Federica Bonelli apre “la porta della cantina”

di Daniele Piscopo

Immaginate di entrare in un luogo buio, una cantina. Un luogo dove emergono tutte quelle paure nascoste che fanno parte del nostro Io più profondo. A Milano, in via Paolo Rotta al numero 13 dal 21 al 23 luglio, una di queste cantine è stata aperta. Si suona il campanello, due rampe di scale verso il sottosuolo e una porta si spalanca in uno spazio rettangolare dalle pareti scure, sui cavalletti 9 tele e 1 scultura, al centro Federica Bonelli, l’artista.

Non è una mostra di quelle convenzionali, non c’è un curatore, non è impostata seguendo delle regole, è semplicemente un mettere in mostra qualcosa che fino ad ora era stato celato.

 

Dove si nascondono i mostri? Talvolta da bambini si aveva paura di entrare in quei luoghi bui eppure innocui come le cantine, chissà quali turpi creature potevano nascondersi…

 

Federica è una giovanissima anima fragile alla ricerca di una identità, che fino a questo momento ha forse cercato tra le sue paure. Le sue tele possono essere interpretate attraverso uno sguardo ironico e sarcastico nei confronti dei mostri della vita, un esorcizzare le sue paure, prendendole in giro.

L’atto della creazione diventa una sorta di purificazione, un bagno rinfrescante dopo una lotta nel fango, un pianto liberatorio dopo l’abbandono.

I miei mostri in realtà non sono così feroci. Sono io che sono stata feroce con loro, e l’unica cantina da dove potrebbero provenire è lo specchio del mio bagno.

L’autolesionismo psicologico e fisico sono aspetti che emergono forti in queste tele, la rappresentazione di corpi sfiniti, scheletrici, quasi senza vita, (la maggior parte delle volte autoritratti) sono la rappresentazione di una mente che ha bisogno di un rinnovamento forte, l’evoluzione è evidente se mettiamo a confronto la prima tela eseguita in ordine di tempo con l’ultima. Lo specchio è un elemento con cui confrontarsi tutti i giorni, c’è chi piange difronte alla sua immagine riflessa, c’è chi non si accetta, e c’è chi come Federica decide attraverso l’arte di manipolare quello che vede inserendola in spazi astratti e fluttuanti, senza una collocazione ben precisa.

Sono io nelle loro pose, nei loro corpi, nei loro sguardi senz’occhi. Creature del corpo consunto, ma senza l’ancora della testa, gridano senza parole, vogliono farsi trovare, vogliono raccontare una storia, quella della rincorsa della perfezione.

Non è un caso che “il cervello”, “la testa”, “il cranio”, siano gli elementi che vengono in qualche modo “nebulizzati” , resi antimaterici, senza consistenze, sono nuvole colorate, nebulose perse in uno spazio infinito.

La formazione accademica è in qualche modo tangibile attraverso le giuste proporzioni e i volumi degli incarnati, che danno alle opere un giusto sapore metafisico.

L’arte in questo caso diventa ironia, follia e ricerca, sarà interessante capire l’evoluzione di Federica, se un giorno queste “teste” diventeranno materia tangibile, se i colori finalmente torneranno puri e quale identità troverà la sua arte.

 Assieme ai miei mostriciattoli mi perdono, cerco altri tesori, ho cercato la bellezza.

 

Biografia

Mi chiamo Federica Bonelli, ho 22 anni, nata ad Avezzano, in provincia dell’Aquila. Attualmente frequento l’Accademia di Brera di Milano, sono al terzo anno del corso di pittura. Ho atteso studi classici nella mia città natale, in Abruzzo. Recentemente sperimento, oltre la pittura, altri linguaggi, come la fotografia, il video e il teatro.

La mia prima esposizione pittorica si è tenuta a Collelongo (AQ) nell’agosto 2013.

Come attrice ho debuttato a giugno di quest’anno nello spettacolo, “Sgretolarsi”, tenutosi a Montecelio, in provincia di Roma.

Il mio approccio con l’arte è stato precoce, la pittura non mi è mai stata estranea, ma ha cominciato a dichiararsi in maniera organica quando ho iniziato a frequentare un corso serale di pittura. I miei lavori all’epoca risentivano dell’nflusso delle suggestioni surrealiste,ma ben presto, durante la mia evoluzione, ho voluto affrontare, nei temi delle mie creazioni, un tema piu’ intimstico e autobiografico. La mia esperienza in neuropsichiatria (da paziente) a 10 anni e altre traversie, mi ha condotto ad una riflessione rilevante sul corpo e sulla percezione di esso, di come possa diventare l’unica manifestazione di gratificazione e controllo, mediante l’autoflagellazione, desiderata e rifiutata.

Numerosi autoscatti e autoritratti cercano la catarsi da questi nodi, il tema principale è sempre la storia del corpo, sviluppata nel corso dei miei anni milanesi.

Mi sono approcciata alla video arte perchè, anche grazie al mio lavoro attoriale, io possa avere i mezzi consoni a ricreare una vera storia, che puo’ essere allegorica.

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