La casa dello scrittore

Recensione di Madre!

di Linda Lercari


Capita. Capita di andare al cinema sicuri di vedere un film e di rendersi conto dopo pochi fotogrammi di assistere a tutt’altra storia. E’ quello che mi è accaduto oggi con la visione di Mother! per la regia di Darren Aronofsky protagonisti Jennifer Lawrence e Javier Bardem.

Il trailer era impostato su un thriller psicologico, tutt’al più sulla storia di una qualche setta segreta. Niente di tutto questo.

La storia inizia con una donna avvolta dalle fiamme e una casa del tutto carbonizzata. Pochi fotogrammi e l’edificio è di nuovo splendente e una giovane fanciulla, Jennifer Lawrence, si alza di buon mattino alla ricerca del compagno: uno scrittore molto più vecchio di lei e in preda al classico blocco che gli impedisce di comporre. Mentre lui cerca in tutti i modi di trovare le parole perso in una concentrazione che stenta ad arrivare la giovane ragazza pittura i muri, imbianca, prepara deliziosi manicaretti e rende tutto perfetto, quasi un paradiso.

L’iddilio si spezza presto. Dal nulla – come del resto sono i dintorni della grande villa padronale in fase di ristrutturazione – una sera arriva uno strano uomo. Un sedicente medico che viene ospitato per la notte. Lo scrittore si affeziona immediatamente al bizzarro personaggio – un Ed Harris non digiuno di parti inquietanti e surreali vedasi “l’eminenzia grigia” di Beautiful Mind – e non si cura del dispiacere della compagna che non vuole estranei per casa.

Il giorno successivo le cose precipitano. All’intruso si aggiunge la moglie, un’algida Michelle Pfeiffer al suo massimo livello di sfacciataggine e ironia, che non si farà scrupolo di frugare fra le cose dello scrittore nonostante i ripetuti avvertimenti. Dopodichè arriveranno persone su persone in un susseguirsi di fatti sempre più sconcertanti, di scene apocalittiche e di estrema violenza.

Su tutto questo un quesito: perché qualsiasi personaggio, siano soldati, fanatici religiosi, redattrici o semplici curiosi tutti, perché allo scrittore portano estremo rispetto rivolgendosi a lui con un ossequioso “lei” mentre trattano la sua donna con eccessiva confidenza, dandole un semplice “tu” e spesso ridendole persino in faccia? Le proteste della giovane donna cadono nel vuoto, lei non conta, lei non è “nessuno”.

Questo “nessuno” che ha ristrutturato un’intera casa, che cucina, che ama e che dona tutta se stessa per un uomo che non sembra apprezzarla a sufficienza e che brama il contatto con gli altri permettendo a sconosciuti di toccare, rubare e persino… No. Non posso dirvi tutto, ma sappiate che per questo scrittore la fama e la venerazione del pubblico sono la cosa più importante al mondo. Persino più importante dell’amore.


!Attenzione contiene spoiler!


Senza rivelarvi cosa accade nel film subito noterete che la ragazza non esce mai di casa e passa ogni istante a riedificare un nido rovinato dal fuoco. Tocca le pareti e “sente” quello che è necessario fare, perchè l’edificio comunica con lei.

E’ un luogo oltre ogni luogo, un posto “altrove” nella mente. Lei è quanto di più prezioso possa avere uno scrittore e quanto anche di più bistrattato. Solo alla fine viene chiamata col suo vero nome, per ben due volte si rivolgono a lei e “Ispirazione” è la parola magica che scioglie ogni dubbio. La villa non è reale, è ciò che protegge e custodisce il lavoro di uno scrittore e dentro vi abita colei che tutto può, la Musa Ispiratrice. Come potrebbe chiamarsi? Melpomene? Nelle ultime scene indossa un vestito di chiara fattura greca. Citazione? Senz’altro. Lei è una musa, un essere divino e per questo offerta in sacrificio per lo scrittore, perchè il suo amore riesca ad aiutarlo a creare, a scrivere versi bellissimi e immortali destinati a un pubblico che tutto divora, fagocita, strazia.

Uno scrittore di fama mondiale, un poeta letto in ogni angolo del mondo, sia in zone di guerra che fra i poveri della Terra, ma questo la Musa non lo sa, l’ispirazione vorrebbe solo potersi rifugiare nella casa perfetta che lei stessa ha creato e vivere una vita illusoria fatta di pasti caldi e mobili accoglienti. Questo non può bastare, non basterà mai.

Il film è un sogno dal quale mi riscuoto a fatica. I presenti non lo hanno capito fino in fondo e ne sono consapevole ascoltando i loro commenti. Poi guardo mio marito, Furio Detti e ci sorridiamo complici. Questa è una pellicola dedicata agli artisti, a coloro che fin troppo bene conoscono le tempeste dell’anima e la follia che la mancanza d’ispirazione può portare.

La chiave di lettura è complessa e dedicata a coloro che fanno dell’Arte la propria ragione di vivere.

Per questo è un film che consiglio ai lettori di No Crime Only Art, perché sicuramente sapranno apprezzare e comprendere.

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