Come Lupi nel Gregge del Sistema

Bellezza e comunità in una recensione e una doppia intervista a una nuovissima casa editrice

Intervista a Marco SCATARZI e Guido CABRELE | di Furio DETTI

PIETRASANTA (LU), 21 ottobre 2017 – Da “Libropolis”, la Fiera dell’Editoria e del Giornalismo indipendenti, a Pietrasanta 2017, NO CRIME ONLY ART torna con una recensione e una doppia intervista nel segno di Passaggio al Bosco, una nuova, nuovissima casa editrice o – per dirla con parole degli ideatori/editori – un «progetto editoriale libero che ha scelto di non dipendere dai dogmi del mercato».

Passaggio al Bosco è un progetto editoriale ideato dai giovani Marco SCATARZI, giornalista, e Guido CABRELE, grafico e attivista politico-culturale, ambedue fiorentini, nella convinzione che «il libro non è un prodotto commerciale, ma un patrimonio di idee e di visioni» e nel segno di «un approccio autonomo e totale al sapere, con una vocazione integrale che oltrepassi la settorialità: concepiamo la cultura come un grande organismo vivente nel quale ogni parte contribuisce all’armonia e alla bellezza dell’insieme» il tutto per «contribuire a coltivare e diffondere il pensiero dissidente che non si è arreso ai canoni del politicamente corretto, alle logiche del profitto e ai diktat del pensiero unico». La proposta editoriale di Passaggio al Bosco si articola in quattro collane dai nomi espliciti: Focolai, Sempreverdi, Bastian Contrari e Agoghé.

Per NO CRIME ONLY ART abbiamo letto e recensito in particolare “Essere Comunità”, di Marco SCATARZI, la prima opera con cui Passaggio al Bosco ha aperto il catalogo e si è lanciata nella proposta libraria italiana, sin troppo ricca di offerta ma poverissima di domanda, purtroppo, argomento che abbiamo anche affrontato nella nostra doppia intervista. Essere Comunità ha sicuramente la positiva ambizione di un’opera organica e la voglia di collegare molti aspetti apparentemente irrelati dello scenario ideologico e culturale dominante in Occidente e massimamente dei problemi che questo stesso assetto determina a tutto spettro – dalla società alla socialità, dalla cultura all’acculturazione, dall’economia all’economicismo; il volume incontra forse il suo più grave limite, a nostro parere, nella complessità della materia e in qualche trattamento un po’ troppo generico di essa; nondimeno Scatarzi prova a leggere il reale con un intento trasparente e con esiti che se non piaceranno a molti, potrenno certo interessare il lettore curioso e insoddisfatto del tempo presente. Al di là di ogni consonanza più strettamente politica, e in spregio di ogni possibile dissonanza, Essere Comunità è un testo che pone domande e questioni irrinunciabili e necessarie, la cui risposta spetta alla libertà del lettore bisognoso di una propria e salutare terapia contro il disfacimento di ogni senso di identità e appartenenza, cominciando dall’agonizzante, ma non ancora morto, stato-nazione, fino allo sciame della società liquida teorizzata da Zygmunt Bauman. La si pensi come la si pensi, il testo di Scatarzi è scomodo e impertinente, e questo per noi è solamente un pregio. Essere Comunità nel corso delle sue 230 pagine prova infatti a definire i contorni del modello comunitario e militante, che potrebbe essere una risposta valida, speranzosa e durevole a un mondo che pare aver perduto ogni equilibrio e ogni saldo punto di riferimento. La parte secondo noi migliore del testo sta nelle ultime cento pagine, consigli pratici e concreti per orientarsi secondo il modelllo comunitario, considerato dall’autore «una risposta identitaria al modello mondialista: i legami organici come argine all’isolamento del consumatore globale, il sodalizio cameratesco come alternativa alla massificazione dell’individuo-atomo, la sintesi delle differenze come freno al livellamento dell’universalismo, la condivisione delle idee come diga all’automatismo nichilista». Un libro che se non offrirà risposte gradite a ciascuno di noi, farà sicuramente discutere, e quindi possiede l’indubitabile vantaggio di inquetare le coscienze e proporre prospettive se non nuove, oggi del tutto trascurate e sperabilmente fruttifere, magari (ri)svegliandone qualcuna.

La Biblioteca del Ribelle Intervista a Marco SCATARZI e a Guido CABRELE

Gentile Guido, vuoi raccontare a NO CRIME ONLY ART quando come e perché è iniziata questa avventura di Passaggio al Bosco?

L’idea di creare un progetto editoriale come Passaggio al Bosco è nata verso la fine del 2016. L’intento che ci guida in primo luogo è il dovere di far sentire la voce delle idee in cui crediamo, fornire un supporto teorico e ideologico – non ho paura di dirlo nell’accezione più schietta, pratica e sana del termine – alla vita quotidiana della militanza dei lettori più impegnati, oltre che costituire per ogni lettore una piattaforma di discussione teorica e ideale, offrire spunti e prospettive oneste. C’è stata anche in secondo luogo l’esigenza di affiancarci con entusiasmo alla generazione più adulta dei referenti editoriali e culturali della nostra area, penso a editori come Il Settimo Sigillo, le Edizioni di Ar, e altri. Io e Marco Scatarzi ci siamo infatti accorti che la trasmissione, la “tradizione” e la trasmissione del pensiero utile all’occidente necessitava di nuova linfa vitale e ulteriore impulso, non per pretendere di essere all’altezza di chi ci ha preceduto, ma con l’umiltà di dover prendere in carico e condividere insieme una sfida gravosa. Forse un’impresa impari per le nostre forze, ma necessaria e non più rinviabile. Una sfida che “dovevamo” raccogliere e che a un anno di distanza e dopo i primi riscontri nel mondo culturale possiamo dire una scelta felice e fortunata.

Ci sono stati quindi riscontri positivi – in area – e ovviamente al di fuori? Di che tipo?

Tanti e non sempre previsti o prevedibili. Siamo felici di essere stati sorpresi, nel piccolo delle nostre possibilità, da un’accoglienza sempre stimolante e non scontata; naturalmente teniamo al banco di prova dei lettori che sappiamo in sintonia con le nostre proposte, parlo di chi è da anni familiare alla nostra idea di editoria non conforme e resistente all’omologazione del politicamente corretto e del pensiero unico; ma abbiamo incontrato aperture anche in chi era meno familiare, o persino poco favorevole, al nostro progetto.

Come avete costruito il vostro catalogo? Che proposte avrete in futuro?

In buona parte abbiamo riproposto – stante anche la cortesia degli autori o dei loro eredi, qui vorrei ringraziare fra i molti la famiglia Accame che ci ha permesso di ripubblicare “Ezra Pound Economista” di Giano Accame – testi usciti in passato ma ancora utili per il presente e il futuro, per resistere attivamente a questo sistema che sta mostrando segni di una profonda crisi a dispetto di tutta la “potenza di fuoco e di risorse” di cui dispone. Ovviamente valutiamo anche proposte nuove, oltre ai classici cari ai nostri lettori di riferimento.

Proposte di che genere?

Per lo più saggistica, critica e un po’ di narrativa.

Autori giovani? Emergenti?

Anche, purtroppo devo dire che il livello di troppe nuove proposte non ci è parso soddisfacente; preferiamo oltretutto avere un catalogo povero in quantità ma ricco in qualità: pochi buoni autori e pochi argomenti selezionati. Fra le nuove leve ci sono ancora troppe proposte non all’altezza.

Complimenti per la linea grafica e il logo, fra parentesi.

Grazie [ride], poiché sono il “colpevole” di tutto questo.

Cosa vuol dire distribuire e farsi conoscere per voi?

Guarda, qui a Libropolis è la seconda volta che siamo in fiera; la prima è stata a Roma, nella manifestazione curata da Atreju; sul farsi conoscere ti rinvio al nostro Marco, che è l’anima social di Passaggio al Bosco; quanto a me posso dirvi che sono soddisfatto dei miei attuali canali distributivi. Un grande aiuto in questo senso, per “Rigenerazione Evola”, una raccolta di Inediti del Maestro, ci è stato dato dai ragazzi della Comunità Militante Raido, di Roma.

Riscontro di pubblico per i vostri titoli?

Abbiamo iniziato a raccogliere consensi proprio con il libro di Marco, Essere Comunità, presentato in anteprima nazionale allo scorso campo estivo di Azione Strudentesca, con ottimo riscontro. E stiamo lentamente lavorando in questa direzione, anche qui a Pietrasanta, e ringrazio pertanto gli organizzatori della fiera.

Novità in cantiere?

The Way of the Men, di Jack Donovan: un libro che denuncia la devirilizzazione dell’uomo, inteso come maschio, occidentale. Non abbiamo ancora deciso con quale titolo italiano presentarlo, ovviamente tradotto. Poi c’è il diario di Roger Coudroy, militante e attivista morto in Palestina nell’immediato indomani della Guerra dei Sei Giorni.

Sentiamo adesso Marco Scatarzi, autore del libro Essere Comunità. Parlaci di questo testo…

Ho scritto e pensato Essere Comunità – con tutta l’umiltà necessaria – come a un testo empirico, pratico, frutto della mia esperienza e di quella che sentivo essere l’esperienza di persone a me vicine; un testo rivolto innanzi tutto al giovane militante ma anche a chiunque trovi avvilente permanere e persistere da oppresso di un sistema di disvalori mortificante, mortifero e degradante come l’attuale società globale e il presente conformismo politico e culturale. Un mondo in cui si è liberi solo di produrre-consumare e morire senza aver fatto in realtà niente della propria vita, a parte arricchire delle imprese e multinazionali, aver sgobbato solo per sopravvivere e aver scelto solo le confezioni esteriori di una medesima, annichilente, ricetta sociale, poilitica, economica…

Vale a dire?

L’inciviltà del liberismo “democratico”, ma solo a parole, del mercato. Il nemico della vera civiltà, non solo principalmente della civiltà europea – che ho cara – ma di ogni autentica cultura umana. Volevo realizzare un testo agile e essenziale nello spirito che amo e che ritengo fondante. Spero di esserci riuscito. In questo senso Essere Comunità è un testo “aperto” e sperabilmente chiaro.

Non è però un testo semplice, ci pare che abbia il pregio di voler cercare una visione di insieme, collegando moltio aspetti che ci si presentano di solito come elementi privi di ogni relazione. Come pensi che sia stato recepito finora?

Grazie. Per dare un giudizio sulla fortuna di Essere Comunità è ovviamente presto, ma sono piacevolmente rimasto sorpreso non solo del calore e dell’attestato di obiettività attribuitomi da chi si poteva ricnoscere nelle nostre idee di civiltà e di Europa, per quel che ne resta e che speriamo di salvare – ma anche da parte di persone esterne e meno “coinvolte”.

Cos’è la Comunità?

È la forma-azione eminente e migliore per resistere a un mondo inumano, disumano, frammentante, disarticolato e radicalmente incivile. Quale è quello vissuto da sempre più persone a ogni latitudine, non solo nel mondo teoricamente “benestante”. Per fortuna ci sono infiniti segni del fatto che anche sui grandi numeri le persone si stanno stancando di questo modello! La Comunità di cui parlo è teoria che deve farsi necessariamente azione, o non potrà mai differenziarsi dalle infinite mode effimere proposte dal sistema stesso come placebo del malessere e risposta falsamente alternativa al nulla; anzi, la quasi totalità delle proposte di ribellione che circolano attualmente è una conforme al sistema di mercato e creata per soddisfarne le esigenze e il mantenimento, a partire dalle infinite subculture “sovversive” frutto solo di un astuto marketing sociale. O, peggio ancora, se fosse solo teoria senza azione, la Comunità non sarebbe che l’ennesima propaganda vuota di movimenti politici moribondi o funzionali al sistema, non realtà viva e in fermento. Essere Comunità significa ritornare – non fuggire – al bosco degli uomini liberi, per dirla con Jünger, altro autore nel nostro catalogo. La Comunità è dono, impegno, sacrificio, coerenza e verità per costruire qualcosa di durevole contro il provvisorio e il mutevole dello sciame umano. Non vogliamo consumare, vogliamo essere, vogliamo costruire quin e ora con le risorse che abbiamo e il tempo che possiamo conquistarci. La Comunità militante è una via praticabile anche e specialmente a partire dallle piccole cose.

Cosa hai ricevuto di negativo da chi credevi “amico” e di positivo da chi ritenevi “nemico” delle idee proposte nel libro?

Per fortuna non ho ricevuto “pugnalate alle spalle” dagli amici…

È già un successo…

[ridiamo] Scherzi a parte, oltre a prevedibili pessime risposte dai soliti noti, che non commento oltre, ho apprezzato la caparbia contrarietà di chi è ostile con vigore e metodo; può sembrare strano, ma apprezzo più un nemico ostinato e coerente che molte attestazioni di gradimento; lo scontro non mi dispiace, perché è almeno la garanzia di esserci, sul campo, anche come nemici. Qualcosa di buono per me è venuto anche da loro.

Del libro ci piace la parte dei consigli pratici, a partire da pag. 180 in poi. Ma tu, se dovessi strappare dal naufragio solo dieci pagine del tuo volume, quali prendeeresti?

Le ultime, come voi, le ultime dieci. Sono indicazioni che reputo chiare, pratiche, puntuali e utili per sciogliere dubbi e perplessità in chi ha deciso di agire e riprendere in mano il proprio destino.

Guido [Cabrele] mi ha detto che sei un coautore di Dombass. Una Guerra nel Cuore d’Europa, se vuoi parlarcene…

Ho solo presentato a mo’ di introduzione e premessa i passi, le fasi che hanno condotto a questa guerra civile a duemila chilometri da qua. Non nel lontano “sud del mondo”, ma ai confini dell’Unione Europea. Diciamo che ho provato a raccontare come si è giunti a questo.

L’ennesimo spettacolo della cattiva coscienza occidentale?

Se per occidente intendi l’attuale politica USA, UE e NATO, sì. È esattamente così. Il punto è che questa guerra civile è vissuta da noi – quando non con assoluta indifferenza – come la rappresentazione di un conflitto tra il bene e il male assoluti. Per alcuni, ossia gli ultras della sinistra estrema italiana, i resistenti del Dombass sarebbero gli ultimi sovietici che resistono al “neonazismo ucraino”; per il governo e la NATO non sarebbero che i vili burattini di Putin, nuovo Zar del Male, schierati contro la libertà espressa dalla “rivoluzione ucraina”. In realtà, anche se può esserci qualcosa di vero in entrambe le rappresentazioni, le cose sono sostanzialmente diverse, assai più complesse e possono essere raccontate solo da chi è stato sul campo e conosce la realtà in questione. Noi abbiamo provato con questo libro a farlo, in modo nuovo e spero sincero. Certo fa stupore sapere che l’Europa attuale, mentre a parole aborrisce ogni estremismo, nei fatti ha preso le parti dell’Ucraina, con i suoi estremisti del caso. Che gli Ucraini siano sicuramente ostili alla Russia è un fatto che ha ragioni storiche profonde; ma lo stesso si può dire anche per i filorussi putiniani. Per riassumere non si tratta che di un grande gioco per il controllo strategico e energetico, che corre lungo i giri di walzer dei viadotti fatti per aggirare la Russia e impedirle di vendere gas e petrolio all’esterno; un gioco orribile che produce morte e distruzione sulla pelle di quei popoli, in un silenzio fatto di omertà o rappresentazioni capziose create ad hoc, qui nella civile e democratica Europa del mondialismo e del mercato. Devo dire che, rispetto al passato, c’è molta più disonestà nel raccontare le storie dei conflitti esterni; almeno rispetto agli anni ’70 quando le cose erano, o forse sembravano, più chiare. Attualmente mi pare che si stiano usando questi popoli e le loro tragedie come pedine di un grande gioco poco onesto e non se ne parli neppure.

Se ci pensi è tutto il paradosso di un centenario della Rivoluzione bolscevica del ’17 passato sotto assoluto silenzio in Europa e il mondo delle statue di Lenin rovesciate ancora come se fossero risarcimento o difesa di ferite ancora aperte là fra le steppe dell’Asia centrale, sei d’accordo?

Sì, con tutti i distinguo del caso, concordo con questa alienazione. Si percepisce sempre tutto questo nel modo più sbagliato. Ti dico di più: tutto ciò è frutto di una non-informazione. Da giornalista conosco bene l’ambiente e so di che parlo. Vedo la cosa coi miei occhi perché ci sto dentro: siamo davanti a un’omertà informativa così radicale e massiva che ogni fatto esterno ci arriva in modo assolutamente distorto o strumentale. I media hanno un’enorme responsabilità.

Torniamo al nostro militante comunitario e alle sue responsabilità, al suo mondo. Perché hai pensato a queste indicazioni e – per NO CRIME ONLY ART che tratta solo di bellezza – riesci a dare un posto a questa bellezza nel mondo che desideri?

Credo fermamente nella bellezza, per rispondere subito alla seconda parte del vostro quesito: per me la bellezza scaturisce naturalmente dal fare della propria esistenza un’opera d’arte, come insegnò già D’Annunzio; e questa arte della vita nasce dalle piccole cose, come bere un bicchiere con chi ti è simile e prossimo, come essere insieme nell’ora più dura, come farsi coraggio nell’asprezza del cammino e anche nel sapore delle sconfitte necessarie – un’eresia in un mondo che impone di vincere a ogni costo – alla solidarietà nel fare le cose giuste. Sì, bellezza e condivisione, sono queste la cifra della Comunità in cui credo, ecco perché ho pensato – con tutta l’umiltà della mia esperienza personale – alle indicazioni di questo volume. Voglio provare a dare una risposta e un metodo a un bisogno che sento urgente e pressante nel cuore di troppi giovani come me, ma anche di tanti meno giovani e ugualmente delusi.

Vi facciamo i migliori auguri per ogni pagina, qui a NO CRIME ONLY ART

Marco e Guido – Grazie di cuore.

Marco SCATARZI (2017)

Essere Comunità. Orientamenti per il militante identitario

Firenze, Passaggio al Bosco

ISBN 8885574009

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *