La Mente Colpevole

O del “Perché sto con Kevin Spacey, nonostante tutto”

Comincio col Bardo, visto che parliamo di quel (vile) teatro che è il mondo e di un attore:

«Il Sospetto insidia sempre la mente colpevole, e il ladro vede lo sbirro in ogni cespuglio.» William Shakespeare, Enrico IV.

Vi dirò sono molto, molto, molto arrabbiato. Sono estremamente inferocito. Come teatrante – se non umile attore – e come artista. Perché? Perché c’è un clima da caccia alle streghe che fa vomitare e questo va detto senza mezzi termini.

Parlo di Kevin Spacey e dello scandalo che sta distruggendo la sua carriera, almeno per il momento, parlo della libertà di fare sesso fra adulti e parlo anche della pericolosa linea di confine su cui siede ogni attività sessuale umana e ogni atto di seduzione. Escluso il caso di molestie ai danni di Anthony Deane Rapp all’epoca quattrodicenne; e neanche troppo, visto che è stato solo un tentativo, stando persino a quello che afferma la stessa parte lesa, mai condotto fino all’atto sessuale da parte del popolare istrione di House of Cards, tanto che persino per gli avvocati di Rapp non c’erano i margini per una denuncia.

Ma tant’è. Rapp ha parlato del fatto 31 anni dopo, Spacey si è scusato, ma questo non ha saziato i cani rabbiosi dei giustizieri nei media e nello star system, anzi, li ha aizzati con la schiuma alla bocca. Per loro ogni mente è colpevole e ogni uomo un criminale che cerca di sfangarla. So benissimo che esiste un paletto – e di questo dovrebbe occuparsi solo la Giustizia – non i tribunali dei social media, non le redazioni delle riviste,  non i salotti dei produttori che hanno già condannato Spacey più che per questo per le sue recenti vacanze al largo di Capri, durante le quali l’attore si sarebbe fatto portare a bordo della sua imbarcazione 11 maschi adulti per fare sesso. Ma quanto si rimane piccoli, in un’epoca in cui neanche gli adulti sembrano crescere?

Vi dirò sono molto, molto, molto arrabbiato. Sono estremamente inferocito. Perché quando non è il diritto a gestire ciò che si può fare o non fare a letto – e anche là, quanti malintesi, quanti scontri fra libertà e morale, quandi idoli bigotti hanno stroncato sotto i loro piedi d’oro la sessualità come esperienza… – ma a farlo è la morale incarognita e sadica di una canea di censori pronti a farti scomparire prima di ogni sentenza dal mondo, come artista e come professionista, beh, per me c’è da diventare furiosi. Hanno tolto a Kevin Spacey ogni visibilità, via da Netflix, via dalla TV, via dal programma di formazione web Masterclass, via da tutto. Perché l’empio deve bruciare. Sapete, sarà che sto lavorando ne Il Crogiuolo di Miller, ma sento puzza di Salem ovunque.

E i torturatori, i fanatici nerovestiti a caccia di donne che volano nel bosco e che danzano nude sotto gli alberi, sono quegli stessi liberali del sistema mediatico e dello spettacolo che prima si sdilinquivano a ogni centimetro sudato percorso dal corteo del Gay Pride ovunque. Prima hanno obbligato tutti – pena anatema e dannazione eterni – all’omofilia coatta; e adesso si scagliano contro un attore e i suoi amori omosessuali come se fossero la lebbra d’Egitto personificata. Ma cosa vogliono costoro, dunque?!? Solo la follia si struscia con foia addosso a ciò che odia e poi pugnala ciò che dice di amare. E sto con Kevin così come sto dalla parte di tutti gli artisti aggrediti, censurati, gettati nel cestino a causa di insensate e moralistiche cacce alle streghe. Ebbi già modo di affrontare la cosa riguardo a Terry Richardson. Così sto pure con Kevin Spacey.

Ci sto per un ottimo motivo: coerenza. Un universo lontano anni luce questo mondo tarato e impazzito che prima obbliga tutti a suon di fatwa mediatiche e anatemi da inquisizione spagnola a essere sessualmente disinibiti, e poi, subito dopo, se un grande attore si carica 11 uomini, adulti, sulla barca, per copulare liberamente, “liberali” e media cancellano il suo lavoro, le sue serie, le sue collaborazioni – via da Netflix, via dal corso Masterclass (aveva un video di intro spettacolare!), via dai giornali, via dai premi – ritirati – via da ogni cosa! Via il mostro, via il nemico. Deve sparire!

Sapete che c’è? La verità è che prima siete stati ai piedi del sesso libero senza freni, traboccando odio contro chiunque disapprovasse – obbligando chiunque a genuflettersi – e ora state con il moralismo più rancido e bigotto. Era meglio quando gli scrittori come Celine e altri maestri immortali usavano parole sconce per descrivere la sconcia realtà piuttosto che questa galera del politicamente coretto, questo zucchero avvelenato che maschera solo oppressione, ipocrisia, odio, linciaggio e conformismo. Quei maestri, e Pasolini, sapevano bene a cosa ci avrebbe portato la dittatura del liberalismo e dei media. Nella vostra mania di oppressione, o liberali, non avete neanche la dignità di fregarvene se qualche adulto abborda chi vuole e basta; siete dei dittatori verniciati di democrazia, siete il peggio che ogni sistema politico e culturale potrebbe produrre.

Siete degli ipocriti pari al peggio possibile e basta. Siete qualcosa che offenderebbe l’aria più malsana e insalubre che il cielo mandi dal profondo della notte. Voi che gridate “libertà e diritti” mentre li calpestate senza neanche fiatare siete mille volte peggiori del più ottuso mondo feudale e clericale possibile. Allora persino il più ottuso degli omofobi sembra onesto. Gli uomini del passato almeno erano coerenti nel pretendere una vita conforme al credo che esprimevano. Voi no. Voi siete quelli che vogliono candeggiare a lisciva la mente colpevole, prima quando cianciate di diritti e dopo quando vi scandalizzate per gli errori di un essere umano.

Voi fate solo rimpiagere il mondo antico ai pochi che hanno ancora il cervello acceso.

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