LE PENNE MAGICHE E IL FANTASMA FARINACCIO

C’era una volta un laboratorio di scrittura. Si trovava nel cuore del centro storico di un paesino di nome Cadegliano, nascosto da montagne e nuvole, sospeso sopra un grande lago che unisce l’Italia alla Svizzera. Cadegliano è noto per la bellezza delle sue antiche ville in stile Liberty, molte delle quali disabitate e segnate dal tempo. In una di queste case, nominata Atelier D’Arte, iniziarono un giorno, con grande stupore dagli abitanti, dei corsi interessantissimi, organizzati da un’associazione culturale. Il più frequentato in assoluto era il nostro corso di scrittura creativa, soprannominato Laboratorio di Scrittura, per via degli esperimenti che bisognava praticare prima di diventare un vero scrittore. Si iscrissero bambini e ragazzi di varie età, tra i sette e i quattordici anni, che arrivavano anche da fuori paese. A capo del laboratorio c’era una scrittrice, una donna bionda, già matura, alta e robusta, con gli occhi come la nebbia e con un forte accento slavo. Il primo giorno di corso si presentò con un borsone verde dal quale iniziò ad estrarre degli oggetti molto particolari, dotati di poteri magici che si potevano usare durante il corso: un portapenne a forma di pianeta che rendeva le nostre penne più virtuose; un piccolo scrigno di legno, il fedele custode dei biglietti con i nostri segreti; un piccolo pupazzetto di nome Astro che si portava a casa per avere bellissimi sogni; due scimmie di plastica, inseparabili – scimmiotto Penna e scimmiotto Libro, che ci aiutavano a trovare le parole; un prezioso cristallo a forma di piramide che appoggiato sulle nostre teste si illuminava e ci forniva l’ispirazione; una bottiglia di sale colorato per insaporire in più la nostra creatività; e infine, ma non meno importante, un vocabolario, indispensabile per imparare parole nuove con i loro sinonimi. Dopo la presentazione di tutti questi oggetti, la signora bionda ci invitò a dimenticare i nostri nomi e ci diede un soprannome che descriveva meglio il nostro carattere, scelto da noi stessi. Così nacquero: Sognatrice, Intelligentone, Giocherellona, Pigrona, Coccolone, Invisibile, Mangione, Timidina e così via. La signora bionda scelse per lei il nome Cantastorie. Dopo questi passi iniziali, Cantastorie ci fece svolgere alcuni primi esercizi per poter esprimere al meglio le nostre emozioni.

“Per poter scrivere della vostra tristezza dovete prima sentire sulla vostra pelle la pioggia, entrare a far parte di ogni goccia d’acqua”, ci disse. “Ditemi bambini, come vi sentite quando piove da giorni e si vede tutto attorno diventare grigio e cupo?”

“Sono triste, perché vorrei uscire fuori a giocare, vorrei correre sui prati!” disse Giocherellona.

“Brava, piccola, adesso, su, non devi fare altro che trasferire quel sentimento sulla carta. Vediamo cosa hai scritto”, e così via, ci spronava a parlare della natura e a collegare quello che c’è fuori, con noi stessi.

Ci piaceva da matti la nostra maestra, e ci sembrava così facile diventare uno scrittore. Alla fine della prima lezione, tornammo tutti a casa felici di far parte di questo magico corso, già in attesa della lezione successiva.

La settimana dopo, mentre felici prendevamo i nostri posti ansiosi di ricominciare, abbiamo subito notato che nel laboratorio di scrittura c’era qualcosa che non andava: lo scrigno dei segreti era aperto, i nostri biglietti erano sparsi sul pavimento e quelli rimasti nello scrigno erano diventati sbiaditi e senza il testo: scimmiotto Penna e scimmiotto Libro avevano un’espressione triste sui volti; il cristallo era diventato opaco e impolverato; il dizionario mancava di tante pagine e come se non bastasse, una signora molto anziana continuava a scrutarci incuriosita dal palazzetto di fronte. Perfino Cantastorie rimase sorpresa, ma non si fece prendere dal panico. Tirò fuori dalla sua borsa “Pietra di Luna”, una strana pietra bianca, come tagliata, che a sentire Lei, proveniva direttamente da Luna, e ci disse di toccarla tutti insieme, mentre Lei ripeteva come un mantra: “Tu sei la Luna, lucente fortuna, maga del ciel, tu sei la Luna, lucente fortuna, maga del ciel, tu sei la Luna, lucente fortuna, maga del ciel…..”

A contatto con le nostre mani, la pietra emise un intenso raggio di luce luminoso e abbagliante, persino accecante, e tutti gli oggetti tornarono come prima.

Poi disse soltanto: ”Era ora!”, e rimise la pietra nella borsa.

La vecchiettina del palazzo di fronte, che ci spiava, sbuffò infastidita e chiuse rumorosamente le tapparelle della finestra. Il resto della lezione proseguì senza intralci, con nuovi esercizi tutti divertenti .

La settimana seguente successe di peggio. Tutto era a soqquadro: scimmiotto Penna e scimmiotto Libro stavano litigando ad alta voce, il cristallo era nero e con una strana aura intorno, la bottiglia al posto del sale colorato conteneva sassolini grigi e neri, lo scrigno dei segreti era rotto e i fogli se ne svolazzavano per la stanza. Cantastorie allora, arrabbiata come non mai, riprese “Pietra di Luna”, la sbatté con forza sul tavolo, e tutto tornò un’altra volta come prima. Poi, categorica, ci disse: ”Ragazzi, c’è qualcosa che non va, abbiamo un nemico da sconfiggere, troviamoci ancora qui stasera intorno a mezzanotte per capire di cosa si tratta”.

Nello stesso momento, nel panificio del paese, un fantasma chiamato Farinaccio stava pensando con il suo cervello invisibile, come liberarsi di quegli intrusi così fastidiosi.

Il fantasma Farinaccio era un fantasma molto vecchio, presente fin dalle origini del paesino. In vita era un ricco panettiere, ultimo erede di una grande generazione, la famiglia Farinaccio, proprietari storici del panificio “Pane e Pagnotta”. Aldo però, questo era il suo nome, non era molto bravo, così quando arrivò in paese un altro panettiere dal comune vicino, Aldo Farinaccio fu costretto a chiudere la sua attività. Dopo la sua morte, lui tornò da fantasma, per prendere possesso di tutti gli spiriti del paese e vendicarsi degli abitanti che lo avevano tradito senza scrupoli.

“Ahahahaha, come una scheggia nel dito, diventerò il tuo incubo infinito, ahahahaha!” cantava a squarciagola mentre di notte si avviava lentamente per le vie del paese alla ricerca di un’altra ignara vittima a cui turbare i sui sogni tranquilli.

L’unica sua amica era la signora Millepiedi, una vecchiettina di novant’anni, sempre scontrosa con gli altri, che abitava proprio di fronte all’Atelier d’Arte. La signora Millepiedi era soprannominata così per via dei tanti gatti con i quali condivideva la sua modesta abitazione e che le gironzolavano sempre tra i piedi. Inoltre, era conosciuta anche per le sedute spiritiche che teneva settimanalmente, sempre con i suoi gatti unici presenti. La signora decise di aiutare fantasma Farinaccio, conosciuto in una di queste sedute, a liberarsi degli abitanti del paese perché ce l’avevano con i suoi animali domestici giorno e notte: “Cattivoni, cattivoni, non avete nessuna pietà. Sempre a tirargli i calci, a lamentarsi del loro odore, a colpirli con i sassolini. Oh! i miei poveri micetti, tesorucci della mamma, micio, micio, micio!”

Ciò che è avvenuto nel laboratorio di scrittura, ha ostacolato i piani dei due. Infatti Farinaccio fino ad allora non aveva mai trovato un’energia più forte della sua. L’energia positiva dei bambini e di Cantastorie nell’Atelier d’Arte, era un grosso problema da risolvere al più presto!

Già da subito, Farinaccio aveva deciso di spaventare i bambini con alcuni segni sui loro oggetti, dapprima lievi, poi sempre più gravi, ma l’energia dei bambini e di Cantastorie non smetteva di stupirlo e i primi due tentativi fallirono. Così si fece dare altri consigli dalla signora Millepiedi: “Caro il mio Aldo, devi rendere inutili le loro cose. Quelle cose appartengono alla strega bionda e sono magiche. Per esempio, in quello scrigno di legno sono contenuti tutti i loro segreti più profondi e soprattutto, le loro paure. Le penne contengono l’ispirazione, la personalità e tutto il potere dei bambini. Agisci su di loro e li renderai confusi. E si sa, quando uno è confuso è facile da domare!”

Incoraggiato da questi utili consigli, Farinaccio decise di entrare ancora nell’Atelier non appena fosse finita la terza lezione per mettere in pratica un piano diabolico.

Appena finito il corso il fantasma Farinaccio si intrufolò nell’Atelier: stregò le penne in modo che i bambini, non appena le avessero toccate, si sarebbero trasformati in piccoli spiritelli senza potere. Inoltre si introdusse nello scrigno dei segreti e liberò tutte le paure, mettendo sotto il suo comando una di queste: la paura del buio. Poi si nascose in un quadro, aspettando l’arrivo dei bambini.

La sera stessa, a mezzanotte, Cantastorie e noi ci ritrovammo nell’Atelier per capire chi ci stava giocando questi brutti scherzi. Entrammo e trovammo tutto esattamente come lo avevamo lasciato, a eccezione di due piccoli particolari notati da Intelligentone: lo scrigno dei segreti era socchiuso, così come il portapenne magico. Ma ahimè, Giocherellona senza pensarci troppo aprì il portapenne e tirò fuori la sua penna e in quel preciso istante un’esplosione trasformò tutti noi in piccoli spiritelli: Giocherellona divenne uno spirito alla continua ricerca del gioco, Invisibile divenne uno spirito doppiamente invisibile, Mangione divenne uno spirito super affamato, Coccolone uno spirito in continuo bisogno di coccole e così via.

La paura del buio iniziò a crescere tra noi spiritelli e questo creò un disordine tale che con il passare del tempo si trasformò in un vero e proprio panico, da incubo. Litigavamo, strillavamo, correvamo a destra e a sinistra…

“Calmatevi, baaastaaa!!!!” ci urlò Cantastorie. “Pensavi di vincere, stupido fantasma”, disse ad alta voce volgendo lo sguardo esattamente verso il quadro dove si nascondeva Farinaccio. “Ma io conosco il tuo lato debole, ti sottometterò al mio potere per sempre!”, e dicendo questo uscì di fretta dall’Atelier, andando non si sa dove.

Tornò dopo circa un’oretta con un sacchetto di carta pieno di pane appena sfornato e si mise a spezzettarlo e a mangiarlo davanti al quadro dove era nascosto Farinaccio, piano, piano, con gusto, leccandosi le labbra dopo ogni bocconcino.

Oh, quanto mancava quel sapore a Farinaccio Aldo, per non parlare di quell’inconfondibile profumo! Da quando è tornato da fantasma tra i vivi, Aldo doveva scappare nella tomba tutte le volte che i panettieri toglievano dal forno il pane caldo. E adesso quella maga, quella Cantastorie se lo gustava proprio davanti a lui.

Ad ogni pezzetto che lei metteva in bocca, lui diventava sempre più piccolo e con sempre meno poteri, fino a diventare una briciolina nera ed insignificante. Quel profumo lo aveva sciolto come se fosse un fiocco di neve. Cantastorie, soddisfatta, prese la briciola nera in mano e la mise dentro una pagnotta, poi andò fuori e sotterò la pagnotta in qualche parte del paese, lontano da qualsiasi sguardo. Fu la fine di Farinaccio Aldo e della sua amica Millepiedi, che scomparve nel nulla subito dopo, insieme ai suoi gatti, e così tutti quanti fummo finalmente liberati dalla magia nera.

Da quella stessa notte, che per giunta era la Vigilia di Natale, tornò il sereno in ogni famiglia di quel paesino nascosto tra le montagne e le nuvole e noi, con la gioia che appartiene soltanto alla nostra spensierata età, tornammo a scrivere e a frequentare felicemente il nostro magico laboratorio di scrittura.

Con un po’ di paura del buio, dentro, però…

Cari bambini, la storia che state leggendo continua in biblioteca.

Dedicato a: Flora, Federico, Nicolas, Adriana, Sofia, Cristian, Viola e Juan

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