BOJANA BAN, grandi e piccoli insetti “da portare con sé”

INTERVISTA CON BOJANA BAN, ARTISTA SERBA DI BELGRADO


Nella sua mansarda, dalla quale la vista spazia verso la parte romantica di Belgrado, incontro con la pittrice Bojana Ban, che vive l’arte in ogni suo aspetto. L’intero ambiente che la circonda e dove vive è stato trasformato in un’opera d’arte, composto da dettagli molto fantasiosi. La sua energia vitale si concentra principalmente sulla ricerca in vari campi artistici: dipinti, stampe, disegni, sculture e icone, attraverso l’illustrazione di libri fino ai mobili per la casa, che realizza da sola; ma questa artista è nota soprattutto per le sue “sculture  da portare con sé” – le spille a forma di insetti.

Partiamo dai materiali che usa nel lavoro per le sculture – grandi e piccoli insetti. Questi materiali sono così sorprendenti, a volte quasi irriconoscibili, ci dica qualcosa su di loro.

 

Bojana: I materiali che uso sono vari e differenti. Io li trovo ovunque, ma è l’argilla quella che tiene tutto insieme. Utilizzo in primo luogo i rottami e scarti di metallo e vetro, seguiti da materiali naturali di scarto – pietre, frutta, conchiglie … ce ne sono davvero un sacco. Molto di tutto questo è stato trovato per strada. Belgrado è molto stimolante. Tutte le mie sculture sono riciclate e ecologiche. Sono per lo più materiali naturali, come ho detto, ma ci sono anche altri materiali come cose e oggetti che sono danneggiati e vengono buttati via. Da questi avanzi cerco di creare qualcosa di nuovo, anche combinandoli tra loro. Io sono uno di quegli artisti per i quali è importante il processo di creazione. Già da subito riesco a individuare se uno di questi materiali che trovo potrebbe essere interessante per me: per alcuni mi viene immediatamente un’idea di quello che sarà, alcuni li trovo soltanto interessanti, ma in seguito, combinandoli con altri materiali, creo una scultura. Alcuni, quindi, si creano all’istante, mentre altri hanno bisogno di tempo per adattarsi al complesso.

Come ha fatto l’insetto a conquistarla così?

Bojana: Alle sculture degli insetti mi dedico da più tempo, fin dalla fine degli anni ottanta. Ho iniziato a fare una serie di piccole sculture, e poi sono arrivata alla conclusione che è meglio creare degli insetti, perché la loro forma non è completamente definita. L’insetto deve avere sei zampe e tentacoli, ma il suo aspetto può essere molto diverso. L’insetto, almeno secondo me, consente una maggiore variazione più di ogni altra creatura vivente. In natura, per esempio, ci sono delle forme straordinarie e con un’immaginazione creativa, seguendo queste piccole restrizioni e rispettando le loro minime caratteristiche, può avvenire il miracolo. La libertà di immaginazione è, infatti, la cosa più importante: faccio fluire la mia immaginazione e creo come mi sento.

La sua forma non mi limita, ecco perché mi sono dedicata così a lungo su questo tema. Le spille-insetti sono nel mio assortimento di vendita. Le ho sopranominate “sculture da portare con sé”. Sono insoliti dettagli estetici, anche stravaganti, unici in tutti i sensi, in particolare a causa del materiale di cui ho parlato. Ma in generale, tutto ciò che faccio è destinato alla vendita, a partire da questa scacchiera (17 × 17 cm), che ha attirato l’attenzione di tutti: per alcune delle sue statuette sono state necessarie più di 12 ore di lavoro, fino ad arrivare a questi insetti di tutte le dimensioni e a questi mobili come i comò ecc. Sono contenta che qualcuno abbia voglia di possedere le mie creazioni. Non mi piace tenere tutto per me, altrimenti dove metterei tutta questa roba?

Come vivono oggi i giovani artisti, secondo lei? Il tempo in cui essi operano è drasticamente diverso da quello in cui è cresciuta lei?

Bojana: Se le condizioni per gli artisti siano cambiate è una bella domanda. Penso che ora sia molto più facile lavorare come artista. Il progresso tecnologico sta andando ad una velocità incredibile, ed è più facile fare e trovare. Una volta il problema era esporre: le gallerie non erano così tante come oggi, ne abbiamo subito la penuria in passato; era anche difficile trovare le informazioni su qualcosa o qualcuno. Ora tutto avviene con un clic, il flusso delle informazioni è accelerato, tutto è a portata di mano. Però in senso profondo, le condizioni per gli artisti non sono molto mutate: solo dal punto di vista tecnologico, come ho detto, ora è molto più facile. La vita dell’artista dipende dall’artista stesso. È sempre stato così, in effetti, un po’ del tipo: ‘Vali per quanto ti sai vendere’, ma hanno importanza anche i principi dell’artista nel tempo in cui vive e lavora. Mi ricordo di un collega che mi ha raccontato un aneddoto, quando la crisi è iniziata. Mi ha detto: “Pensate un po’, il mio vicino si è lamentato con me:” Cosa devo fare, non ho ricevuto lo stipendio per 2 mesi ”, e il mio collega gli ha risposto:” Sì, ma io vivo così da tutta la vita. “Questa è la sorte della maggior parte degli artisti.

Ora i giovani artisti sono più sfacciati, perché il tempo li ha costretti a diventare tali. Devono esserlo perché tutto attorno a noi è così. In un certo senso, hai sempre dovuto preoccuparti. Non hai mai avuto delle certezze, sono rari gli individui che hanno avuto una borsa di studio o goduto di una qualche forma di assistenza pubblica; si è sempre trattato soltanto di un piccolo numero di persone privilegiate. Da artisti abbiamo dovuto arrangiarci da sempre, sia per uno spazio dove lavorare, sia per l’esistenza stessa.

Ci racconti qualcosa delle illustrazioni che ha fatto. Anche loro facevano parte del processo di ricerca e realizzazione?

Bojana: Come in ogni professione, tutto è individuale: qualcuno ritrova se stesso in fretta, altri no. Io, per esempio, ho preso rapidamente le distanze dalla pittura come il solo mezzo di espressione e ho trovato altri mezzi di comunicazione. Da subito mi sono occupata di illustrazioni di libri, così come le illustrazioni di libri per bambini. Questo ha significato molto per me, in tutti i sensi, sia esperienziale che esistenziale. Per essere onesti, non riesco neanche a trovarli in casa, per quanti sono questi libri illustrati che ho fatto. Veramente ce ne sono stati molti; la più lunga collaborazione è stata con la casa editrice “Cavaliere Azzurro”: con loro ho lavorato per l’intera edizione delle “Calze Blu”, in cui il sommario di ogni libro è stato presentato con una mia illustrazione nella finestra corrispondente. Ma c’è stata anche qualche delusione, devo ammettere, soprattutto nella realizzazione della stampa finale. Ad ogni modo, io sono felice di aver lavorato sui libri: ho preso dimestichezza con questa materia molto rapidamente.

Devo dire che dipingo anche le icone su legno. Questa parte della mia creatività è anche una sfida, come lo è il restauro dei dipinti e delle icone. Per me, questa diversificazione è molto importante. L’uomo si deve esprimere in contesti diversi, soprattutto se stiamo parlando di artisti. A molti, però, non piace sperimentare e si soffermano solo su quello in cui hanno iniziato.

Ho altri interessi al di fuori dell’arte e, purtroppo, non socializzo molto con i colleghi. Dopo l’accademia d’arte e il magistero dal professor Stojan Celic, durante i quali ci frequentavamo spesso tutti quanti, sono rimasta in rapporto con pochi di loro. Questo è successo, dico, per lo più a causa dei miei diversi interessi. Questa curiosità di provare qualcosa di nuovo, mi ha portato verso le altre strade. In un certo senso sono diventata anche un “mastro artigiano”: trovo i mobili molto interessanti e da tempo li costruisco da sola. Così sono nati il mio letto di pietra, la sauna, una serie di cassettiere, armadi, cofanetti, pareti a mosaico, specchi… alcuni di essi richiedono un sacco di tempo per la realizzazione. I dettagli di questo mio soffitto, quasi tutti di fantasia, allo stesso tempo hanno anche una funzione: non sono solo molto belli, come questo letto di pietra che è anche molto comodo per dormire. Che ci crediate o no, alcuni dei dettagli che creo nascono molto rapidamente. Questo è quasi la stessa cosa che succede quando si dipinge un quadro: l’idea è solo l’inizio – una semplice idea non può essere immaginata in dettaglio. Voi create il quadro e il quadro crea voi, è un’interazione. Così è con tutti questi oggetti che faccio. Per le varianti di queste piccole sculture – spille, ho bisogno di un sacco di pazienza per i loro dettagli, qua entra in gioco anche l’abilità motoria di precisione, la manualità fine. Più è precisa, più è bella “da portare con sé”. Per quanto riguarda i quadri a me sembra che, dopo un anno o due quando li riguardo, ci sia sempre qualcosa da aggiungere. Il processo di creazione non è mai finito. C’è sempre qualcosa che si può aggiungere o togliere, anche quando si tratta di pittura. Lo spazio nei miei quadri è distorto. Una volta mi è persino capitato di vedermi restituire un quadro già comprato: naturalmente, non perché il compratore avesse cattive intenzioni… la scusa era abbastanza logica: “è “storto” e impossibile da guardare”. Ma quello che volevo dire è che la cosa più importante è la libertà della fantasia, anche in questa circostanza, evidentemente l’uomo che ha comprato il quadro “storto”, non ha capito la libertà di prospettiva e non si sentiva bene con quel quadro.

Cosa possiamo dire alla fine della sua libertà creativa come un suo principio vitale?

Bojana: La mia arte, il mio lavoro, non tollerano la disciplina. La cosa più importante nella vita è, almeno per me, la libertà. Io in realtà non sopporto nessun tipo di disciplina. Pertanto, non mi sono mai impegnata a produrre con un preciso orario di lavoro e, tuttavia, mi sembra di fare molte di più ore di lavoro di quelle prescritte usualmente. Ho accettato fin dall’inizio il rischio di una situazione finanziaria incerta, a causa di questo grande bisogno di libertà. Questo significa che realizzo molte cose, per me importanti, in questo modo.

 

Ivana Mitrovic Cvetanović


Si ringrazia il Web Magazine di Belgrado “Put u Art” dal quale è stata ripresa e tradotta questa intervista

Traduzione dal serbo: Aleksandra Damnjanovic

Correzione del testo in italiano: Milena Nasi Benetti

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