CORPO E ANIMA, storia di sogni

Un film di Ildikó Enyedi


Un mattatoio. Il suo direttore, un uomo alle soglie della vecchiaia, deluso e pacato. La nuova responsabile della qualità, una giovane donna con enormi problemi comportamentali e nessuna esperienza del mondo. I due scoprono di fare lo stesso sogno, che si sviluppa di notte in notte dentro di loro in maniera identica per entrambi. Tutti e due sono, per motivi diversi, spiriti solitari: ciononostante si crea un’affinità, una simbiosi onirica. Intorno, solo il sangue dei bovini macellati con scientifico rigore, e un ambiente di lavoro dominato da continui segnali sessuali.
A volte le storie, i film, i romanzi, iniziano molto bene, si conquistano la nostra attenzione, seducono la nostra curiosità e poi ci abbandonano, lasciandoci in balia di svolgimenti banali, ripetitivi, inconcludenti.

Durante la visione di “Corpo e Anima” ho provato esattamente l’opposta sensazione: il film all’inizio (sebbene il plot sembri molto accattivante) non decolla granché, nonostante sia visivamente impeccabile, anche le scene del sogno (pur molto molto belle e, immagino, difficilissime da realizzare) le ho trovate un pochino ripetitive, e non mi hanno troppo emozionato.. non so, ci ritrovavo un po’ le atmosfere raggelate di “The Lobster”, o quelle di un film canadese di una ventina d’anni fa, “I Cinque Sensi” (peraltro entrambe ottime opere) ma quando il “fuoco” narrativo si sposta, concentrandosi sulla personalità dei due protagonisti, e sullo schiudersi dei loro universi interiori, la pellicola acquista un’intensità veramente invidiabile, che si mantiene fino all’interessante finale.

Il tutto senza perdere una virgola del rigore formale che caratterizza tutta l’opera. Qua e là, forse, si sarebbe potuta tagliare qualche scena insignificante, ma nel complesso mi pare un lavoro ampiamente riuscito.
Una chiosa: apprezzo molto le scelte di casting (come questa) che privilegiano facce e fisici normali, non particolarmente belli o palestrati ecc.. secondo me ne guadagnano in verosimiglianza e realismo.

Michele Orsitto

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