Come farfalle nel ventre caldo del Messico

“Rovine”, di Peter Kuper. Una storia di amore, di lotta e di resistenza premiata col Premio Eisner 2016

©Photo Furio Detti

Per NCOA intervistiamo Peter KUPER, Premio Eisner 2016 con “Rovine”, la graphic novel messicana portata a Lucca da Tunuè in una nuova edizione, insieme all’autore.
*Rovine* si ispira al viaggio periglioso della farfalla Monarca, una specie americana che migra dal Canada al Messico per riprodursi, come fanno i salmoni o altre specie. La farfalla è il simbolo della lotta animale e umana per la sopravvivenza ma simboleggia la storia di un soggiorno messicano, in cui gli alter-ego dell’autore e di sua moglie diventano una coppia (Samantha e George) alle prese con la difficile vita nella città di Oaxaca e con la loro personalissima storia di coppia. Tra proteste politiche e le dure contraddizioni dell’esistenza, i protagonisti assistono a importanti cambiamenti nella propria vita. Il Messico con le sue luci e ombre e la sua umanità compongono questa graphic novel acclamata dalla critica e di recente approdata in Italia: un’opera forte, decisamente politica e premiata dalla cultura fumetistica americana come erede del lavoro di Will Eisner e in Italia nel 2017 col Premio Boscarato come miglior fumetto straniero al Treviso Comic Book Festival.

Peter Kuper è autore di illustrazioni e fumetti apparsi sul Time, MAD, The New York Times, e co-fondatore di World War 3 Illustrated, una rivista a fumetti a tema politico. Ha vissuto a Oaxaca, in Messico, tiene diversi corsi alla Harvard University e ha insegnato fumetto alla School of Visual Arts per oltre 25 anni. Ha inoltre realizzato l’adattamento a fumetti di una delle più importanti opere di Franz Kafka, La metamorfosi.

NCOA – Che cosa significa il titolo: “Rovine”? È lo stesso in inglese?

Peter Kuper – Sì. È lo stesso nell’opera originale. Ha diversi significati. Indica le rovine archeologiche, delle antiche civiltà, come quelle precolombiane in Messico; ma anche in altri casi le difficoltà delle relazioni umane; in un altro senso quello che stiamo facendo all’ambiente.

NCOA. – La graphic novel parte dal viaggio della farfalla Monarca? Che senso ha?

PK – La farfalla Monarca lotta per sopravvivere, contro i nemici naturali, ma anche contro minacce di altro genere come l’uomo. La Monarca si reca in Messico sostanzialmente per accoppiarsi, e in modo molto simile a lei noi affrontiamo la stessa lotta. Ma quello della farfalla è anche un viaggio fatto di meravigliosi contrasti: mi ha affascinato usare la metafora di questo viaggio fra cose splendide e terribili per raccontare in parallelo i diversi problemi della sopravvivenza umana.

NCOA. – Perché il Messico?

PK – Io e mia moglie abbiamo deciso di andare a vivere a Oaxaca nel 2006, nostra figlia, che all’epoca aveva 9 anni, ha potuto confrontarsi con una cultura diversa e imparare lo spagnolo come seconda lingua; personalmente per me era anche l’occasione di un anno sabbatico di fuggire dall’America di George W. Bush, che all’epoca era presidente. Quello che non sapevamo all’arrivo in Messico era che era in corso una protesta di insegnanti che sarebbe esplosa nei modi e nelle forme che ho raccontato nel fumetto. Che è poi il frutto di due anni passati in Messico. Io inoltre ho un interesse quasi da entomologo per queste farfalle e io e mia figlia ne alleviamo persino da quando ho visitato il santuario naturale in cui vivono. Fra le molte cose successe che ho portato in questa storia ci sono anche le informazioni sulla storia locale e altri dettagli che ho appreso in quel periodo.

NCOA. – Quale è stata la più grande difficoltà nella composizione di “Rovine”?

PK – In effetti tutto è stato difficile. *Rovine* è il frutto di anni di lavoro, ci ho pensato per cinque anni, e non ero sicuro che potesse riuscirmi di portarlo a conclusione. Fra guadagnarmi da vivere e lavorare a questa storia ho poi impiegato un triennio. Mi è sembrato una specie di missione suicida! Ma ne è valsa la pena. Ogni volta che mi chiedo se ne sia valsa la pena, mi ritornano in mente alcune di quelle idee e trovo questa storia ancora fresca, viva. È stata un’esperienza piena di gioia e difficoltà, e mi sono sempre rallegrato ogni volta che – nonostante le difficoltà quotidiane, i miei dubbi, le frustrazioni sulle mie carenze – aggiungevo una pagina alle altre, ogni giorno.

NCOA. – Hai vinto il Premio Eisner con questa storia nel 2016. Come ti sei sentito?

PK – Sconvolto. Non mi aspettavo assolutamente di vincere, tanto che volevo andarmene via al più presto pur di non restare al tavolo con il mio editore dopo che avrebbero proclamato il vincitore (ero certo di non essere io). Così quando è successo davvero non avevo preparato un bel niente! Neanche un discorsetto… Ma ho avuto l’opportunità di lamentarmi di Donald Trump in quell’occasione, cosa che ho fatto, e non era neanche divenuto presidente. Ora so che non stiamo vivendo in un bizzarro universo parallelo in cui Trump ha vinto; e, sfortunatamente, è il mondo in cui siamo.

NCOA. – È senza dubbio il nostro mondo. Come trovi questa esperienza a confronto con i tuoi precedenti lavori? A chi ti ispiri per il tuo lavoro – possiamo pensare a autori come Eisner, Spiegelman o Joe Sacco?

PK – Tutti questi, ma anche Jack Kirby. Ma non solo fumetti: penso al Charlie Chaplin di *Tempi Moderni*, un film fondamentale per l’arte, uno dei miei capolavori preferiti. Una miscela di politica e humour. O a riviste satiriche come Mad Magazine, con cui – quest’anno – scattano i miei 20 anni di nozze. Ci sono così tanti riferimenti per la mia ispirazione, Robert Crumb, Eisner, certo,  e così tanti altri, ma anche le strip di Winsor McKay. Ci metterei ore a elencarli. In pratica la storia intera dei comics.

NCOA. – Ultime tre domande: che consiglio daresti a un autore che voglia parlare dei problemi delle persone comuni, della normale umanità?

PK – Per me è l’unica cosa che valga la pena di raccontare. Poi consiglierei di iniziare dalla propria esperienza personale, e ci sono molti modi di farlo, migliaia di approcci: puoi fare fumetto d’inchiesta, giornalismo, autobiografia, e occorre avere grande onestà per riflettere lo spirito del tempo che si è scelto di raccontare.

NCOA. – Progetti in vista?

PK – Sto ultimando un libro con brevi storie da Kafka. Anni fa feci la *Metamorfosi* e un ritorno a Kafka mi sembra proprio adatto per tempi in cui alla presidenza c’è Trump, che è un’esperienza molto kafkiana. Finito questo progetto sto pensando di tornare in Messico per quattro mesi; il prossimo progetto è lavorare su un adattamento a fumetti di *Cuore di Tenebra* di Joseph Conrad. E solo dopo tutto questo prendermi il tempo per elaborare nuove idee…

NCOA. – Parlando di Trump sembra di avere a che fare con la figura paterna di Kafka, non trovi?

PK –  Io credo che gran parte delle storie di Kafka traggano vita dall’ambiente politico dell’epoca. Così è facile per me lavorare su simili materiali, che possono riflettere la mia personale esperienza, il mio vissuto emozionale, e cerco sempre di trovare cose da disegnare che possano rappresentare il mio stato mentale corrente, questo perché trovo molto difficoltoso possedere una certa condizione mentale e disegnare qualcosa di esterno a essa, scollegato. Tendo a evitare di disegnare qualcosa che non abbia una connessione diretta con la mia esperienza personale. Le ultime cose che ho fatto – con mia stessa grande sorpresa – sono singole vignette per il “New Yorker”, che è un posto molto duro in cui lavorare poiché pubblica migliaia di vignette ogni settimana; e io ne ho fatte solo quindici! Così gli faccio delle proposte ma esse riflettono chiaramente le cose che più mi toccano, e solo quelle. Comunque sto pubblicando con loro online a cadenza settimanale.

NCOA. – Il nostro magazine NCOA è dedicato alla bellezza come mezzo per salvare l’uomo. Che cosa è la bellezza, per te?

PK – A volte è verità. Conosci la frase: “C’è verità nella bellezza e bellezza nella verità”. Beh, la bellezza è quando fai qualcosa che colpisce, che è politico, che getta luce su qualcosa di cui vuoi parlare, quando trovi il modo di parlare di qualcosa che è complicato, e quando riesci a farlo in modo tale da presentarlo a qualcuno che possa capirlo, connettendosi con lui; il mio lavoro è tale che mi trovo talvolta a visualizzare con un bel disegno qualcosa di molto oscuro. Quando riesco a far succedere queste due cose sento che non ho disegnato qualcosa che visto una volta lo si può lasciar andare, ma qualcosa che qualcuno appenderà al muro e rivedrà di tanto in tanto.

NCOA – Grazie per l’intervista e complimenti ancora.

PK – Grazie a voi.

 

Peter KUPER, Rovine
Collana: Prospero’s Books N.87
Formato: 16,8×23 cm ; pp 328 a colori; cartonato
ISBN 978 88 67902712

 

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