Il naturale palcoscenico del Mondo


Federico Barsanti e il suo teatro

Di Linda Lercari


NC: Oggi diamo un caloroso benvenuto a Federico Barsanti, attore, regista direttore artistico e poeta. Prego, Federico, accomodati. Qui sei tra amici e tutti appassionati d’arte.

FB: Grazie, grazie di cuore, sono onorato di essere qui.

NC: Hai avuto modo di dare un’occhiata alla nostra rivista? No Crime Only Art si occupa di promuovere l’arte in ogni sua forma per combattere attivamente la cronaca nera dilagante. Cosa ne pensi?

FB: Una rivista eclettica e “decisa”, che si occupa di qualcosa che oggi è di fondamentale importanza: mettere del proprio per tentare di ricostruire basi sgretolate da immemore tempo. Operazione che, causa il dilagare di competizione e disgregazione, e quindi di disumanizzazione, richiede una bella dose di volontà ed osservazione continui di sé stessi e del mondo che ci circonda. Complimenti e in bocca al lupo!

NC: Siamo entusiasti di averti qui nostro ospite, abbiamo già detto attore, regista, direttore artistico e poeta. Abbiamo tralasciato qualcosa? Ci sono altre forme di te che non conosciamo?

FB: Non saprei, ah ah ah! Ognuno di noi è una moltitudine… quindi va più che bene, ah ah ah!

NC: I tuoi corsi sono stabili e confermati anno dopo anno. Insegni ad adulti e bambini. Puoi parlarci della differenza? Come rispondono i ragazzini alle nozioni apprese? E gli adulti? Quanto sono importanti rigore e disciplina? E come farvi approcciare persone tanto diverse come età o carattere?

FB: Si sta per aprire la mia 23esima stagione in qualità di guida nelle arti sceniche. Ciò che ero anche solo 6-8 anni fa, seppur ancora riconoscibile oggi, è molto cambiato. Vedo e sento le cose in modo diverso, la foresta è cresciuta e il bosco si è allargato; uso spesso la metafora della natura, perché sento profondamente quanto siamo collegati ad essa ed in essa mi ritrovo e mi riconosco con umiltà e gioia. Ero una piccola piantina ed oggi sono contornato da tanti alberi più grandi di me, più piccoli e via dicendo: ogni albero mi parla, ogni pianta ascolta, la foresta è un potente silenzio pieno di rumori, suoni, messaggi.

Ecco, è questo il lavoro che svolgo con i bambini, i ragazzi e gli adulti: contribuire tutti insieme a formare la foresta, a far crescere e proteggere l’ecosistema della foresta. Le modalità di risposta sono sempre fantastiche là dove c’è un certo livello di consapevolezza; i bambini sono pronti a intraprendere scalate incredibili, per i ragazzi è un po’ più impegnativo e per gli adulti lo è ancora un po’ di più. Sembra che più cresciamo più tendiamo a perdere consapevolezza, come se si disperdesse da tasche bucate senza che noi ce ne accorgiamo: perché si sono bucate? Perché, quando ci accorgiamo di questi buchi non ci premuniamo di ricucirli e non ricominciamo il lavoro di riempimento? Oppure possiamo vederlo ribaltando tutto: ri-svuotarsi completamente per poi ricominciare tutto d’accapo. Nella nostra società, prevalendo la competizione anche come sistema educativo dalle basi, tutti noi viviamo in una condizione costante di sofferenza e di rabbia: l’intera umanità, nessuno escluso, tutti in uno stato di ansia e paura generali che generano altra ansia e paura. Ecco, ai miei corsi si lavora con e nella foresta, cercando di costruire lo spazio della pazienza necessario per fare nostro un passaggio fondamentale: sperimentare che ognuno ha i propri tempi e tutto il resto può semplicemente attendere.

NC: Attore eclettico e sperimentale, puoi parlarci del tuo percorso? Cosa ti ha spinto a cominciare? Quali avventure hai affrontato? Una in particolare?

FB: Sono talmente tante che non saprei che cosa dirti e da dove partire… ah ah ah! Mi ha spinto a cominciare il mio bisogno di farmi vedere, di essere visto, ascoltato, e una certa predisposizione a fare sempre il buffone con gli amici. Questo è ciò che è accaduto all’inizio, quasi 30 anni fa. Avventure? Tante. Tantissime. Dalle volte in cui mi sono ritrovato sul palco con il classico vuoto di memoria terrificante ai viaggi all’estero in posti incredibili e anche pericolosi. Un aneddoto divertente: tanti anni fa, quando partecipavo a provini o accompagnavo qualcuno facendo da spalla, una volta, all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, al termine del provino della persona a cui facevo da spalla la commissione fece uscire il candidato, ma non me: facendomi chiudere la porta, mi chiesero di avvicinarmi al loro banco. Mi domandarono “lei è candidato, vero?” e io risposi di no. A quel punto si animarono tutti chiedendomi “perché mai?”, eccetera eccetera e io risposi in tutto candore che “ho altri progetti”. Ci fu un attimo di silenzio, un po’ comico a ripensarci adesso e poi, il direttore mi disse: “faccia così: lei ci pensi su un attimo e poi, guardi che la porta qui per lei è aperta”. Questa non fu una vera e propria avventura (le avventure sono stati i viaggi e le esperienze costruite con le centinaia di partecipanti ai miei corsi con i quali ho condiviso gioie e dolori), ma fu un momento focale ed emozionante per l’epoca, oltreché appagante per il mio ego, ah ah ah! Il mio comportamento interiore a quel tempo fu un po’ presuntuoso, lo ricordo bene, anche se era vero che avevo altri progetti in mente, uno tra i quali portare avanti la direzione artistica del Piccolo Teatro della Versilia intrapresa da pochissimo, direzione che all’epoca era stata lasciata dalla mia prima grande Maestra di teatro, Raffaella Panichi.

NC: Ormai sei una realtà consolidata in Versilia, progetti per il futuro? Quali novità hai in serbo per noi? Appuntamenti a breve?

FB: Sì, sono davvero belle le cose che ho e che abbiamo in progetto. Tra poco si ripartirà con i corsi di recitazione per bambini, ragazzi, adulti. Progetti in Italia e anche all’estero, in casa nostra, nel giardino delle nostre emozioni e nello spazio della nostra anima. L’anima ha bisogno di riconoscersi e condividere.

NC: il mondo della rete e le sue mille sfaccettature. Spesso troviamo “pillole” interessanti su Youtube. https://www.youtube.com/channel/UCGHW1DhYh7A5pCR_iVjx3qg Questi assaggi sono stuzzicanti e invitano a documentarsi di più. Certamente utile, ma rispetto ad essere “on stage” come ti trovi? Il messaggio attoriale è meglio divulgato dal vivo o questi mezzi sono adeguati?

FB: Il messaggio attoriale si divulga soltanto dal vivo, on stage! Il teatro cessa di essere teatro dal momento in cui lo riprendi con telecamere e lo metti su un video, questo è perfino palese dirlo. Le pillole servono giusto per incuriosire, come tu dici.

NC: Una domanda che da tanto avrei voluto farti. Hai scritto pezzi teatrali e sei regista di successo, ricordiamo il Premio Gemini d’Oro per miglior regia e miglior spettacolo. Toglimi una curiosità: Federico Barsanti regista come si troverebbe con un Federico Barsanti attore da dirigere?

FB: Oggi si troverebbe bene, e insieme farebbero un sacco di grasse risate! Sai, sono tante le cose che oggi vedo e sento in modo diverso. Negli anni mi sono gradualmente allontanato da tutta la competizione di cui il mondo del teatro è anche popolato. Ho partecipato e vinto in passato concorsi, festival e sono felice di averlo fatto, di aver portato con me tantissime persone, spinto un po’ dal mio ego ed un po’ dall’entusiasmo delle persone che mi erano accanto, di aver condiviso così grandi emozioni; ma oggi so con certezza che quelle strade non fanno per me; in effetti, anche quando mi ci trovavo sentivo nel profondo che non si trattava della mia strada, non sono quel genere di combattente, mi sentirei di nuovo un po’ prigioniero di qualcosa che non è nelle mie corde; oggi, soprattutto, non mi va di portare i giovani in ambienti competitivi in cui si devono fare corse folli per salire sul palco, strizzati in tempi da industria, esibire qualcosa in prospettiva di una classifica o simili. Non sono contrario, dico soltanto che non mi ci riconosco. E così cerco attentamente sul web concorsi o festival non competitivi, dove i ragazzi possono esprimersi con profondità, salubre leggerezza, senza per questo perdere di vista il valore del loro essere lì. Ad esempio quest’anno abbiamo partecipato, con il gruppo dei ragazzi, ad un bellissimo Festival Europeo: è vero che abbiamo dovuto prima presentare il progetto di regia e quant’altro per essere selezionati, ma poi, una volta là, è stata un’esperienza meravigliosa e priva di alcun stress, rispetto a tante altre del pssato. Quindi, concludendo, il passato non va rinnegato e neppure dimenticato, ma usato per contribuire alla salute e alla crescita della foresta che sei e che potrai essere in futuro.

NC: Ho potuto personalmente confrontarmi più volte con la Signora Porzia, puoi parlarci di lei? O preferisci che sia lei stessa a rispondere? E’ invitata anche lei in questo salotto virtuale.

FB: Signora Porzia è un personaggio incredibile! Ciò che hai visto di lei anche soltanto due anni fa oggi non è più lo stesso. I suoi show sono divenuti dei momenti fenomenali di catarsi, sono degli atti di “psicoanalisi collettiva” (come ha scritto una giornalista poco tempo fa uscendo da uno show); Porzia fa qualcosa di straordinario: riporta gli spettatori ad uno stato primordiale in cui ognuno vive la fantastica esperienza di essere in contatto vero, quasi disarmante e per questo liberatorio, con la propria esistenza. L’illusione, certe volte, può contribuire a generare la tua realtà: se non ti tiri indietro e prendi per mano le tue paure, riconosci che tutto è illusione ed allora generi qualcosa di vero, di tangibile. L’illusione, proprio nel caso di uno show con Signora Porzia, sta nel lasciarsi andare al viaggio che Lei propone di compiere nel tuo inconscio. E’ anche per questo che accade di tutto durante uno show: persone che si alzano e cercano di scappare, persone che ridono convulsamente, silenzi lunghissimi, lacrime, gioia, divertimento, perfino noia, occhi strabuzzanti dal ridere, sospensione, attesa… Quest’anno, tra le diverse date, Porzia è andata in scena con due repliche in due serate diverse anche a Berlino, grazie ad una collaborazione con due fantastici artisti che vivono e lavorano là (“Gut Reaction”, cercare sul web): anche all’estero i meccanismi di reazione del pubblico sono gli stessi, identici; siamo esseri umani dalle mille sfaccettature, ma molto simili, nella struttura, tra di noi. Tutti. E l’inconscio di cui ci parlava Jung è lì per suggerirci chi siamo o chi possiamo essere o a che punto ci troviamo. Porzia è una maschera, una Dea proveniente dagli abissi di un altro mondo, una favolosa e potente maschera venuta per generare ponti tra il nostro io cosciente e il nostro inconscio. I suoi show sono terrificanti, divertenti, spassosi, paurosi, veri, scioccanti, unici, sciamanici, ognuno unico ed irripetibile. Un modo forse nuovo per fare teatro come qualcuno dice; io direi semplicemente che in questa tipologia di teatro Porzia riesce a trascinare tutti in quello spazio di cui tanto gli addetti ai lavori hanno parlato e continuano a discutere: il rito.

NC: Signora Porzia, lei, personalmente, come si vede in quanto artista? Ci sono video molto noti sul suo approccio a varie tematiche. Le dicono mai che è troppo dura? Drastica? A mio avviso lei ha un approccio panico della vita, sono in errore a pensarlo?

SP: Il mio approccio alla vita è inesistente! Non conosco approcci. Se risulto dura è perché dall’altra parte esiste durezza o troppa mollezza. In quanto ad artista non mi vedo proprio: io sono arte. Il panico può essere un grande alleato per voi esseri umanoidi: soltanto che non sapete quasi mai carpirne l’importanza e scappate subito da mamma…

NC: Grazie, Signora Porzia, molto acuto il gioco di parole nell’utilizzo del termine panico. La natura, in effetti, può spaventare i più. Federico, torniamo a te e a un particolare progetto chiamato “Strategia Poetica”. Ci vorresti illustrare per sommi capi di cosa si tratta?

FB: La Strategia Poetica è una via, una strada, ma anche un mezzo per intraprendere un percorso in continua evoluzione; propone ai partecipanti di rivedere e riorganizzare la propria visione sulla vita, cercando di ri-comporre ciò che è scomposto nel nostro interno, ciò che è spezzettato. Si tenta di ri-unire ciò che si è frantumato in tante parti; senza fare molte incursioni “indietro”, ma piuttosto unendo la mia esperienza di teatro, quindi di azione sul presente, ad esperienze e vicissitudini personali rivisitate ed integrate attraverso profondi percorsi ed incontri con maestri e psicoterapeuti. Molte delle persone che hanno intrapreso il percorso scrivono sul mio sito le loro impressioni e credo sia il modo migliore, per chi è incuriosito a saperne di più, per farsi un’idea di che cosa si tratta e dei risultati che si possono ottenere. Il corso si può attuare individualmente e/o in gruppo. Si tratta di un percorso fantastico! Il corso nel comprensorio lucchese e limitrofo (tengo corsi e workshop in tutta Italia) ripartirà a novembre. https://strategiapoetica.wordpress.com

 

NC: Hai scritto anche una raccolta di poesie, sei un artista completo, ti occupi anche di musica?

FB: Oh, beh, la musica è una costante nella mia vita. Senza la musica che cosa saremmo? Però no, non mi occupo di musica in quanto musicista (so appena mettere insieme sette otto accordi sulla chitarra e strimpellare l’armonica a bocca, ah ah ah!). Sono un grande appassionato di musica, ascoltatore: ho migliaia di LP e di CD, acquistati in gran parte in un momento particolare della mia vita. Ho amato molto i Rolling Stones, il primo amore da ragazzino, e la loro musica e continuo ad amarli ancora; Mozart, Rossini, Bach, Beethoven, Puccini, Verdi, Dvorak, Shostacovich… e il blues, tutto… Mi piace il jazz… Ma facendo solo questi nomi potrebbe sembrare che non ami B. Dylan, S.R.Vaughan, L. Reed, D. Bowie, i Who, L. Cohen, T. Waits, B. Springsteen, C. Baker, N. Simone, B. Holiday, i Beatles, J. Joplin, C. Parker, J. Cash, J. Mitchell, M. Faithfull, P. Smith, N. Young, J. Coltrane, M. Davis, F. Zappa, The Kinks, Sade, W. Nile, J. Carroll, F. Battiato, L. Battisti, I. Fossati e decine e decine di altri… Oddio, come si fa? Vado di getto… Ultimamente ascolto un gruppo fenomenale italiano, “La Rappresentante di Lista”; un gruppo la cui cantante, Veronica Lucchesi, ho avuto il grande piacere di avere alla mia scuola diversi anni fa, ancora prima che tutto nascesse per lei. Loro sono un gruppo fenomenale, poetico, forte, tosto, profondo e dal vivo lo sono ancora di più. Da un po’ di tempo inseriamo un loro pezzo, a rotazione, ad ogni spettacolo di Porzia. Nei miei spettacoli e nei corsi la musica è molto importante, così come nella Strategia Poetica. Per ciò che riguarda il mio libro di poesie, sì, è una cosa che ho amato tanto e mi ha permesso di indirizzarmi verso nuovi orizzonti. E’ stato in un periodo incredibile della mia vita. Anche oggi scrivo, ma non so ancora che cosa ne farò e se mai potrà interessare a qualcuno. Tornando alla musica: fin da ragazzino (all’età di 15 anni) ho amato i Rolling Stones, dicevo, e sono diventato così bravo ad imitare le mosse di Mick Jagger che negli anni, lavorando alle maschere della commedia dell’arte ed in particolare a quella di Arlecchino, sono riuscito a sviluppare una gestualità ed una consapevolezza del corpo tali da rendermi una sorta di clone di M. Jagger on stage, ah ah!! Con questo personaggio, Frydryc Yager, che non metto in scena da quasi 10 anni, mi esibirò il 22 settembre in Piazza S. Michele a Lucca, proprio la sera prima del concerto dei Rolling Stones! E’ stato creato anche un evento su FB. Sarà divertentissimo, anche perché chi assisterà sarà preso dal serio dubbio: ma è LUI?

NC: Quali sono gli stimoli che la vita ti offre come ispirazione?

FB: Molti. Tantissimi… La mia famiglia, mia moglie e mia figlia, la natura in tutte le sue sfaccettature, i suoni, i rumori, le persone che parlano, le nuvole, l’odore del vento, mia suocera, le parole dei bambini. I ragazzi che cercano di esprimersi; le cose terrificanti che l’essere umano è capace di generare e fare; le cose belle che l’essere umano è capace di generare e fare. Mi ispirano i libri, la musica, i maestri, gli animali; fare colazione la mattina e ringraziare. Mio fratello e mia sorella. Accostare le persiane. Compiere un viaggio. Assistere alla mia imbecillità. Provare ad assisterla. Mia madre. Mio padre e tutto l’albero genealogico. Parlare con te adesso… Vado avanti fino a domani?

NC:  No, grazie, abbiamo capito, ma sarebbe affascinante continuare. Palcoscenico o vita reale? Dove si consumano il dramma e la commedia? Un attore affronta la quotidianità con occhi diversi?

FB: tre domande! Alla prima rispondo: tutti e due. Alla seconda: dentro di noi. Alla terza: dipende dal grado di consapevolezza.

NC: Possiamo trovare le informazioni per seguirti qui su http://www.piccoloteatrosperimentale.com/ dove abbiamo notato quanto tu sia attivo, ospite di università e luoghi di interesse culturale. Interessanti anche i tuoi stage tenuti in collaborazione con grandi nomi del teatro internazionale. Con loro come ti approcci? Per quanto riguarda il metodo d’insegnamento hai mai avuto a che fare con professionisti che avessero un modo di lavorare opposto al tuo?

 

FB: Sì, davvero, ho girato e sto girando un bel po’: con Porzia, con la Strategia Poetica, con la scuola di Teatro ed i partecipanti, con la famiglia, con me stesso in bicicletta o a piedi… Sono belli gli incontri, sonno commoventi, specie quando, appunto ci si “muove insieme”. Alcuni degli incontri di tanti anni fa, all’epoca soltanto “incontri tra colleghi”, si sono tramutati in amicizia animica, profonda amicizia, altri incontri più recenti stanno prendendo strade simili. Ogni incontro porta con sé sorprese, doni e luci ed ombre inaspettati, stimoli dal valore inestimabile. Altri incontri durano soltanto il tempo che occorre all’incontro e via! Viaggiare, questo è un po’ il senso poetico del mio lavoro e della mia vita.

NC: Molto bene, ti ringraziamo per il tempo che hai voluto passare con noi. Siamo molto curiosi di assistere ai tuoi prossimi lavori. Ti seguiremo di certo e con passione. Sempre avanti sulla via dell’arte.

FB: Ma sono io a ringraziare di cuore voi! Complimenti grandi per il tuo romanzo “Invisibile”: l’ho letto tutto d’un fiato, senza sosta!  Buon viaggione!

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