Il pescatore d’ombre

Intervista a

Leo Ortolani

Di Linda Lercari

 

NC: Diamo il benvenuto a Leo Ortolani noto creatore di fumetti dal taglio ironico, più famoso fra tutti il personaggio di Rat-Man. Salve, Leo! No Crime Only Art è una rivista nata con l’intento di combattere le notizie di cronaca nera con altrettante d’arte. Cosa ne pensi? Hai dato un’occhiata?

LO: No, mi spiace, sono impegnato a combattere il crimine con l’arte. Che poi speriamo funzioni, tipo vai in una banca, c’è una rapina, li fermi con una soporifera dissertazione sulla basilica del Brancicani, quando arriva la polizia si arrendono subito, anche perché dopo interrogavo.

NC: Aahahah!!! Oppure potresti tirar fuori le diapositive della gita in montagna!! (cit. da Rat-man). Rimanendo in tema, qual è la forma d’arte che prediligi? Sei appassionato di musica, pittura? Hai un autore preferito?

LO:Io non sono un appassionato d’arte, nel senso tradizionale del termine. Lo dico subito, così ve ne fate una ragione. Per me, una forma d’arte sono le donne. Cammino per strada e sono all’interno di una galleria di opere viventi, continuamente mutevoli e straordinarie. Mi piace la figura intera, ma ammiro soprattutto i ritratti. Mi chiedo chi le abbia dipinte, chi le abbia modellate. So che è stata la vita e quindi sono un appassionato di vita, come forma d’arte. Ho delle opere preferite, tra cui mia moglie Caterina, che trovo sempre bellissima, nonostante la veda ogni giorno. Ha dei tratti del viso che la rendono simile alle donne di John Buscema, che sono da sempre il mio ideale di donna.

NC: La tua è stata una formazione di stampo scientifico, ma la passione per il disegno ti ha sempre accompagnato come racconti spesso nelle tue tavole, vuoi parlarcene?

LO: Sono nato con la passione per il disegno. L’ho coltivata, anche perché da bambino non è che potessi fare molto altro, dal momento che mia mamma non mi faceva uscire di casa, per paura di chissà cosa. E allora fuggivo attraverso la mente, creando storie, disegnandole. Credo che ancora adesso i miei viaggi preferiti siano quelli della fantasia. E disegnare è come fare le foto, quando viaggi normalmente, sia come fare un filmato di quello che vedi, di quello che stai sperimentando. Dopo di che, non essendo un disegnatore classico, ho sempre piegato il disegno ai miei bisogni. Ho curvato le anatomie, ho semplificato i volti, o spostato le ombre e abbozzato le prospettive, tutto per un unico scopo: raccontare la mia storia nel migliore dei modi. E’ questo, per me, che significa disegnare.

NC: Parlando delle produzioni Marvel, cosa ti affascinava maggiormente? Il tema era predominante sul tratto o ci sono stati degli albi che avresti comprato comunque solo per la bellezza del disegno?

LO: All’inizio avevo dieci anni, compravo i fumetti MARVEL perché c’era dentro l’Uomo Ragno e c’erano i Fantastici Quattro, che avevo visto in TV e che mi piacevano. Poi o scoperto Kirby e allora ho iniziato a comprare albi perché mi piacevano i suoi disegni, poi ho iniziato a conoscere i migliori disegnatori, Buscema, Romita, Colan…e tra una storia e l’altra è maturato anche il gusto per la narrazione, per cui adesso, che molti disegnatori sono bravissimi, al di là del cercare un albo per il disegno, punto molto sullo sceneggiatore, Bendis, Millar, Fraction, Brubaker, Ennis… perché se una storia è scritta bene è bella anche se i disegni sono mediocri, ma non vale il contrario. O almeno, mi stanco subito di leggerla.

NC: Rat-Man, disegno parodistico e storia graffiante e ironica. Partendo dal concorso della Comic Art sino a oggi quanto è cambiato il tuo modo di vedere questo personaggio?

LO: Non credo sia cambiato molto. Rat-Man è sempre lui. E’ il mondo che lo circonda che è cambiato, che ha assunto maggiore consapevolezza delle sue potenzialità e dei suoi limiti. Quindi nelle storie trovate un personaggio che si muove allo stesso modo, ragiona(?) allo stesso modo e questo contrasta (e genera umorismo) ancora di più con una storia che non è più semplice, non è più ingenua come una volta. Ed è una cosa che è successa anche all’universo Marvel. I lettori sanno più cose (ma non vuol dire che siano più intelligenti o siano più sgamati) e chi scrive cerca di proporre cose sempre più interessanti, perché altrimenti i lettori vanno a cercare stimoli da altre parti.

NC: Luci e ombre in crescendo. Ti seguo da molti anni e ho notato un aumento dei chiaroscuri, soprattutto in base alla storia che sta concludendo gli albi del “Piccolo topo supereroe”. Perché ombre? Quale sfida ti sei dato? Una scelta grafica importante, vuoi parlarne?

LO: Ho sempre cercato di dare alle ombre il ruolo di raccontare l’atmosfera della storia. Più si fa intima, più si fa disperata, più il nero prenderà il sopravvento. Più è spensierata, più le ombre saranno assenti o nette, giusto per delineare meglio il personaggio, rispetto alla pagina, giusto per via che non avendo il colore, risulterebbe tutto troppo leggero, senza nemmeno un’ombra. In realtà, come ho già ammesso prima, non sono bravo, con le ombre, le uso dove mi servono, per creare determinati effetti, per suscitare emozioni, tutto qui. Se analizzate le mie ombre, sono deformi, vengono proiettate in maniera impossibile, un po’ come quelle di Jack Kirby, che le usava splendidamente per creare atmosfere e tensioni narrative impagabili.

NC: Leo Ortolani e il cinema. Che rapporto hai con questa forma d’arte? Preferisci il cinema impegnato o quello d’intrattenimento?

LO: Io, lo ripeto, non son un amante del cinema, sono il marito. Per cui guardo tutto. Dal film di BAYWATCH al film uzbeko. Non ho pregiudizi. E questo mi ripaga con delle autentiche sorprese. Sia belle che brutte. Perché anche il film più brutto contiene almeno una perla. Anche i film dei Vanzina, quelli di vacanze natalizie in giro, contengono almeno una battuta memorabile. Così come certi film d’autore acclamato contengono una pesantezza e un’autoreferenzialità che vorresti uscire dopo dieci minuti, ma non puoi. Detto questo, quando faccio le mie recensioni, prediligo quei film che fanno discutere i nerd su internet, perché so che poi si divertono un sacco e io pure.

NC: Ti piacerebbe poter lavorare nell’ambiente cinematografico? Il desiderio di dirigere un film? Un corto? Oppure uno storyboard di qualche sceneggiatura? Ti è mai venuta in mente qualche tavola guardando un film?

LO:Il mondo del cinema o del prodotto video l’ho già toccato, grazie alla serie dei cartoni animati. E’ un mondo difficile, in cui devi lottare duramente se vuoi fare passare la tua idea sullo schermo, grande o piccolo che sia. E io non ho tutta questa voglia di invecchiare dieci anni in uno solo, per cui me ne resto bellamente al di fuori e lavoro sui miei fogli di carta dove posso fare quello che ne ho voglia, senza dover lottare per ogni idea, per ogni virgola.

NC: Leo Ortolani e l’immaginazione. L’ispirazione è un processo delicato e intimo, ho avuto l’onore di leggere delle tavole meravigliose sulla tua “pesca” alla stregua de “Il vecchio e il mare”. Ti senti sempre pescatore? Oppure ci sono altre figure retoriche di cui ti piacerebbe raccontarci?

LO:Quella del pescatore è una buona figura retorica, potete tenere presente quella. In fondo, quando si scrive, si va sempre a caccia di idee all’interno della tua testa. Per questo, quando scrivo, pare sempre che non sia lì con la mia famiglia. Perché non sono lì. Sono perso dentro la mia testa, a scavare chissà dove.

E’ un lavoro appassionante, anche perché non sai mai cosa troverai. Sul serio. Non è che solo perchè dici “voglio fare una storia in cui succede questo e quello” scavi tutto materiale relativo alla tua idea iniziale. Ne trovi altro. Spesso migliore. E tutto ti cambia, continuamente. Allora devi essere abbastanza bravo da imbrigliare quello che ti serve , senza farti travolgere da facili entusiasmi o senza farti spaventare da quello che trovi. La bravura di chi scrive è spesso determinata dalla bravura di come riesci a maneggiare quello che trovi. Conosco colleghi che ne vengono sopraffatti, hanno bisogno di qualcuno che li orienti, che li aiuti a trovare un punto di riferimento, che li fermi, se necessario. Io, pur sapendo quando fermarmi, soffro per un’altra cosa. Che di roba da raccontare ce n’è tantissima, ma il tempo che ho non mi basterà a farlo. Quando la mia serie, la serie di leo ortolani chiuderà, temo che non avrà un finale completo come quello che ho dato a RAT-MAN. E forse è così. Forse è dare un finale alle cose, raccontarle e quindi inglobarle in una forma chiusa, completa, l’unico modo che ho per reagire alla sensazione di incompletezza che una vita in divenire mi trasmette, continuamente.

NC: Molto bene, ti ringraziamo per la tua disponibilità e per le bellissime risposte. Ti seguiremo nei prossimi progetti. Un saluto da NoCrime e da tutti i lettori.

LO: Fate i bravi. Non fate come me.

www.rat-man.org

©Linda Lercari

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