I LIBRI SI MANGIANO?

Era un sabato mattina di metà agosto e già prima delle sei faceva un caldo afoso, insopportabile. Il topolino Provola era sveglio da un’ora ed era già bello e pronto per il solito giro al mercato di Ponte Tresa. Alla bancarella dei Siciliani lo aspettava la sua fidanzata, la topolina Miele e non doveva assolutamente mancare all’appuntamento, ma il suo padrone Felice, un giovane e muscoloso scansafatiche, ritardava ad alzarsi e a prepararsi. Provola continuava a girargli sulla pancia facendo innumerevoli piroette sui neri capelli, ricci e arruffati, ma non serviva a niente, lui si limitava a sbadigliare cacciandolo via con la sua manona: “Smettila Provola, ho sonno, quanto sei noioso perbacco!” Poi, la campana della Chiesa di Arbizzo suonò sei colpi e lui si precipitò frettolosamente fuori dal letto. “Via, via subito, se no chi lo sente mio padre, Santo Cielo, sono in ritardo Provola, perché non mi hai svegliato!?”

Da quando si è rifiutato di proseguire con gli studi dopo la terza media, ogni sabato mattina Felice, per volontà di suo padre Severino, è costretto a recarsi a piedi fino al mercato di Ponte Tresa. Lì vende ai clienti svizzeri i formaggini al latte di capra che i suoi genitori faticosamente producono nella fattoria di famiglia, una delle poche rimaste sul territorio.

Felice si vestì in fretta e furia, mandò giù un bocconcino di pane con un bicchiere di latte fresco, mise a tracolla la sua borsetta blu, la cesta di vimini bella pesante piena di formaggini di capra, infilò in testa il cappellino di baseball e, in un batti baleno, uscì fuori di casa. Provola si era già sistemato nella borsetta blu e rosicchiava spensierato una noce. “E adesso ci tocca il solito tragitto”, pensò disperatamente. “Ma io ho un caldo bestiale e siamo appena partiti. Felice è lento come la morte, cammina strisciando i piedi…Farò una vera sauna prima di arrivare a Ponte Tresa, ahimè, povero me! Intanto mi ripasserò un po’ la storia di queste parti, bisogna pur ammazzare il tempo in qualche modo”, continuò a pensare Provola, sudando e boccheggiando. Era un topolino speciale, istruito e appassionato di libri, specialmente quelli di storia e di geografia, ma al di là dei libri scolastici, Felice in camera sua ne aveva pochissimi altri. Per il suo padrone i libri erano una “grande noia” e niente altro.

“Allora vediamo, spero di ricordarmi bene: stiamo scendendo lungo la via Carolina Pugliese, la fondatrice dell’Istituto Menotti, e fra poco usciremo da Arbizzo, una delle quattro frazioni di Cadegliano Viconago dove abita Felice, famosa per le tre campane ottocentesche della sua bellissima Chiesa dei S.S. Fedele e Silvestro del diciassettesimo secolo. La Chiesa è collocata all’entrata del paese come per dare il benvenuto ai viandanti. Poi c’è un oratorio ben organizzato e frequentatissimo dai bambini. Alla sinistra ci rimangono Viconago e in lontananza, nei boschi, Avigno, la più piccola delle frazioni famosa per il suo Campanile del decimo secolo. Viconago invece sembra un borgo medievale arroccato, con quella vista mozzafiato sul lago di Lugano e la famosissima chiesetta di S. Antonio Abate, quasi mille anni di storia con gli affreschi della scuola di Bernardino Luini. Avevano un grande pittore, Lucio Lecchi se non sbaglio, amato da tutti i cittadini. E poi, quella cosa d’inverno, ogni 16 di gennaio per la festa di San Antonio, quegli spari che mi fanno tremare.

Come li chiamano? Ah sì! I fuochi d’artificio. Dio della Topazia, ma quanta gente! La prima volta che li ho visti e sentiti stavo per svenire, poi, col tempo, mi ci sono abituato.

Fra poco entreremo a Cadegliano, a destra c’è “La gioventù in Missione”, a sinistra la Scuola Elementare Fedele Caretti che porta il nome di un coraggioso bersagliere della Grande Guerra, poi di nuovo a destra ci sono la bellissima villa Castello della famiglia Menotti e la strada che porta all’Istituto Cav. Francesco Menotti. Francesco era un grande benefattore di questa zona vissuto tra la fine dell’ Ottocento e primi del Novecento. Fece fortuna in Colombia ma poi tornò qui con la sua giovane sposa Carolina Pugliese e si operò per il bene del suo paesino e dell’Italia. Durante la Prima Guerra Mondiale aiutavano i poveri, i senza tetto e le vedove dei nostri soldati morti sul fronte. L’Istituto Menotti è una casa di riposo che ha un’importante storia alle spalle, di quasi cent’anni, ho letto tutto in un libro che ho trovato proprio lì. A dire la verità, la gente del paese usa il nome dell’Istituto per intimorire i propri anziani: “Se te sè mia bravo, te mandi al Ricover!” Quante volte l’ho sentito dire in dialetto, parlato ormai soltanto dagli anziani. Anche la nonna di Felice, Elsa, novant’anni compiuti da poco, è finita lì. Però dice che si trova molto bene. Ogni domenica andiamo a trovarla: mentre Felice chiacchiera con lei, io mi metto a curiosare in giro. Una cosa soltanto non mi piace di quel posto: ci sono troppi gatti che mi stanno alle calcagna!

Adesso c’è il bivio che a sinistra porta al Cimitero Monumentale e al centro di Cadegliano, alla Baita Alpina, al Campetto e a Santa Croce, un ex Convento di Suore, mentre a destra si va verso la strada Statale e Ponte Tresa. Alla mia destra c’è la Chiesa di Cadegliano e il Municipio. La Chiesa è dedicata a Santa Maria, risalente al diciottesimo secolo, con il suo stupendo portale sopra il quale è appoggiata la statua della Madonna Orante. Il Municipio di Cadegliano adesso rappresenta i cittadini di tutte le frazioni, una volta ospitava la Scuola materna. Dritto dritto davanti a noi, se non sbaglio, c’è la vecchia dismessa ferroviaria in stile Liberty, opera dell’ architetto Sommaruga. Di qua, fino alla metà del ventesimo secolo, passava il trenino che collegava le nostre Valli con Varese. Che bei tempi che erano, posso soltanto immaginare! Adesso accoglie gli Uffici Postali, l’ambulatorio medico e la Biblioteca Comunale. Dicono che la Biblioteca è un posto pieno di libri, ma io sinceramente, l’ho vista quasi sempre chiusa. So soltanto che nel 1981 ha preso il nome del grande poeta latino Virgilio vissuto all’epoca dell’imperatore Augusto.

Patapum, patapum! Ma cosa sta succedendo? Dove siamo? Fammi sbirciare fuori un po’…Oh, no, Felice si è già seduto, ma pensa a te, potrebbe avere un po’ di riguardo nei miei confronti, non si butta così una borsa con un povero animaletto dentro e per giunta il suo migliore amico. Ma che maniere sono? Siamo di fronte al Municipio di Cadegliano, avevo ragione, e lui è seduto sul muretto davanti alla vecchia stazione ferroviaria. Oh, no! Sta già mangiando un panino questo disgraziato! Ma se siamo appena all’inizio del viaggio!

Aspetta un po’, ma… Ma cosa vedono i miei occhi di topolino? La porta della Biblioteca è apeeerta!!! A quest’ora! Da non credere! Non posso non approfittare di quest’occasione unica. Vado a dare un’occhiatina veloce mentre questo fannullone sgranocchia il suo panino”.

Il nostro topolino Provola, come ogni topolino, scelse la via della gronda e arrivando dal tettuccio sopra la porta della Biblioteca, schizzò dentro, come un lampo.

Ebbe soltanto il tempo di leggere: “Biblioteca Comunale Virgilio” e subito dopo fu inghiottito da un’oscurità insolita per quell’ora del mattino, che sapeva di chiuso, polveroso, nonché di vecchia carta di giornale. “Mamma mia, dove sono capitato?” disse Provola mentre i suoi piccoli occhi si abituavano pian piano a quell’improvviso cambio di luce. “Non mi piace per niente, questo posto. Sarà meglio che me ne torni indietro.” Ma proprio mentre diceva queste parole la porta dietro di lui in fondo alle scale fu sbattuta con forza e chiusa a chiave da qualcuno dal di fuori.

“Oh, no, povero me. Aiuuuto! Aiuuuuto! Fatemi uscire da qui, fatemi uscire da qui!” urlava Provola come un ossesso, ma inutilmente, nessuno lo poteva sentire. Era caduto in una specie di trappola e si sa che i topolini odiano le trappole.

“Come posso esserti utile?” disse dalla penombra una vocina dolce.

“Ha parlato qualcuno! Aiuto! Questo posto è pieno di fantasmi! Felice, Felice, aiutami ti prego, non scapperò mai più dalla borsa, te lo prometto!”

“Calmati amico mio, Felice non ti può sentire”, disse ancora la stessa vocina. “Mi presento: Sono La Piccola Treccani, l’enciclopedia universale dalla A alla B, ma puoi chiamarmi Trecchi 1, qua tutti abbiamo un soprannome. Cercami sul secondo scaffale in basso a sinistra”.

Provola si guardò attorno. I suoi occhi già distinguevano chiaro tutti gli oggetti. I libri, i libri, i libri… tutto, da cima a fondo, era pieno di libri. Una montagna di libri di tutte le dimensioni e colori in un luogo fuori dal tempo. “Che meraviglia!”, pensò, poi la vide. Era proprio lì, dove l’aveva descritto e gli faceva l’occhiolino o almeno così gli pareva di vedere. “Sto impazzendo, i libri non hanno gli occhi”.

”Ma certo che ce li abbiamo e siamo in grado di leggere i tuoi pensieri”, rispose la stupenda Trecchi 1. Aveva una copertina dura, color marrone e i bordi dorati. “Dai Provola, leggimi! Da 20 anni nessuno sfoglia più le mie pagine. Ho un gran prurito e una voglia matta di raccontarti tutto quello che c’è da sapere del mondo. Vedrai quante cose ci sono scritte qua dentro. E quando finisci con me, ci sono anche le mie sorelle, Trecchi 2, Trecchi 3, Trecchi 4, Trecchi 5… a dire la verità, siamo in 12!” Provola guardava incuriosito e ancora impaurito. “Dai, vieni e rilassati, sei tra amici. Cosa aspetti?”

Incoraggiato, si avvicinò piano piano e si mise a sfogliarla, mentre Trecchi 1 faceva le fusa, come un gatto, quanto era contenta! Il nasino di Provola scorreva sopra le lettere in fila, mentre gli occhi affamati leggevano:

A…ancoraggio: L’azione di gettare l’ancora da parte di una nave, A…Apollo: Divinità della religione greca, figlio di Zeus e di Leto, fu sempre la divinità che presiede alla conoscenza; B…Babilonia: Regione storica dell’Oriente anteriore, che si estendeva dal Golfo Persico, copriva la striscia meridionale della valle dell’Eufrate e del Tigri…

 

“Quante cose interessanti, mi gira la testa, mi devo impegnare a leggere tutto, proprio tutto ciò che c’è in questo posto”, pensava Provola estasiato.

“Trecchi 1, Trecchi 2, Trecchi 3…bla, bla ,bla, ma fammi il piacere! A chi servono più quelle carcasse di enciclopedie? La gente vuole l’attualità, qualcosa di moderno. Ehi, tu! topolino di campagna, vieni da me che ci divertiamo da matti! I bambini mi adorano, sono tuo cugino Geronimo Stilton e qua viaggio nel tempo. Se mi apri, ti posso portare in Egitto!”

Provola non si fece invitare due volte. Stava già aprendo quel libro, era un appassionato della storia egizia:

pagina 191: La sfinge: Ha il corpo di Leone e testa di uomo, rappresenta il faraone Chefren. Lunga 57 m e alta 20, è scolpita in un unico pezzo di roccia calcarea, in origine dipinta a colori. Fu restaurata da Thutmose IV e poi da Napoleone.

“Wow!” Disse Provola ad alta voce, “Adesso so qualcosa anche della Sfinge!”

“Geronimo Stilton, ma come, tu con me presente inviti il nostro ospite a studiare la storia d’Egitto da te?”, chiese arrabbiata il Primo volume della Storia Universale, L’Antico Egitto, soprannominata Stouni. “Gira le mie pagine!”, ordinò a Provola, rimasto sbigottito da quel suo tono di voce.

Pagina 178: sotto la fotografia di una donna dai lunghi capelli neri che suona uno strano strumento c’è scritto: “Suonatrice d’arpa” nella tomba di Rekhmira a Tebe, XVIII dinastia. La musica, il canto e la danza accompagnavano le ricorrenze pubbliche e private, le cerimonie ufficiali e la vita quotidiana. Gli strumenti musicali erano a percussione, a fiato e a corde. L’arpa si diffuse particolarmente tra i popoli orientali.

“Ma che bello, quante cose interessanti! Voglio trascorrere qua tutta la mia vita”, disse Provola con l’allegria nel cuore.

“Stai attento soldato, le cose si possono avverare. E di me sai qualcosa o a quella lezione di storia non eri presente in classe?”, chiese un vocione duro da maschio, da generale. “Sono Garibaldi, quello che ha unito l’Italia. Cosa mi racconti soldato, come sta adesso il mio bel paese? Vanno d’accordo?”

“Mmmmma, io, nnnnon sono un soldato”, balbettava Provola dalla paura.

“Per me sono tutti soldati, pronti a morire per l’unità della nostra grande Madre Patria. Dai, gira le pagine soldatino, il mio motto è: Qui si fa l’Italia o si muore! Sono il libro che parla di Giuseppe Garibaldi, della collana “Protagonisti della storia” del Corriere della sera”.

Pagina 318: nel 1862, dopo Aspromonte, dal Varignano, rivolge all’Inghilterra l’invito a unirsi alla Francia per fondare gli Stati Uniti d’Europa e mettere fine alle guerre di conquista.

“Ma quale Garibaldi, non si può fare così! Cari amici avete sbagliato tutto il percorso: enciclopedie, Geronimo Stilton, La storia d’Egitto. Ma vogliamo dare al nostro ospite un’istruzione sensata? Dopo gli Egizi ci sono i Greci, come a scuola. Vieni Provola, sono l’Iliade di Omero, qui troverai mitologia e poesia unite insieme”.

Pagina 361, versetto 770: Quanto spazio di cielo un uomo vede con gli occhi / stando sopra una rupe, se guarda al mare spumoso, / tanto ne fanno in un passo i cavalli divini dall’alto nitrito./ Ma quando giunsero a Troia, alle due correnti fluviali, / dove Simoenta e Scamandro fondono i loro letti / fermò allora i cavalli la dea Era delle bianche braccia, / lì sciolse dal carro, e intorno versò molta nebbia.

“Sono senza parole”, disse Provola. “Leggendo tutte queste cose, quasi quasi mi è venuta un po’ di fame. Come siete messi con il cibo, amici?”

“Ciiibo!!!”, dissero tutti quanti in coro. “Noi siamo il tuo cibo, quello del tuo cervello. Tu hai mangiato finora ma non eri consapevole di questo. Lo sapevi che i libri si mangiano?” chiese Trecchi 4. “Certo che no!” rispose Provola. “Intendevo formaggio, pancetta farina, ecc.”

“Se pensi così, noi non ti possiamo aiutare amico, al massimo ti dovresti accontentare di qualche libro di ricette, leggendolo forse riuscirai a sentirti più sazio. Ce n’è qua anche uno abbastanza recente, ogni tanto aprono la porta e portano i libri dismessi, quelli che la gente non vuole più tenere in casa. Aspetta un po’, come si chiama… Ah, sì: “Cotto e mangiato”, pare l’abbia scritto una star televisiva”, ribadì Trecchi 1.

“Chi mi ha chiamato? Sono “Cotto e mangiato” edizione “Benvenuti nella mia cucina”. Dai zuccherino, entra qua e vedrai come ti sazierai, ahahaha, fa persino rima!”

Pagina 40: Patate al forno: Disporre le patate, tagliate a rondelle o tocchetti non troppo grandi, sulla placca del forno, irrorare con abbondante olio e salare (se volete potete aggiungere uno o due spicchi d’aglio e qualche ago di rosmarino)…

“Ah, sto male, sto male, ho un tremendo mal di pancia”, si lamentava Provola. “Come si fa a non pensare al cibo, in questo momento?”

“Oh, c’è ancora di meglio di quelle stupide ricette! Se hai veramente tanta fame, allora vieni nella mia Fabbrica di cioccolato”, disse Willy Wonka dall’omonimo libro. “Ne vedrai di meraviglie…Ti caricherò su una barca fatta di caramelle colorate e scenderemo giù da cascate fatte di vero cioccolato fondente. Una cosa spassosa, amico mio, tutto frutto della mia mente geniale!”

“Però Willy Wonka, i topolini preferiscono il formaggio al cioccolato!”, disse Geronimo Stilton. “Qui da me c’è un Misterioso ladro di formaggi, potrei suggerirgli di portarti nel suo supermercato dove vendono tutti i tipi di formaggio possibili e immaginabili. Anzi, ho un’idea migliore, mettiti qua sotto il libro che ti sbriciolo qualche parola in bocca, sanno tutte di formaggio!”

“Amici, fermatevi, fermatevi! Vi sono grato per i consigli, ma più della fame, mi preoccupa Felice. Qualcuno sa se c’è un modo per uscire di qua? Non intendo scappare da voi, adesso che vi ho conosciuti non vi lascerò più. Il mio amico mi sta aspettando. Non si abbandonano gli amici senza una vera ragione e lui senz’altro sta in pensiero per la mia improvvisa assenza”, disse Provola con le lacrime agli occhi.

“Se è così come dici, allora hai un cuore grande e buono Provola, proprio come noi. Trecchi 12, sorellina della Zeta, vai a chiamare la nostra Lussy! Farà vedere a Provola la via d’uscita”, disse commossa Trecchi 1.

In quel momento si sentì soltanto il leggero fruscio dei fogli impolverati di Trecchi 12 che si muovevano come un ventaglio e dopo pochi minuti appare una lucertola, sembrava uscita dal libro stesso! In verità dietro la Trecchi 12 c’era un piccolo buco nel muro che comunicava con l’ufficio postale sotto la Biblioteca.

“Mi avete chiamato?”

“Si, Lussy, cara”, disse Trecchi 1. “Abbiamo bisogno che porti il nostro ospite topolino Provola, via di qua. E’ minuscolo, passerà dal buco. Fuori lo aspetta una persona a cui tiene tanto e non abbiamo nessun diritto a tenerlo prigioniero. Ci ha promesso di ritornare e noi gli crediamo”.

“Ma certo amici miei, tutto per voi! Da quando “Il grande libro dei rettili” mi ha fatto guarire da quella tremenda malattia delle “zampette rosse” causata da un batterio, consigliandomi impacchi di acqua ossigenata, sono eternamente in debito con voi. Vieni Provola, seguimi!”

“Ciao amici, grazie di cuore per l’accoglienza che mi avete dato e per tutto quello che mi avete insegnato. Questo posto è bellissimo e merita di essere aperto e pieno di bambini. Non solo vi prometto di ritornare, ma vi prometto che farò di tutto per convincere una signora mia amica ad impegnarsi a riaprire questo posto e a metterlo a disposizione di tutti cittadini che amano la lettura e la ricerca. Arrivederci!!!”

“Ciao Provola, tooornaaa!!!”, salutavano in coro tutte le sorelle Trecchi, Geronimo Stilton, Willy Wonka, Giuseppe Garibaldi, l’Antico Egitto, Iliade, Cotto e mangiato, tutti quanti.

In un battibaleno Provola, seguendo Lussy, si ritrovò nell’ufficio postale affollatissimo dalla gente e senza dare nell’occhio, sgusciò fuori, correndo raggiante verso Felice, che già da due ore lo cercava e chiamava disperatamente nel parcheggio davanti alla Biblioteca .

“Felice, Felice, sono qua! Ma che amico che sei, mi hai aspettato, allora mi vuoi bene veramente? Quante cose ho da raccontarti! Ho conosciuto i libri e mi hanno parlato! Fammi entrare nella borsa, dai sbrighiamoci, non vedo l’ora di iniziare con il racconto di questa meravigliosa avventura! E cammina il più lentamente che puoi!”

“Provola, che paura, ero in pensiero per te! Ma dove eri finito? I libri ti hanno parlato!? Mi sa che qualche gatto ti ha tenuto un bel po’ tra le zampe, per avere delle allucinazioni così. Manca soltanto che dici che i libri si mangiano, mah!”

P.S. Cari bambini, se voi leggete questa storia, è perché Provola ha mantenuto la sua promessa.

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