I segreti di Casa D’Octeville

“La Favorita”, romanzo grafico di Matthias Lehmann, ci porta dentro un ambiente borghese cianotico e allucinato, con un tortuoso, imprevedibile romanzo di formazione.

Non è un volume recente, ma vale la pena di consigliarlo ai lettori di NCOA. Intanto per lo stile: strutturato, denso, chiaroscurato, quasi xilografico e linoleografico, con una forte carica “vintage” che potrà colpire molti.

La Favorita, romanzo grafico di Màtthias Lehmann, classe 1978, fumettista, incisore e illustratore francese, ci conduce fra le soffocanti e rigide mura di una dimora signorile del dipartimento Seine-et-Marne, nell’Île de France, in un’epoca remota e segregata. La Favorita è a pieno titolo un romanzo borghese di formazione, scelto per la selezione al Festival d’Angoulême. Chi ha dimestichezza con certe atmosfere del cinema d’Oltralpe, o con i film di Ingmar Bergman sa di cosa parliamo e apprezzerà particolarmente.

« – Che state facendo, povero mio? Ah, vegetate come al solito.»

La protagonista, Constance Du Plessis D’Octeville, ha dieci anni: non ha mai conosciuto i suoi genitori e vive coi nonni, Èmile d’Octeville, erede di una fortuna ormai dilapidata e lontana, e sua moglie Adelaïde. Seguiremo Constance nella penombra di questa enorme dimora signorile, una cui metà è chiusa a chiave e del tutto abbandonata, piena di polvere e spettrali lenzuoli posti a coprire ogni arredo, essendo impossibile per la famiglia mantenere in efficienza l’intera proprietà. Eppure il luogo più temuto della casa è la soffitta, colma di una disturbante teoria di bambole rotte e dei ritratti della sorella maggiore di Constance, Èléonore, morta di meningite, pare, ancora ragazza. La persona più temuta? La nonna. Perché è Adelaïde la vera autorità in famiglia: donna rigida, intollerante, bigotta, antiquata e manesca, gestisce con pugno di ferro la vita domestica e non lesina frustate a Constance neanche per le più trascurabili mancanze; e quando facilmente la piccola ne delude aspettative e protocolli, c’è la segregazione notturna in soffitta, a digiuno, dopo le botte. Metodi che naturalmente non riscuotono alcun apprezzamento da parte di Constance, né fruttano ravvedimento alcuno. In effetti impareremo ben presto che stranamente la protagonista non frequenta affatto il mondo al di fuori della villa D’Octeville e del suo parco, ivi inclusa la dimora vuota degli antichi guardiani. Né frequenta alcun coetaneo o altri esseri umani a parte i nonni. È la stessa Adelaïde che provvede all’istruzione della bambina con lezioni domestiche. Mentre Èmile, alcolizzato, debole, del tutto succube della megera, tace e trascorre le sue giornate nella biblioteca, sempre più assente, al buio, ascoltando musica classica da un vecchio grammofono, bevendo vino e piangendo di nascosto. Di tanto in tanto la famiglia trascorre picnic sempre più radi nel giardino della villa, visitata per alcune sere a cena solo dal sindaco del paese.

«La nonna era brutta. Era terribilmente brutta. Tuttavia un giorno trovai una foto di lei, giovane, bella e sorridente.»

Gli unici svaghi per Constance sono quindi le scorribande in giardino in compagnia della micia Noirette – rivelatasi poi un gatto – le incursioni clandestine nell’ala dismessa della magione, e le letture notturne di romanzi d’avventura. Solo di notte in effetti Constance, quando non trema di paura in soffitta durante i castighi, evade da questa esistenza angusta e repressiva immaginando prima di essere una damigella, quindi di essere un corsaro, un pirata, un bandito. Essenzialmente …un maschio. Oltre a coltivare morbose fantasie in cui uccide, o fa uccidere, i nonni. Questa esistenza incredibilmente asfittica e monotona viene bruscamente interrotta dall’arrivo in casa di una famiglia portoghese, assunta per custodire il giardino e aiutare gli anziani padroni nel condurre le faccende domestiche. I Da Costa, questo il nome dei nuovi domestici, hanno anche al seguito due figli: Manoel, un maschio, più o meno della stessa età di Constance, e Lydie, una femmina, tredicenne. Saranno proprio i ragazzi – e con loro la scoperta di un mondo esterno, la Francia degli anni Settanta – a scatenare in Costance la rivolta, prima ideale, poi umana, quindi sentimentale e sessuale, insieme con l’inizio di nuove imprese, avventure, scoperte e colpi di scena sul passato dei D’Octeville che porteranno a una conclusione imprevista e drammatica ma con un finale decisamente positivo.

Per chi ama la narrazione d’atmosfera e le ambiguità dell’adolescenza, oltre al noir domestico, La Favorita di Lehmann è una lettura imperdibile.

Matthias Lehmann
La Favorita
001 Edizioni, Torino (2016)
160 pagine, brossurato, bianco e nero
ISBN: 9788899086756

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