CVD – Al confine della realtà

Esiste un confine sottile fra il ‘pittorico’ e il ‘pittoresco’ di un’immagine fotografica: un limite labile che spesso viene varcato anche inconsapevolmente, quando l’occhio dietro l’obiettivo si lascia ammaliare dai colori e dagli scorci che, per noi italiani, sono indissolubilmente legati alla memoria dei paesaggi di borghi e villaggi immortalati da innumerevoli rappresentazioni di maniera.

Il pittoresco appartiene a quella categoria che tutti trovano accattivante, anche se spesso cade nell’ovvio: l’arco, la facciata, il balcone fiorito, il rudere, la parete rivestita di edera o di rampicanti… si trovano migliaia di scatti amatoriali (e anche di qualche professionista) che cercano l’effetto folcloristico così comune nei centri storici delle città e dei paesi d’Italia, e, di sicuro, ne fanno uno dei motivi di incanto per i turisti che visitano il Bel Paese, alla ricerca della conferma di quanto passa per tipicamente ‘italiano’ nell’immaginario collettivo.

La rassicurazione dell’ovvietà.

I nostri paesaggi sono generalmente apprezzati per l’armonia e l’equilibrio che secoli di azione sulla natura sono riusciti ad ottenere, almeno in passato, lasciando tuttavia che le modificazioni dell’ambiente rimanessero per larga parte naturali, anche se in realtà la sapienza dell’uomo e un innato senso estetico sono riusciti ad inserire nel panorama proprio quegli elementi caratteristici che lo rendono unico e irripetibile: i cipressi lungo una serpeggiante strada rustica toscana, la baita in pietra coi gerani sullo sfondo delle Dolomiti, i vigneti che si arrampicano sulle colline, le mura di rosseggianti mattoni delle città turrite, i ruderi e le rovine di una classica romanità… tutto questo parla di Italia agli occhi degli stranieri ed essi ne magnificano la bellezza in quanto essa è la materializzazione delle loro aspettative. È il pittoresco delle tele del passato, da Canaletto a Gainsborough, riprodotto in centinaia e centinaia di riproduzioni ed oleografie, che prende vita davanti ai loro occhi, immortalato dalla lente della fotocamera digitale.

Ma, pur senza uscire dai confini della pittura ci sono altri esempi di artisti del pennello, italiani anzi italianissimi, che hanno del paesaggio urbano una visione meno scontata.

 

 

L’inquietudine della metafisica

Varese by night – Roberto Garoscio

In questa fotografia di Roberto Garoscio che potremmo intitolare ‘Varese by night’ ritroviamo la stessa atmosfera sospesa, la stessa essenzialità di linee, qui sottolineata dall’assenza di colore, di alcune tele di De Chirico e, pur nella sua modernità che si concretizza nelle grandi insegne e nello sfrecciare delle automobili in primo piano, anche un che del classicismo di Canaletto.

Il taglio dell’inquadratura grandangolare deforma la prospettiva degli edifici esasperandone lo slancio verso l’alto e dilatando lo spazio della piazza, ai lati della quale le architetture spiccano con i loro stili diversi, con i loro articolati volumi, in una composizione armoniosa a cui la linea diagonale aggiunge dinamicità.

L’elaborazione dell’immagine, trattata come se si trattasse di un vecchio scatto su pellicola, ha intensificato l’aspetto grafico delle linee e l’assenza di profondità del cielo piatto, un vero effetto china comic style, viene compensata dal chiaroscuro sulle facciate dei palazzi, come per uno studio accademico della teoria delle ombre.

Una scontrosa grazia

La presenza di stili architettonici diversi ha anche il pregio di contraddire lo stereotipo di ‘Varese, città del liberty’ o di ‘Varese città giardino’, e di rimandarci questa immagine più moderna, pur nella sua perfetta composizione di elementi che vanno dall’ornato neoclassico dell’edificio al centro, allo stile littorio della quinta di fondo, fino al fabbricato anni ’60 dalle cui vetrine si affacciano i numerosi manichini ( un altro richiamo subliminale a De Chirico?) del grande magazzino la cui insegna campeggia sulla facciata di destra, con un impatto graficamente importante.

La scelta dell’anticato colore avorio in luogo del più scontato bianco e nero aggiunge un fascino rétro a questa immagine che rinuncia al ‘pittoresco’, sicuramente rinvenibile in molte delle strade medievali adiacenti alla piazza del capoluogo varesino, per esaltare la purezza delle linee, la complessità del tessuto urbano e restituirci una visione non scontata di una città italiana, che forse non ricalca il prototipo a cui gli stranieri sono affezionati, ma è comunque connotativa di un modo di vivere contemporaneo.

©Milena Nasi Benetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *