“I poeti vivono nel battito d’ali”

Presentiamo in anteprima assoluta la nuova raccolta di poesie di Aleksandra Damnjanovic D’Agostino, poetessa Italo serba, dal titolo 

Quello che non vedi – One sto ne vidis

Edito “Associazione Culturale La Rondine” – pagine 207- bilingue Italiano- Serbo

dedicato alla sorella gemella Tatjana recentemente scomparsa.


Un libro fatto solo di poesie: cosa si può pensare di più estraneo al mare di parole triviali che ogni giorno ci travolge dalla carta stampata, ci insegue dai social, ci assale dai media?

Eppure la poesia si arroga il potere di levare una sua voce eterea, a volte flebile a volte carica di echi risonanti, a ricordarci che l’Uomo è ancora lo stesso, che le sue paure e le sue gioie sono come sempre legate al sentimento, che non va confuso con lo sdolcinato sentimentalismo delle frasi fatte che tanto spesso compaiono sulle pagine personali dei network più popolari.

In questa raccolta, che fin dal titolo evoca di ispirarsi a ciò di essenziale “che è invisibile agli occhi”, scorre la forza travolgente di sentimenti autentici che è la forza stessa delle poesie di Aleksandra Damnjanovic D’Agostino, voce che sfiora i tasti di un ideale pianoforte di parole per trarne gli accordi che fanno vibrare le corde dell’anima.

Nelle sue liriche l’autrice usa una lingua piana, affidando all’eloquenza delle immagini il compito di parlare dei suoi affetti, della natura, dei grandi interrogativi che da sempre confrontano l’umanità, ma accosta le parole con il gusto sicuro di chi assortisce i colori su una tavolozza o le note di un arpeggio. Alcune delle sue poesie assumono un andamento levigato e discorsivo, a chiarire un concetto o una riflessione, altre sciabolano con pochi vocaboli che illuminano il pensiero come i lampi evidenziano gli elementi del paesaggio in un temporale notturno.

È appunto in versi come questi che Aleksandra raggiunge gli accenti più interessanti, là dove le parole si liberano dalle catene del costrutto per attingere alla pura armonia che tocca più l’istinto che la ragione:


 

“Né urlo, né silenzio

Né sussurrato Amen

È un alito caldo

Una fiamma

Avvampa sulle labbra

Crea un bisbiglio

Fa perdere la ragione

E di rosso

Colora la notte”

(Il suono dell’amore- pag.193)

 

 

 

Versi che evocano e non descrivono, sottintendono e non spiegano: l’essenza che è invisibile agli occhi, il volo che si libra sopra l’ovvio, la poesia del quotidiano, il battito d’ali in cui vivono i poeti.

Milena Nasi Benetti


 

PREFAZIONE

di Giovanna de Luca

 

“Venuta da un mondo

Che non mi apparteneva più

In un mondo

Di cui volevo far parte

Scrivo le parole senza mondi

Con le lacrime

Di chi non ha smesso di sognare

I mondi abbracciati”

 

 

A lettura ultimata, ci si sente trasportati dalle poesie di Aleksandra Damnjanovic in un’atmosfera ricca e particolare, dove si accendono luci diverse eppure originate da un unico, radicato sentimento: l’amore.

Amore in senso ampio, universale, che comprende le persone, la natura, gli eventi colti in tutti i loro aspetti, l’umanità.

Amore per il “nido”, innanzitutto.

E devozione alla “memoria”. (“La memoria rimane nel brivido”).

Infatti Aleksandra ha una particolarità nella propria vicenda umana: serba di origine, si trova ora a vivere la vita familiare in Italia, a Cadegliano Viconago, tra le Prealpi varesine.

In lei convivono due anime: quella originaria, che la radica ancora profondamente nella sua terra, e quella italiana che ha alimentato inserendosi con altrettanta profondità nel territorio dove abita ed è divenuta autrice e animatrice di eventi culturali importanti (un esempio fra tutti: il Premio Letterario LA RONDINE).

Tuttavia ciò non cancella un fondo di malinconia, che quasi sempre emerge nelle sue liriche: è il sentimento di una perdita, il compianto per la sua terra che le appare “decaduta” (“Alla Serbia”)

Questa scissione tra vita passata e presente trova in lei composizione in una forte tensione verso l’armonia e la pace tra gli uomini ed anche nella dimensione religiosa, che emerge in varie poesie. Tuttavia il superamento della divisione tra i popoli non è affidato solo alla preghiera o alla Provvidenza: Aleksandra interroga a viso aperto l’uomo contemporaneo, gli pone delle domande, lo mette di fronte alle sue responsabilità e gli affida il compito di risanare il mondo (“Tu Uomo, che ci stai davanti / sei la nostra porta del Paradiso”).

Anche l’amore tra uomo e donna, presente nelle sue poesie, è il simbolo e il segno della fusione tra le genti: l’amore, e solo l’amore, tiene unito l’universo. Questo convincimento non impedisce che a volte l’autrice si interroghi sul senso della vita, sul male nel mondo e sul suo ruolo di poeta. Si vedano le tre bellissime:” Dicevi bene”, “Sono il colore dell’arcobaleno” e “Un sogno”, ove ci porta in una dimensione metafisica e di sogno (“La nostra vita è un volteggiare / alla ricerca di un’unica emozione / e alla fine morire / accecati dalla bellezza di un sogno”).

Se la poesia ha tra i suoi compiti quello di spingere l’uomo ad elevarsi, quella di Aleksandra Damnjanovic lo assolve in pieno e lo fa con una padronanza assoluta della lingua poetica italiana, a cui il bilinguismo aggiunge altra suggestione: prima della parola ci sono, infatti, il pensiero e il sentimento che la generano e che, nel suo caso, sono impregnati di profondità, rimpianto, dolcezza, ma anche di speranza in un futuro migliore per l’umanità.


 

 

 

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