Madama Butterfly da Oscar, Ermonela Jaho fa grande e struggente la piccola Cio-Cio-San

di Sandro Corti

Recensione della recita del 6 luglio 2017

Musica Giacomo Puccini

Libretto Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

Direttore Marco  Armiliato

Regia Mario Gas

Scene Ezio Frigerio

Costumi Franca Squarciapino

Luci Vinicio Cheli


Cast

Cio- Cio- San Ermonela Jaho

Suzuky Enkelejda Shkosa

F. Pinkerton Jorge de Leòn

Sharpless Angel Odena

Goro Francisco Vas

Il Principe Yamadori Tomeu Bibiloni

Lo zio Bonzo Scott Wilde

Yakusidé Igor Tsenkman

Il Commissario imperiale Elier Munoz

L’Ufficiale del registro José Julio Gonzalez

Kate Pinkerton Marifé Nogales


 

 

Teatro nel cinema. Teatro nel cinema nel teatro. Un intrigante gioco di scatole cinesi fa da cornice alla splendida Butterfly del Teatro Real di Madrid. Uno spettacolo mozzafiato, nel quale tutto sembra funzionare alla perfezione con un esito travolgente anche grazie alla, consueta, stupefacente prova di Ermonela Jaho nei panni della protagonista, supportata da un grandioso Marco Armiliato alla guida dell’orchestra del Teatro Real.

Dunque il regista, Mario Gas, costruisce un affascinante gioco teatrale attraverso il quale gli spettatori si trovano catapultati sul caotico set di una imponente produzione hollywoodiana in piena fibrillazione, nei primi anni ‘30, poco prima dell’inizio delle riprese di Madama Butterfly. Le scene di Ezio Frigerio quello ci offrono, il grande hangar dello studio cinematografico che contiene, custodisce, la casetta di Butterfly, che qui si muove sopra una piattaforma ruotante a dettare sempre nuove prospettive ed insolite geometrie, conferendo al tutto un aspetto dinamico che si muove meravigliosamente sulla musica. Lo stile della scena è appunto quello degli anni ’30, o meglio ci restituisce quell’idea e quelle suggestioni dell’oriente come si immaginavano in occidente. Quindi non tanto la giapponeseria da cartolina che abbiamo in mente ripensando a tanti allestimenti precedenti, bensì si impone quello stile liberty, di gusto dannunziano, al quale Puccini stesso non fu assolutamente alieno, anzi ne fu intimamente sedotto, basti pensare agli interni della sua villa di Torre del Lago.

Quindi in mezzo al danzare di due, tre cineprese in scena, con tanto di dolly, si consuma ancora una volta la tragedia della piccola Butterfly. Sottolineo piccola, perché quella è la chiave di lettura che dobbiamo tener presente relativamente a Cio Cio San, piccola e fragile, ed è in quella chiave di lettura che si colloca la straordinaria interpretazione della Jaho che risulta essere di volta in volta più accurata, consapevole, minimalista e minuziosa nel vivisezionare i sentimenti e la psicologia del personaggio.

Sotto il peso del vuoto che la opprime, la vediamo adulta consapevole del proprio dolore all’inizio del secondo atto, vestita da un seducente abito all’occidentale, con tanto di calze anni ’30 con la cucitura posteriore. E poi la vediamo riprendere le movenze e l’atteggiamento servile e sottomesso della gheisha all’arrivo di Sharpless fino al disvelamento di quello che potrebbe essere, è, il “triste vero”, dove Cio-Cio-San riassume una dimensione tragica di straordinaria e potentissima efficacia. Ritorna la bambina in alcuni momenti del terzo atto e poi ancora la monumentale dimensione tragica dopo la scoperta della verità e del suo terribile destino.

È tutto un giocarsela in maniera altalenante tra la bambina, appunto, e la donna, costruendo un personaggio quasi bipolare e qui sta la grandezza della Jaho, giusto  nel collocare   i due aspetti non solo attraverso la recitazione di assoluta precisione e intensità, ma anche attraverso il canto fatto di una straordinaria varietà di accenti e sfumature con  sconvolgente efficacia. Tanto per citare alcuni momenti, come non restare affascinati dall’attacco con un pianissimo perfetto, cristallino di Un bel di vedremo; o la dolcezza e la delicatezza con cui canta tutto l’ingresso della protagonista nel primo atto… Una piccola, grande, grandissima Cio-Cio-San.

Jorge de Leòn è un Pinkerton spavaldo, canta tutto con assoluta disinvoltura avendo a disposizione uno strumento vocale molto robusto.

Solido, nobile, intenso lo Sharpless di Angel Odena, che conferisce al personaggio accenti di partecipe umanità e al quale il pubblico ha tributato un’autentica ovazione al curtain call. Una solidità costruita non solo attraverso una voce rotonda, calda e molto ben proiettata, ma anche con una forte sensibilità attoriale.

E bellissima, accorata l’interpretazione di Enkelejda Shkosa nel ruolo di Suzuky e molto bene tutti gli altri comprimari a partire da Francisco Vas, Goro,  che disegna splendidamente l’untuosità e la perfidia del suo personaggio.

Marco Armiliato dirige splendidamente, a memoria, una partitura che sembra scorrergli dentro le vene. Costruisce un tappeto orchestrale di superba bellezza, morbidissimo, senza mai strafare con, molti, momenti di autentica poesia. Su tutti l’accompagnamento dell’entrata di Butterfly nel primo atto. Perfetta sintonia con i cantanti, sembra che respiri con loro.

Successo pieno per una produzione che ha avuto una vastissima eco in Spagna, con la proiezione in diretta in 750 piazze il 30 giugno e che ha continuato ad entusiasmare il pubblico nelle recite successive. Teatro pieno in ogni ordine di posti e inevitabile standing ovation finale.

Sandro Corti

 

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