DUNKIRK è un non-luogo

DUNKIRK

(Christopher Nolan)

recensione di Michele Orsitto


E’ difficile scrivere qualcosa su “Dunkirk”. Di cosa parla questo film? Che cosa succede ai personaggi? Perché Nolan ha deciso di raccontarci questa storia, e soprattutto in questo modo? Una volta tanto, mi vedo costretto a dilungarmi un po’, ma solo perché credo che, pur nelle sue piccole imperfezioni e cadute di stile, Dunkirk sia un vero capolavoro. Forse può essere interessante raccontare la pellicola in diversi modi:

1)ASCIUTTO (o disattento?): Seconda guerra mondiale, anno 1940, circa 350mila uomini dell’esercito inglese (ne moriranno 3.500) si trovano in un cul de sac, letteralmente assediati dai tedeschi sulla spiaggia di Dunkerque, ed in attesa che giungano navi dalla madrepatria a riportarli a casa. Dal cielo (aeronautica militare) e dal mare (navi civili e militari) arrivano aiuti. Questa è una possibile sinossi. Ma non rende l’idea di cosa si provi realmente durante la visione: i tedeschi non si vedono mai, e nemmeno un solo schizzo di sangue…

2)METAFISICO: Dunkirk è un non-luogo. Una moltitudine di uomini tutti vestiti allo stesso modo, si trova sulla sua spiaggia bianca, gelida e sconfinata. Alcuni di essi soffrono e muoiono senza un perché, gli altri sono terrorizzati dalla paura della morte, ma non riescono a staccarsi da quel luogo; il Male e la Violenza sono inspiegabili. Due “dei ex machina”, giungono dal mare e dal cielo a spezzare l’incantesimo. Il tutto è avvolto da una colonna sonora che utilizza la “scala Shepard” (allucinazione uditiva che illude di ascoltare una scala indefinitamente ascendente). Forse questa era la vera idea di Nolan: ma ahimè non si può realizzare un film ad altissimo budget che estremizzi questo mood, visto che il grande pubblico fuggirebbe urlando dalle sale… e quindi il film non è neanche questo, dato che indulge spesso alla retorica ed allo spettacolo.

3)POLITICO: la guerra non è uguale per tutti; ogni classe sociale ha la sua battaglia, il suo habitat, la sua velocità:
a)IL MOLO: I proletari, moltissimi soldati semplici abbandonati sulla nuda terra, sono inerme carne da macello, e si affannano in umili attività sporcandosi le mani e la faccia di fango e gasolio per cercare di sopravvivere. Le loro menti sono solo ed esclusivamente tese alla conservazione della vita, della specie. Sono fermi e prigionieri della loro condizione.
b)IL MARE: I borghesi sono un discreto numero di proprietari di barche; è gente pratica, ben vestita, animata da sani principi, che sa usare le mani e il cervello. Ha bisogno di una “giusta causa” per combattere. Si muove lentamente sull’acqua.
c)IL CIELO: i nobili sono pochissimi; vivono nell’elevato cielo, guidano aerei con motori Rolls Royce. La loro guerra è un solitario e aristocratico esercizio delle proprie virtù di coraggio e sprezzo del pericolo; è essa stessa un lusso e uno svago. Sono i più veloci.

4)SOCIALE: gli umili della Terra vivono sofferenze indicibili, sognando un’esistenza migliore al di là del mare. Non meritano di soffrire e morire, il Male li colpisce solo perché si trovano in quel luogo e non in un altro. Non è giusto. E quindi è un imperativo morale categorico ed ineludibile quello di fare in modo che vengano salvati e aiutati da chi è più fortunato: ci stringeremo nelle nostre piccole ma confortevoli barche, facendo posto anche a chi non ha nulla… è l’unica cosa da fare.

5)CINEFILO: so che è azzardato e che non c’entra nulla, ma il primo film che mi è venuto in mente guardando Dunkirk è “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Giusto perché ci sono, durante la seconda guerra mondiale, molte persone bloccate in un luogo e costrette a subire sofferenze e morti atroci. Quello che più mi ha impressionato di Dunkirk (insieme a una costruzione formale molto solida) è la riflessione sulla insensatezza del Male, sulla sua inspiegabile gratuità, sul suo non-essere, che si contrappone alla Vita. E simili impressioni mi avevano colto dopo aver visto il film di Pasolini…

6)KOLOSSAL: anche nella sconfitta ci sono degli eroi. Gli inglesi sono un grande popolo e combatterono indubbiamente per una causa giusta nel ’39-’45. La Patria, checché ne dica Kubrick (e con lui B. Constant), è un valore importante, fondamentale. Esistono persone più coraggiose di altre, e sono queste che alla fine fanno la differenza: possono essere assi dell’aeronautica militare, normali padri di famiglia che salvano vite umane, ammiragli tutti d’un pezzo che non abbandonano i propri uomini; e si capisce che sono i migliori dal commento musicale fatto di impalpabili tappeti di archi … insomma tutti i (in fondo pochi) difetti del film stanno qui.

Un pensiero riguardo “DUNKIRK è un non-luogo

  • 5 febbraio 2018 in 8:40 pm
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    Un modo delizioso di muoversi fra un fotogramma e l’altro. Grazie a Michele per questa passeggiata sulle spietate sabbie d’Europa.

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