Il senso di meraviglia. L’arte di Michael Whelan

«La dignità dell’artista consiste nel suo dovere di mantenere vivo il senso del meraviglioso su questa terra» G. K. Chesterton

LUCCA 3 novembre 2017 – Per NCOA intervistiamo direttamente Michael Whelan, pittore, uno dei massimi esponenti mondiali del realismo fantasy o immaginifico.

Artista attivo da quarant’anni, ha dato un volto iconico a libri, album musicali, opere pop. Fra gli autori illustrati Stephen King, Lovecraft, Moorcock, Ray Bradbury, Isaac Asimov, Brandon Sanderson. Fra i musicisti per cui ha ideato copertine The Jacksons e MeatLoaf. Fra i suoi clienti i maggiori editori USA, il National Geographic, la CBS Records e la Franklin Mint. Formatosi in arte all’Università di San José (USA) e all’Art Center College of Design in Los Angeles, ha lavorato per i giganti del settore specialmente nel settore del Fantasy anni ’80 e ’90. Vincitore di quindici Hugo Awards (l’oscar per la Fantascienza), tre World Fantasy Awards, è considerato tra i grandi maestri del genere. Espone la personale a Palazzo Ducale e ha realizzato il poster di questa edizione di Lucca Comics&Games “Heroes”.

D. La nostra rivista “No Crime Only Art” porta avanti una battaglia culturale per la Bellezza, in ogni forma e ogni declinazione, per prima cosa quindi ti chiediamo: che cos’è la bellezza per un artista come Michael Whelan?

È difficile dirlo. In sostanza quello che desidero – come dice G. K. Chesterton – è “risvegliare il senso di meraviglia nel mondo”, lo stupore che si prova davanti a qualcosa di mai visto. Come quando si è bambini e si pensa Wow! Poi c’è l’idea universale della finestra, del portale, del passaggio fra mondi, la magia che permette di visitare ogni luogo, reale o fantastico. I quadri sono porte o finestre spalancate su queste meraviglie e sento che in questo caso io stia usando un linguaggio universale, che va bene per l’Africa, l’Asia, tutto il pianeta e tutte le persone; ognuno sogna di cambiare un po’ la propria vita e coltiva sempre la gioia della scoperta, la spinta verso l’inesplorato e il mai visto è universale, comune a tutti gli uomini. L’arte fa proprio questo: parla a tutti e realizza in qualche modo sogni di questo genere.

Come lavori, che mezzi e tecniche preferisci, come ti organizzi? Com’è la tua routine di lavoro?

Caotica. Molto. Intanto perché devo adeguare il mio metodo di lavoro al soggetto che desidero rappresentare. Così se sto realizzando un dipinto o un’illustrazione per una copertina di un libro, un album discografico o altro materiale, mi faccio spedire il testo, l’idea, un’indicazione scritta. Alcune opere mi chiedono una resa più oggettiva, altre sembrano fatte apposta per la pittura a olio, più atmosferica, altre mi chiedono l’acrilico. Non so come succede, ma quando mi si forma in testa l’immagine di quello che devo realizzare ho anche chiaro il mezzo, che sia inchiostro, acrilico, olio, o altro. Però, siccome seguo più lavori contemporaneamente, devo organizzarmi lo spazio in studio, e i materiali; mi capita di dover passare dai colori a olio e trementina, alle spugne e ai pennelli all’acqua dell’acquerello o dell’acrilico; faccio anche spesso studi e bozzetti a olio. Non conto le volte in cui mi tocca togliere tutto il materiale per fare posto a nuovi strumenti. Insomma, il mio studio d’artista è un vero casino! Uno dei primi dipinti che ho realizzato è stata una scena con molte nuvole, mi sono detto “Qui ci vogliono i pastelli”; altre volte uso i gessetti – e con questi tratteggio spesso lo schema su cui dipingo a olio o tempera; non ho mai un metodo prefissato, una procedura passo-dopo-passo (purtroppo!) quindi devo seguire l’idea che ho in testa e adeguare i mezzi allo scopo del momento.

Hai mai avuto problemi con la committenza?

Molto raramente. Uno dei pochi lati positivi del successo professionale è che puoi sceglierti le persone per cui lavorare. Io lavoro con clienti che mi capiscono e che io capisco. Così posso fare bene sin dall’inizio. A volte ci sono problemi, ma adesso è molto raro. Devo risalire a venti anni fa per ricordare una delle esperienze più sgradevoli con la mia committenza: quella volta un editore mi ha chiesto di cambiare tutta la scena a lavoro finito con un soggetto che non era neanche nell’opera. Trovai la cosa poco onesta da subito, ma il peggio arrivò quando i lettori videro la copertina e mi chiesero che cosa c’entrasse il soggetto raffiguratovi con il libro. Ho trovato la cosa così frustrante, sgradevole e stressante che non ho più fatto cose del genere, neanche su richiesta. Non lavoro più per questo genere di clienti, anche perché alla lunga soddisfare le loro richieste porterebbe solo discredito sul mio lavoro, o portare le persone a non apprezzarmi come artista. Non mi conviene certo lavorare per gente del genere. Ora sono così impegnato a lavorare per l’arte coi galleristi che non ho più molto tempo per i lavori commerciali.

C’è un soggetto o personaggio a cui sei più affezionato tra i tanti che hai dipinto?

Qualcuno sì, pochi però. Vado a periodi, o fasi. La fantasciena, per esempio. Mi ha appassionato a lungo e così i suoi eroi. Ma ne ho raffigurati così tanti da stancarmi e annoiarmi. Sono passato all’horror, con i personaggi di Stephen King, o – per cambiare rotta di 180 gradi – con alieni molto carini; ma anche questi mi hanno stancato. Cercavo altri soggetti …e via così. Diciamo che nei miei “amori” pittorici io sono un po’ come una palla da ping pong, passo da una cosa all’altra, senza sosta. Se mi chiedessero quale sia la mia ispirazione del momento risponderei “Gli ultimi lavori che ho fatto.” Così anche per il formato, quando dipingo su tele quadrate voglio passare al formato verticale o panoramico, stretto e lungo; quando dipingo in piccolo formato, voglio fare nuovi lavori più grandi. Insomma devo sempre cambiare impostazione, non fermarmi mai troppo su un’impostazione data. Stare sempre in movimento.

Quando e dove ti sei innamorato della pittura? Al museo, per strada, nella vita quotidiana?

Ovunque. Ma i primi tempi al museo. Da giovane passavo molto tempo nei musei e solo a trenta anni ho iniziato a integrare il mio patrimonio visivo con la mia esperienza personale, i figli, gli alberi, le cose che vedevo ogni giorno. Da giovane mi sono solo dedicato a ripercorrere le orme degli autori che amavo, come Frazetta, e a creare i mondi immaginari che essi creavano. Il problema dell’ispirazione è che non basterebbe mai, c’è davvero troppo materiale da gestire. Da quando espongo in galleria ho più tempo per lavorare sul mio mondo personale. A volte faccio entrambe le cose.

L’Italia è celebre per il suo patrimonio artistico e pittorico, c’è qualche pittore italiano che ti colpisce?

È così difficile rispondere. Tuttavia, approfittando proprio di questa mia presenza a Lucca Comics and Games – di cui ringrazio ognuno – ho visitato gli Uffizi, palazzo Pitti e altri musei a Firenze. Ho riscoperto Raffaello dal vivo. Che visione! Non avevo mai avuto modo di vedere le sue opere dal vero e così da vicino: che formidabile controllo del colore e della forma attraverso il colore! E che maestria nel disegno e nel tratteggio che si colgono sotto le pennellate. Sono rimasto folgorato e sorpreso come mai in precedenza. Mi sono trovato di fronte a capolavori che conoscevo solo in riproduzione e devi proprio vedere l’arte dal vivo per capire le cose che contano in questo mestiere. Non basta sfogliare un libro o un catalogo. Sono davvero rimasto molto colpito dalla qualità e dalla bellezza degli artisti italiani, dalla quantità dei vostri maestri e dalla chiarezza della loro visione. Un’altra cosa strabiliante per me è stata la quantità enorme di capolavori che ospitate nei vostri musei. Ho frequentato due scuole d’arte e ho studiato Storia dell’Arte, ma ho capito che avrei dovuto fare un salto in Italia almeno venticinque anni fa. Ma non è mai troppo tardi.

Vero. Siamo in effetti felici che ti abbiano scelto come autore del poster di questa edizione di LC&G, e ti chiediamo come ti stai trovando a Lucca?

Questo festival è il migliore, il migliore di queli a cui ho preso parte. Ho già voglia di tornare in Italia e non sono neanche partito! Ho incontrato gente generosa, così disponibile e gentile, entusiasta, grandi artisti e tante cose interessanti; tornerò sicuramente prima che posso perché è stata un’esperienza proprio gratificante.

Ne siamo lieti. Le ultime tre domande… La prima: in un mondo che sembra dominato dalla Computer graphic e dai media digitali che posto c’è per il pittore tradizionale nel sistema produttivo, perlomeno?

Mi sono chiesto le stesse cose guardando “Game of Thrones”, o meglio i draghi della Targaryen… Quelle creature sembrano vive, hanno espressioni, movimenti, aspetto assolutamente naturali, appropriati, respirano, sembrano draghi veri – se ci fossero draghi veri, a parte quelli che ho dipinto anche io. E penso che sarà sempre di più così. Però su quei draghi hanno lavorato decine di artisti e disegnatori, tutte persone che hanno saputo tradurre le immagini ideali in qualcosa di elaborato dalle macchine così, beh, si capisce che il digitale – almeno per come lo considero io – è uno strumento dei tanti messo nelle mani dell’artista tradizionale. Io stesso utilizzo il digitale in fase di pianificazione, o per testare le prospettive, e lo uso per stampare copie delle mie opere, ma non credo che l’arte tradizionale scomparirà. Ci sono molti artisti britannici che sono assolutamente a loro agio con questi strumenti, come Justin Sweet, Tod Lockwood, Jim Burns e altri – e io stesso non riesco a distinguere le loro opere tradizionali con i loro dipinti digitali, e questo è un bene. Hanno un gran talento in questo.

Meno due: che consigli ha per i giovani artisti, tecnici e più …generali?

Oh, io sono stato un tempo giovane… [ride]. A volte mi chiedono “come sono entrato nel business”. Oh non so, sono quarant’anni che sono in ballo… un consiglio? Frequentate i festival di fumetti, di arte fantasy, c’è un mare di occasioni, di artisti da cui imparare, di committenti come art director nel cinema e nell’editoria, di persone che possono darvi dritte. Il meglio che potete fare è confrontate il vostro lavoro con quello altrui in una convention, come questa, è sempre un’ottima idea. Io sono stato a centinaia di eventi del genere e sono frequentati da commitenti che tengono gli occhi aperti e cercano sempre cose nuove, buone, diverse dal solito, artisti che possono servire in maniere che non potete immaginare. Conosco moltissimi artisti che hanno trovato lavoro così; ma non sarete mai assunti se non vi fate vedere alle convention. Quindi il consiglio che posso dare è: mostrate il vostro lavoro ogni volta che potete, parlate con le persone. Un altro vantaggio di essere presenti alle fiere è che potete testare la qualità del vostro lavoro confrontandolo con quello altrui e se non vi sembra così buono come prima, non scoraggiatevi: tornate nello studio e lavorate sodo per migliorare! Ci sono passato anche io, è come un calcio nel sedere, ma ti fa lavorare meglio. C’è sempre modo di migliorare, vi farete davvero un grosso, grosso favore a frequentare le manifestazioni di settore e a mettervi in mostra. Sicuro.

 

Ultima domanda: ha un libro, film o opera che vorrebbe illustrare?

Centinaia. Ma se dovessi fare un nome, penserei al Signore degli Anelli. Ebbi modo per tre volte di provare a una copertina per quest’opera, ma ho dovuto rinunciare al progetto per altri impegni! Dovevo dipingere tre pezzi al mese e non potevo permettermi passi falsi. Mi dicevo sempre: “Farò l’anno prossimo… e poi ancora e ancora.” È a tutt’oggi un rimpianto per me. Una volta ho iniziato a dipingere per esempio il momento in cui Eowin affronta il Re stregone di Angmar… a una festa incontrai l’artista Mike Kaluta e lui aveva appena rifatto quella scena, tre volte più grande, più bella della mia… Perfetta. Ho messo via il mio quadro [ride]. Ma ci sono decine di opere che vorrei illustrare, penso alla Macchina del Tempo, alla Guerra dei Mondi Wells, o Jules Verne, così tante opere. Però gli autori che illustro, come Stephen King o Brandon Sanderson scrivono così tanti libri che non ho tempo per il resto…

Grazie mille per NCOA, amiamo davvero il tuo lavoro e il tuo modo di immaginare e mostrarci mondi non ancora visti.

Grazie a voi. Assolutamente.

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