdeggiante dei suoi boschi, la trasparenza del suo cielo, colto in controluce dietro un gazebo dalle sinuose linee floreali (a pag. 9), dietro lo splendore di una cascata di ghiaccio (a pag. 120) o fra le corolle fiammanti di un’aiuola di rose al tramonto ( a pag.114): l’occhio innamorato dell’autore coglie la bellezza di ogni dettaglio e ce la riporta intera nelle pagine di questo album di ricordi, che volutamente non richiama una dotta pubblicazione accademica, ma pur nella sua eleganza discreta, una più umana raccolta di memorie di famiglia .

Per questo le note a commento delle numerosissime fotografie rivelano di volta in volta la commozione, l’ironia divertita, la dimensione colloquiale e l’immancabile riferimento alle vicende personali che ci fanno entrare nel vissuto che scorre dietro le immagini, col suo portato di sentimenti e di emozioni, accompagnandoci in un percorso che è certamente unico, sia per la collocazione logistica che per il ‘taglio’ che si è voluto dare all’opera.

Lo scopo benefico, discretamente sottinteso, che è riservato ai proventi della prestigiosa pubblicazione non fa che aumentarne il valore umano e accrescere la stima e l’ammirazione nei confronti dell’autore.

Il libro sarà presentato nell’ambito delle attività culturali “Volando verso il Premio”- III Edizione, organizzate dal Premio Letterario La Rondine-Ti scrivo questa lettera, venerdì 11 maggio alle ore 20,30 nella Sala ex Svit di Lavena Ponte Tresa (VA).

Milena Nasi Benetti

 

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