La Cenerentola di Rossini conquista Piacenza

Per la Rubrica “VOCE DI UN MELOMANE” di Paolo Mazzoni


Non ero mai stato a Piacenza, e finalmente ho colmato la lacuna. Bellissima la città, bellissimo il teatro, bravissimi gli artisti che nel teatro si sono esibiti in una strepitosa “Cenerentola” di Rossini. Per una indisposizione non hanno cantato i previsti Pietro Adaini e Pablo Ruiz, sostituiti all’ultimo momento da  due spettacolari artisti, ormai noti per la loro bravura, cioè Antonino Siragusa (Don Ramiro) e Paolo Bordogna (Dandini), dire che stono stati ECCEZIONALI è assolutamente riduttivo. Siragusa con una voce che ho trovato irrobustita, ma sempre con squilli adamantini ed agilità sbalorditive, ha delineato il suo personaggio come meglio credo non sia possibile. Bordogna, che non avevo mai ascoltato dal vivo, ci ha letteralmente stregati con la sua spettacolare vis-comica (anche solo nelle espressioni corporeo-facciali), ma sopratutto con la sua splendida voce estesissima ed ugualmente di grande caratura dalle note più gravi a quelle acute. La sua aria di sortita “Come un’ape ne’ giorni d’Aprile” è stata un vero e proprio capolavoro sia dal punto di vista vocale che attoriale strappando applausi a scena aperta. Altro grande, già sentito a Palazzo Pitti, è stato Marco Filippo Romano,secondo me il don Magnifico di riferimento attuale. Bella voce, bella presenza, bella gestualità, e grande tecnica; anche lui nella sua aria di sortita “miei rampolli,miei rampolli femminini”, è stato assolutamente impeccabile, proseguendo poi su quei livelli altissimi per tutta l’opera. Tisbe era la grande Isabel De Paoli, mezzosoprano giovane e con voce strutturatissima, bella e potente, che anche lei ha messo al servizio di una grande recitazione che ha strappato grandi risate al pubblico. Clorinda era Giulia Perusi, bel soprano con una bella vocina pura, pulita e tecnicamente a posto, che ha recitato e cantato in modo splendido. Alidoro lo interpretava Matteo D’Apolito, che si è ben districato nelle impervie arie che questo personaggio deve sostenere. Per ultima ho lasciato la protagonista dell’opera: Cenerentola o Angelina, che aveva le fattezze e la voce (e CHE VOCE!!) di Teresa Iervolino. Conoscevo questa artista per averla sentita un paio di anni fa in un concerto degli amici della lirica di Carrara, ma da allora non mi era più capitato di ascoltarla dal vivo, perchè ormai ha scalato le vette della lirica, debuttando qualche mese fa alla Scala. E il bene che si dice di lei è assolutamente meritato! Voce importante, pastosa, scurissima, estesa, sostenuta da una splendida tecnica, frutto di duro lavoro, se si considera che è giovanissima (1989 ,che Dio la benedica) chissà dove potrà arrivare! Intanto ha fatto un capolavoro questa sera. Per me più che un mezzo, è forse l’unico vero contralto sulla piazza, vocalità sempre più rara, e tanto  affascinante. Auguro a questa splendida creatura tutti i migliori auguri per una carriera che già si delinea sfolgorante. Il direttore d’orchestra era la tedesca Erina Yashima, assistente di Riccardo Muti. Bella direzione, molto espressiva, con buona attenzione al palcoscenico e con tempi complessivamente credibili e sonorità corpose e accattivanti.

La regia, bella, era di Aldo Tarabella, che ha ricevuto alla fine la giusta dose di applausi. Scene di Enrico Musenich, molto carine e funzionali alla favola, e finalmente anche i costumi erano tradizionalissimi, del grande Lele Luzzati. Luci di Marco Minghetti. Coreografie di Monica Bocci. E voglio ricordare anche l’aiuto regista Emiliana Paoli, già splendida artefice della Norma di Castelfiorentino a Dicembre scorso. Il coro era quello del teatro Municipale di Piacenza, diretto da Corrado Casati, che ha interpretato benissimo i vari momenti della partitura. L’orchestra era la Giovanile Luigi Cherubini, che ha seguito scrupolosamente le direttive del maestro, tirando fuori delle belle sonorità . Nel filmato gli APPLAUSI FINALI. Nelle foto il teatro all’esterno e all’interno, e degli artisti che mi hanno sopportato per una foto insieme.

Paolo Mazzoni   (Melomane)

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