SuperRagazzi dal Futuro

Recensione di Ozymandias


17 Febbraio 2018

Sabato di pioggia torrenziale. Andare a teatro o non andare? La tentazione di restare a casa è forte… Però la curiosità ha il sopravvento e neppure la distanza mi ferma. Dopo un’ora abbondante di autostrada guidando sotto sferzate temporalesche arrivo a destinazione: il piccolo e funzionale teatro dell’Accademia Armata Brancaleone a Massa, in programmazione Ozymandias scritto e diretto da Lorenzo Galli.

Di questo giovane talento avevamo già avuto modo di parlare in “Sono uno e tanti” in qualità di attore. Stavolta lo troviamo in qualità di autore e regista. Prove non facili, ma superate brillantemente.

Foto @Furio Detti

Prima ancora di entrare non posso fare a meno di notare il cartellone e le foto di Davide Eschini che merita un encomio per la semplicità e immediatezza delle immagini.

Per due ore assisto con piacere a uno spettacolo molto fresco. Forse sono retorica nel dire “scritto da un giovane per i giovani”, ma in effetti la percezione è forte. La storia principale tratta di un futuro distopico in cui si è scatenata una guerra fra umani e super umani dotati di poteri speciali. In un bunker si consuma la vicenda di un gruppo di giovani in lotta non solo col mondo esterno e le sue possibili minacce, ma contro se stessi, contro ciò che sono grazie ai loro doni superiori, contro ciò che vorrebbero essere.

Da questo plot principale si sviscerano temi importanti e legati a tristi fatti di attualità: razzismo, la paura del diverso, il bullismo, l’instabilità familiare, la mancanza di comprensione generazionale, il distacco, la paura di crescere o la condanna a doverlo fare troppo in fretta. La guerra e l’odio sono solo piccole parti di un universo più grande di percezioni e suggestioni.

La scena iniziale lancia noi spettatori direttamente nel vivo della vicenda senza preamboli, senza spiegazioni. Man mano che la storia progredisce comprendiamo ogni cosa. I nomi dei personaggi sono un prezioso aiuto per comprendere il tempo della vicenda. Conosciamo quindi Sebastian, Will, Tess, Tarquin e tanti altri. Nomi esotici che ci trasportano in una dimensione nuova, fantastica, futuribile. Fra tutti quello che resta più impresso è il fantomatico Shroud: la nemesi, il male.

I dialoghi sono serrati e i colpi di scena si susseguono. La narrazione ha continui flashback grazie ai quali comprendiamo l’origine di ogni cosa e capiamo come si stanno evolvendo i fatti.

Si arriva al finale senza essersi mai annoiati e con la consapevolezza di aver fatto bene a sfidare la pioggia e il mal tempo: ne valeva la pena.

Troppo non voglio dirvi sulla trama per evitare di togliervi il piacere di una futura rappresentazione.

Per quanto riguarda l’idea non posso che complimentarmi con Lorenzo per essere riuscito a inserire così tanti temi di scottante attualità in una trama già piuttosto complessa. Un risultato interessante e completo.

I dialoghi sono, nel complesso, buoni, anche se a volte risultano un po’ lunghi. Di tanto in tanto i personaggi spiegano cose di se stessi che forse sarebbe stato più coinvolgente dimostrare con un’azione piuttosto che con un racconto della loro vita. E’ vero che nella realtà tutti noi tendiamo a narrare la nostra esperienza al prossimo, ma in un testo così “d’azione” forse il troppo parlare di certe situazioni stona leggermente. E’ una nota lieve perché non accade spesso.

Un’idea che merita un encomio speciale è la “camera della memoria” ovvero l’utilizzo di attori che irrompono nella scena recitando situazioni accadute in tempi precedenti. Qui un applauso speciale va a tutta la compagnia che ha saputo interagire perfettamente: gli attori nel “presente” osservavano con genuino stupore gli attori “del passato” recitare nello stesso palco come se fossero proiezioni, ologrammi. Una prova a livello di regia da applausi.

A livello recitativo, inoltre, non ci sono state discrepanze. I ragazzi più giovani si sono comportati da professionisti. Gli attori principali hanno tenuto bene la scena per tutto il tempo anche se a volte alcune frasi erano recitate con un po’ di fretta, soprattutto all’inizio, ma, si sa, ci vuole sempre un minimo per “ingranare” uno spettacolo.

Foto @Furio Detti

Ottima l’idea di non utilizzare oggetti di scena tranne pochissimi elementi. Con una compagnia numerosa le scenografie non sono poi così necessarie, anzi, a volte sono un problema in più da gestire. La recitazione è stata già da sola un ottimo modo per far comprendere il mondo chiuso e claustrofobico del bunker.

Siamo talmente abituati a vedere lavori di compagnie minimali, con tre, al massimo quattro attori sul palco, che assistere a uno spettacolo con così tanti elementi ci stupisce e ci rincuora. Per Lorenzo Galli non credo sia stato semplice dirigere più di venti persone, ma il risultato c’è e ci fa sperare in un ritorno, nel tempo, di spettacoli corposi, di storie complesse.

L’utilizzo del “buio” per i cambi scena o per mostrare lo scorrere del tempo è forse un poco eccessivo, tende a disorientare lo spettatore meno avvezzo, ma, ricordiamolo, gli attori sono per la maggior parte del tempo in un bunker e questo agevola i passaggi di luce/oscurità nell’immaginario collettivo.

Foto @Furio Detti

  Brava Ylenia Paladini che ha saputo regalarci momenti di grande tenerezza con il suo personaggio “umano, troppo umano” e complimenti a Chiara Mearelli soprattutto nella prima scena dove riesce a rimanere del tutto immobile nonostante la cacofonia che la circonda. Degno di nota Alessandro Greco Luciani per la capacità di far crescere il suo personaggio da neonato sino alla consapevolezza.

Interessante il cameo di Elena Pampaloni che ho avuto il piacere di ritrovare più matura a livello attoriale. A lei è stato dato un personaggio che “spezza” essendo l’unico a utilizzare, se pur per brevi battute, un linguaggio volgare, tagliente.

Foto @Furio Detti

Interessante e difficile il ruolo interpretato da Andrea Franchini, Sebastian, il professore, il fratello, il padre, ma, soprattutto, colui che vorrebbe possedere il controllo, che vorrebbe poter aggiustare ogni cosa senza curarsi del prezzo da pagare.

E arrivando in conclusione se idea, scrittura e regia sono stati svolti con professionalità va “spezzata una lancia” a favore dell’aiuto regista Sara Cardi Cigoli – nonché interprete di Shroud in tutta la sua complessità – perché Lorenzo Galli ha anche una parte nel dramma e dirigersi da soli è un compito arduo, mentre con un aiuto regista responsabile il successo è assicurato.

Una prova, quindi, superata brillantemente e un invito a continuare su questa strada. Si dovrà limare qualcosa, accorciare qualcos’altro, ma i presupposti ci sono e lo spettacolo… DEVE CONTINUARE!!!

Bravi!!!

locandinamodificata

Ozymandias

Ideato, scritto e diretto da Lorenzo Galli

Aiuto Regista: Sara Cardi Cigoli

Cast (segnaliamo solo gli attori maggiorenni)

Sebastian: Andrea Franchini

Anna: Ylenia Paladini

Will: Lorenzo Galli

Tess: Marisa Cardi Cigoli

Emma: Chiara Mearelli

Shroud: Sara Cardi Cigoli

Tarquin: Lorenzo Domenichelli

Ian: Alessandro Greco Luciani

Craig: Lorenzo Tonini

Sarah: Lara Baldino

Ian Padre: Mirko Chisci

Will giovane: Francesco Perinelli

Infermiera Hall: Jessica Baldini

Caren: Elena Pampaloni

Poster/cartelloni/grafica originale: Davide Eschini

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