Di romanzi storici e di blogger. Il secondo giorno a #Tempodilibri

di Linda Lercari


Ed eccoci al secondo giorno di Tempo di libri. L’affluenza è molto aumentata e in certi momenti si fatica persino a camminare. Dove? Per l’esattezza davanti alle sale conferenza in quanto le file che si formano non sono ben gestite e si creano dei “serpenti” umani che si snodano faticosamente in un tratto di spazio di per sé già ristretto. Cosa prevedibile che è stata data per scontata.

Prevedibile perché le conferenze sono tante e tutte interessanti.

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Se si aggiunge il fatto che nello stesso spazio, ovvero il corridoio, è stata allestita la zona per le letture ad alta voce – vorrei complimentarmi con la lettrice di Addio alle armi – che ha rappresentato un ulteriore ostacolo in una zona di transito il posto per le file è diventato davvero poco.

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Gli editori hanno chiamato nomi di spicco richiamando un folto pubblico. Ho potuto assistere a un incontro fra due grandi del romanzo storico: Marcello Simoni e Giulio Leoni condotti da un brillante Edoardo Vigna. Le domande sono piovute veloci, il tempo a disposizione era poco e tiranno. Alla questione su quale periodo storico prediligessero Simoni ha risposto che ama molto il ‘600 epoca in cui si sono sviluppati il concetto di “strega” e di “inquisizione” che di solito la mentalità comune moderna collega al Medioevo in modo del tutto erroneo. Io sorrido e annuisco:

io e mio marito siamo due storici del Medioevo e non cadiamo in simili tranelli, ma capiamo perfettamente la risposta di Simoni. Inoltre quest’ultimo è affascinato anche dal concetto di “creazione del mito” nel pensiero medievale. Ha parlato della costruzione del mito di Merlino, del romanzo d’avventura medievale e del romanzo cortese. I miti come noi li conosciamo nascono in quel periodo e per lui è fondamentale la creazione di certi archetipi. Dal canto suo Leoni ha una predilezione per i periodi storici “a cavallo” fra un’epoca e un’altra. Il momento in cui qualcosa di fondamentale sta per sgretolarsi, quando un’istituzione consolidata da secoli è arrivata al momento in cui entro pochi anni dal massimo splendore passa al degrado totale. Gli anni prima della Prima Guerra Mondiale, oppure anni in cui tecnologia quasi moderna viaggia insieme a vecchi mezzi del passato: cieli solcati da aerei e dirigibili oppure strade battute da cavalli e carrozze mentre in altri luoghi già si sperimentava la propulsione dei razzi.

Vigna ha chiesto come si documentano entrambi per i loro romanzi e i due autori sono stati gentili nel non scendere troppo nei tecnicismi dando una risposta semplice e chiara. Lo studio è molto e approfondito, ma, soprattutto, quello di cui devono tener conto è il particolare storico che magari neppure entrerà nell’economia della trama, ma che loro devono ben tenere a mente per dare profondità e credibilità alla storia. Se per Simoni il narratore può fissarsi su domande come “avevano i tovaglioli in un certo periodo storico?” per Leoni la crisi arriva al momento del conto “quanto avrebbe pagato il protagonista un boccale di vino in un’osteria del medioevo?” e non sempre lo scrittore può cavarsela con un “lanciò una manciata di monete sul banco”, anche se, fortunatamente, spesso è possibile risolvere questo tipo di problemi. Precisione? Sì, certo, ma senza stancare il lettore perché è fondamentale ricordare che si tratta di romanzi storici e non di saggi. Le note non sono previste oppure devono essere poche e la fruizione dev’essere scorrevole. Altro problema è la traduzione. Simoni ci ha parlato di un romanzo in cui il traduttore confonde gli archibugi dei giannizzeri con dei moschetti che nell’epoca trattata ancora non esistevano. Per Simoni è fondamentale sapere sempre che tipo di oggetti utilizzano i personaggi anche quando non li deve descrivere, lo deve sapere in ogni caso. La cosa più difficile? La descrizione del vestiario nel ‘300 per la quale i dipinti non sono sufficienti e la documentazione è scarsa. Leoni vorrebbe tornare indietro nel tempo per chiedere a Shakespeare se è il vero autore dell’Amleto e Simoni ammette che tornerebbe indietro solo avendo a disposizione la corrente elettrica e i medicinali. Scrivere del passato per quest’ultimo è un atto quasi di fantascienza perché si deve creare un ambiente verosimile e realistico esattamente come se si trattasse di una storia ambientata nel futuro. Leoni stesso risponde a una domanda di Furio Detti: i personaggi parlano una lingua credibile in base ai testi ritrovati. Non sappiamo come parlava Dante, ma sappiamo come si esprimeva nei testi ufficiali e possiamo cercare di ricreare una lingua credibile, soprattutto grazie al fatto che l’Italiano non è mutato eccessivamente col tempo. Per Simoni, invece, scrivere un dialogo realistico vuol dire anche usare il turpiloquio, se necessario, ma che nel medioevo, per esempio, era molto più creativo e fantasioso che non adesso. Leoni e Simoni, due valenti scrittori che ci hanno svelato qualche trucco del mestiere con estrema semplicità grazie alla moderazione di Edoardo Vigna.

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Le persone, complice anche la tipica giornata “uggiosa” di pioggerella fine e fredda, si sono riversate in massa e districarsi non è stato semplice. Potrei dire che questo è stato un “Sabato Blog” in quanto ho incontrato moltissime ragazze con le quali ho avuto il piacere di intrattenererapporti per l’uscita dei miei romanzi. Persone dal gusto raffinato che non posso che salutare invitandole sulle pagine di NoCrimeOnlyArt in quest’occasione lieta di scambio di idee, di letture, di impressioni.

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Per questo saluto Fabiana de “La bottega dei libri incantati”, Franca e Silvia di “Romance non stop”, Loriana Lucciarini di cui torneremo a parlare in seguito, Babette Brown il cui nome è già garanzia e Nicole Teso da poco conosciuta, ma che mi ha subito conquistata.

#Tempodilibri è stato anche questo, confrontarsi con addetti ai lavori e specchiarsi nei sorrisi di chi gioisce nel trovarsi circondato da scaffali pieni di libri, di saggi, romanzi, cataloghi e quant’altro perché la cultura fa la differenza, l’arte è il nostro sostegno.

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