O padre, figli, sposa. Con_Vivere a Carrara nel segno della lirica

Questa sera, sabato 9 settembre, torna a Carrara nella meravigliosa cornice del Duomo di Sant’Andrea, uno degli eventi più attesi della manifestazione culturale Con-Vivere. Una grande serata organizzata dal Circolo Carrarese Amici della Lirica A. Mercuriali, all’insegna delle più belle pagine operistiche, dove il filo conduttore sarà “Storie di relazioni e di affetti”, interpretate da importanti nomi del panorama lirico internazionale affiancati da giovani voci a inizio carriera, accompagnati al pianoforte dal M° Pietro Mariani, noto per i numerosi recitals lirici di grande successo ed affermato maestro accompagnatore di grandi artisti.

Il soprano sloveno REBEKA LOKAR, rivelazione del Festival Pucciniano 2016 con la sua superba Turandot che le ha aperto le porte dei più grandi teatri del mondo e che riproporrà tra poco anche al Regio di Torino; è di quest’estate il suo debutto all’Arena di Verona con “Nabucco” dove ha riscosso grande successo. Voce di soprano lirico spinto, è adatta ai grandi ruoli verdiani, a Puccini e Wagner. Straordinsrio il successo per il suo debutto in “Madama Butterfly” a Novara, proprio a fianco del mezzosoprano Janelidze.

Il soprano versiliese ALIDA BERTI, già protagonista di un concerto di successo in città un paio di anni fa, è una presenza importante del Festival Pucciniano dove per molte recite è stata Liù in “Turandot” e Musetta ne “La Bohème”. Nel 2016 ha fatto il suo debutto all’Arena di Verona con una splendida Micaela in “Carmen”. Al teatro Verdi di Trieste è stata Violetta ne “La Traviata” di G. Verdi.

Il giovane tenore peruviano IVAN AYON RIVAS ha iniziato i suoi studi col grande Juan Diego Florez e attualmente si perfeziona con Roberto Servile. Dopo aver vinto vari premi, tra cui il Premio Pavarotti, inizia la carriera approdando presto a palcoscenici prestigiosi quali il Regio di Torino dove è Rodolfo ne “la Bohéme”, alla Fenice di Venezia per “La traviata”. Prossimamente sarà in concerto all’Arena con Domingo e Carreras e poi debutterà a Roma, Palermo e Firenze (Rigoletto).

SOFIA JANELIDZE , georgiana, è un autentico mezzosoprano dalla voce robusta e adatta ai ruoli verdiani (Aida, Il Trovatore, Rigoletto, Requiem), del verismo (Cavalleria Rusticana) e del repertorio francese (Carmen, Werter). Ha debuttato in importanti teatri quali la Scala di Milano, il Petruzzelli di Bari, il Maggio Musicale Fiorentino, Palermo, Taormina, Seoul e Spalato.

 

Nel melodramma le storie si dipanano intorno a rapporti nati da sentimenti dipinti a tinte forti, amplificate dalle melodie e dalle interpretazioni vocali, spesso spinte fino alle zone più impervie del pentagramma, in un crescendo teso a sottolineare le situazioni più estreme.

Sono rappresentati tutti i rapporti familiari; nessuno come Verdi, ad esempio, è riuscito a dipingere il rapporto padre-figlio o padre-figlia: un rapporto unico, puro, spesso sublimato dal sacrificio di uno dei due, oppure macchiato dall’egoismo del padre, come Amonasro che cerca di sfruttare la figlia per interessi politici, oppure il Doge Foscari, che, per interesse di Stato, sacrifica la vita del figlio Jacopo, o l’Imperatore Filippo II, che per amore della sua giovane sposa condanna il figlio Carlo.

Nelle storie narrate dall’opera lirica la parte del leone la fanno però i rapporti dettati dagli “amorosi sensi”: amori spesso impossibili, ingannevoli, contrastati, traditi, sognati, negati, violenti, passionali o platonici.

Impossibili come quello di Aida, combattuta tra l’amato Radames, gli affetti familiari e l’amor di Patria (Qui Radames verrà… Oh cieli azzurri) ;

contrastato, come quello della sarta Louise per il suo poeta Julien, che la famiglia non accetta; neanche la malattia del padre e i suoi sensi di colpa potranno però tenerla lontano dal suo amato (Depuis le jour);

sognati, come quello di Rodolfo per la sua Mimì che giovanissima gli sarà strappata da un male incurabile nella povertà dell’apparente spensieratezza di una Parigi bohémienne (Che gelida manina);

ingannevoli, come quello del Duca di Mantova nei confronti dell’invece innamoratissima Gilda, figlia di Rigoletto (Ella mi fu rapita…Parmi veder le lacrime); come quello di Dalilah che vuole irretire Sanson per sconfiggerlo (Mon coeur)

violenti e passionali, come quello di Scarpia per Tosca, la quale si vedrà costretta ad uccidere per non cedere all’orrendo ricatto del barone (Vissi d’arte);

passionali, come quello di Hoffmann per Giulietta, cui dedica un brindisi sul Canal Grande dopo averla sentita cantare in duetto la celebre Barcarola (Belle nuit);

negati, come i molti rifiuti dall’algida Turandot, la “principessa di gelo” che solo alla fine cederà agli impulsi del cuore per il Principe ignoto (In questa reggia).

Ma non sono solo i rapporti amorosi a tessere le reti del melodramma:

c’è la riconoscenza della Cieca, madre de La Gioconda, che per ringraziare la moglie del Doge, che l’ha salvata da assurde accuse di stregoneria, le dona con amore un rosario (Voce di donna o d’angelo);

c’è la gelosia, sorda e covata per anni, di Abigaille, figlia adottiva di Nabucco che invece le preferisce la vera figlia Fenena, gelosia poi amplificata dal rifiuto dell’uomo da cui si sente attratta, Ismaele, che invece ama, riamato, la sorellastra (Ben io t’invenni… Anch’io dischiuso un giorno);

c’è il riscatto di Faust, che potrà alla fine affrancarsi dalle insidie delle lusinghe di Mefistofele: un legame corrotto dalle promesse di eternità del maligno che solo la forza evocatrice di un luogo ed un amore puro potranno spezzare (Salut! demeure chaste et pure).

L’INGRESSO è LIBERO.

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