METALLICA E VASCO ROSSI, dissonanza culturale

Lo so, ci sono notizie ben più serie su cui riflettere e spendere argomenti: ma quando non capisco perché reagisco alle cose in un certo modo, il cervello mi va per conto suo e tenta di sviluppare un pensiero.

Foto teamrock.com

Inizialmente, quando mi sono scandalizzato all’idea che i Metallica si fossero presi la briga di strimpellare “c’è chi dice no”, mi sono quasi vergognato della mia reazione.
Ho pensato: non sarò per caso un veterometallaro retrogrado, incapace di comprendere che la musica è un melting pot per definizione, ed è bene che lo sia? Uno di quei patetici individui fermi a schemi preconcetti ed incapaci di vedere il bello oltre i propri ristretti consueti orizzonti?
Dopo attenta autoanalisi, posso ben dirlo: non credo sia così!
Credo che uno dei motivi di successo del metal-thrash-death-doom ecc.ecc. sia stato il vuoto politico lasciato dai movimenti musicali precedenti (ad esempio il punk, cui, sebbene le contaminazioni siano state moltissime, si è sempre fieramente contrapposto), e la ricerca di una nuova forma di trasgressione, dopo quella sessuale, o legata all’abuso di droghe, al rifiuto dell’establishment, ecc. ecc.. Il metal si è fatto spazio negli anni ’80 (fino ai primi ’90), perché è riuscito a impressionare i cuori dei teenagers dell’epoca con nuovi contenuti trasgressivi (tutt’altro che meravigliosi, in genere, lo ammetto: violenza, gusto per il macabro e l’occulto, ecc..), e così facendo è riuscito a mantenere intatta l’iconografia della rockstar anarcoide e ribelle. Ma con una variante interessante: la nicchia. Il metal (specie nelle sue forme più estreme), non era una musica mainstream (non più di tanto, almeno..), non piaceva troppo alle grandi masse, che gli preferivano il pop ed il rock.


Insomma, Metallica, Slayer, Sepultura, ecc…devono il loro successo (oltre al fatto di aver composto delle canzoni meravigliose) a questa loro forma di distacco radicale ed ostentato dal mainstream: quando, nella tua stanzetta di adolescente, mettevi su un disco degli Obituary, ti sentivi diverso e lontano, anche se, magari, non ti era chiaro diverso da chi e lontano da cosa… ma questa sensazione di isolamento, è stata il primo passo per la definizione di un’identità. Ricordo ancora con i brividi questa sensazione, piacevole e terribile allo stesso tempo. L’identità si fonda sul distacco e sulla differenza rispetto al mondo costituito, ascoltare in uno walkman (oddio che parola obsoleta…!!) una cassetta al cromo con inciso “Scream Bloody Gore” dei Death, mentre guardavi la gente passeggiare per strada ignara di cotanto orrore sonoro ti diceva: sei diverso! hai una tua identità! potrai farti spazio nel mondo, perché la tua generazione ha da dire anche qualcosa di nuovo e di diverso rispetto a quelle precedenti, di cui comprende tutte le ipocrisie e che parlano un linguaggio vecchio in cui non ti riconosci più!!

E’ per questo che i Metallica non possono cantare una canzone di Vasco Rossi solo per accattivarsi i favori di un pubblico: per me possono fare una cover di Vasco Rossi, di Jovanotti o di Gigi D’Alessio, ma se è per una loro esigenza espressiva o artistica, ben venga (basti pensare a felici quanto improbabili connubi…tipo Johnny Cash e Nine Inch Nails) se lo fanno per conquistare le masse omologate di consumatori è un’operazione ignobile… e quant’è peggio, mi fa pensare che quel “romanzo di formazione” che la musica ha rappresentato per me (non solo il metal…poi venne il prog,il jazz,la classica,i cantautori, ecc…), sia stata una mera illusione.
Ecco perché ci sono rimasto così male.
Scusate l’arringa.

P.S.: la foto è volutamente degli anni ’80…con i Metallica, quelli veri

Michele Orsitto

 

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