Il cappello della volta celeste

C’era una volta il cappello di un mago, il famoso Mago Baltazar, del grande “Circo del Sole”. A dire la verità non è ancora chiaro se fosse un cappello o un telescopio magico.

Ogni sabato sera il nostro Mago, un ometto con due grandi orecchie a sventola che uscivano dal capello come due foglie di cavolo, si esibiva con un numero speciale, molto amato dal piccolo pubblico che lo soprannominò “Il cappello della volta celeste”.

Gentili creature dell’universo!” iniziava sempre così il Mago Baltazar, sventolando con le orecchie. “Permettete a codesta umile creatura di portarvi a fare una passeggiata celeste, tra i protagonisti del nostro sistema solare, che non è altro che una grande famiglia nello spazio! Abitano tutti nella stessa casa, la cui gestione è affidata al Re Sole”. Toglieva allora dalla testa il suo cilindro nero, le sue orecchie si calmavano, le luci del tendone si spegnevano, e lui, da esso estraeva dapprima la sfera del Sole e successivamente le sfere dei pianeti, che andavano a posizionarsi in alto, fin quasi a toccare il tendone. Queste sfere creavano così l’immagine della volta celeste. Reale, quasi palpabile. Lo spettacolo finiva in un girotondo commovente dei pianeti attorno al Sole, seguito da fuochi d’artificio di stelle cadenti, che cadevano tra le braccia degli spettatori e splendevano nei loro capelli come lucciole nel prato.

Quella sera il piccolo Roberto, un bimbo mingherlino e molto sveglio di otto anni, con una passione particolare per l’astronomia, era lì in prima fila, come tutti i sabati. E aspettava con ansia l’inizio dello spettacolo.

Le luci del circo si spensero.

Ecco a Voi, cari spettatori, il Primo dei primi! L’unica stella attorno alla quale girano tutti i pianeti! La cui energia si genera e rigenera come in una centrale nucleare! Che dà vita alla nostra Terra! Il grande, l’eterno fuoco celeste, Vostra maestà: il RE SOLEEE!!!” Ratatataaa!!! Ratatataaa!!! Rullarono i tamburi. Mago Baltazar mise la mano dentro il suo cappello nero, sussurrò qualche parola magica ed estrasse una sfera giallo-rossa e di luminosità cosi potente che quasi accecò tutti. La sfera roteò nell’aria e rimase sospesa sopra il pubblico come un’enorme arancia di fuoco.

Adesso tocca a lui, il pianeta più piccolo della Casa! La faccia che guarda il Sole è caldissima, la faccia dalla parte opposta invece è freddissima. Nelle mitologie è portalettere, scrittore, viaggiatore, consigliere, furbo e abile oratore! Il mercante MERCURIOOO!” Ratatataaa!!!Ratatataaa!!! Rullarono di nuovo i tamburi e dal cappello il Mago estrasse una piccola sfera di colore grigio chiaro che si mise in alto, subito vicino al Sole. Girandogli attorno creò una scia. “Ogni pianeta gira attorno al Sole seguendo sempre la stessa strada circolare, la propria orbita” disse il Mago.

Andiamo avanti, con il secondo pianeta della casa! E’ grande quasi come la Terra, è il più caldo di tutti pianeti ed è molto luminoso. Veniva chiamato Stella del mattino e della sera perché è il primo a vedersi nel cielo fino a poco prima dell’alba e subito dopo il tramonto. La sua orbita è quasi perfetta, sembra ballare il valzer con il Sole. Dopo Mercurio c’è lei, VENEREEE!!!” Ratatataaa!!! Ratatataaa!!! Si sentì il solito rullo di tamburi.

Ancora ratatataaa!!! Ratatataaa!!!

Ma dal cappello non usciva nessuna sfera. Silenzio totale.

Mago Baltazar stava lì, impietrito. Fissava inutilmente il suo cilindro. Sembrava come perso nel vuoto. E anche le sue grandi orecchie pendevano come senza vita.

Ratatataaa!!! Ratatataaa!!! Niente.

Il pubblico iniziò a farsi sentire, sempre più forte. “Imbroglione! Ridacci i nostri soldi! Hai perso i poteri!” A quel punto dalle quinte uscì il Direttore del circo. “Scusateci tanto, sono mortificato, ma deve essere successo qualcosa al Mago Baltazar. Guardatelo! Probabilmente si è autoipnotizzato! Lo spettacolo deve continuare altrimenti la Terra rimarrà senza il Sole. Se non escono tutti pianeti, quelli che sono già fuori non rientreranno nel cilindro. Aiutateci, Vi prego!

Roberto non aspettava altro. Salì sul podio e prese il cappello del Mago. Lo indossò e in un battibaleno sparì. Si trovò in un’enorme stanza nera, senza mura e piena di stelle. “Oh no! Ho sbagliato qualcosa!” esclamò sbalordito. “Mi sono catapultato nello Spazio! Però, che bello qui! E quante stelle! Wau, sono diventato anche un vero astronauta! ” pensò. Per l’assenza di gravità i movimenti di Roberto erano molto lenti. Mentre ascoltava il proprio respiro dentro lo scafandro, riconosceva con entusiasmo alcune costellazioni: Orione, Orsa maggiore, Pegaso. Alla sua destra vide gli altri pianeti del sistema solare, ognuno nella propria orbita, disposti in ordine di distanza dal Sole. Il posto di Mercurio era vuoto, e poi c’era Venere. Era veramente come l’aveva descritta il Mago! Sembrava una stella, tanto era luminosa. Seguiva la nostra Terra, l’unico pianeta della Casa del Sole dove c’è vita, in compagnia del suo satellite Luna.

Ciao mamma e papà, Vi saluto dal cosmo!

Poi c’erano Marte, di colore rosso per la presenza di ruggine, e tutti gli altri pianeti: il più grande di tutti, Giove, con i suoi tantissimi satelliti; Saturno, con i suoi anelli; Urano, il gigante ghiacciato; Nettuno, di un azzurro intenso; e, infine, il misterioso piccolissimo Plutone.

Ma adesso come faccio a portarvi tutti nel cilindro e a farvi uscire?” pensò Roberto. In quel momento lo sfiorò la coda di una stella cometa e lui si ricordò di colpo la formula magica che leggeva dalle labbra del Mago Baltazar: Vento solare! Appena pronunciate queste due parole i pianeti, si misero in fila, uno dopo l’altro, facendo una specie di marcia stellare. Guardando con attenzione, Roberto si accorse che un posto era vuoto. Mancava Venere.

Fa i capricci, come al solito. Si è messa in testa che le dobbiamo tutti un inchino, prima di uscire, ma io stasera non ci sto, perbacco!” disse Marte a Roberto.

Marte, ti prego, è questione di vita e morte, cosa ti costa inchinarti” lo supplicava il piccolo Roberto.

Solo se mi promette che questa sera ballerà il valzer con me, invece che con quello spavaldo di Giove, non lo sopporto!” esclamò Marte, arrabbiato.

Venere era capricciosa, ma anche molto permalosa. Ci teneva tanto all’inchino di tutti i pianeti. Così, dopo qualche minuto di “pensa e ripensa”, decise di accettare.

“Prometto, dai andiamo” disse, e si mise in fila.

In quel preciso momento, un turbine di energia cosmica travolse tutti, compreso Roberto che non ebbe il tempo neanche di sorprendersi, e li condusse in un buco nero e profondo.

Roberto si ritrovò all’improvviso di nuovo sul podio del circo. Davanti agli occhi sbalorditi del pubblico, dal cilindro che teneva in mano, uscirono i pianeti mancanti e andarono a posizionarsi in alto.

Ratatataaa!!! Ratatataaa!!! Ratatataaa!!! Giro-giro tondo, casca il mondo, casca la Terra…! Bum!!! Bum!!!Bum!!!

Le luci del circo si accesero. Il Mago Baltazar teneva per mano il piccolo Roberto e sorrideva. Le sue grandi orecchie a sventola luccicavano come due fari.

Dentro il cappello del mago, sul podio celeste, Marte e Venere ballavano il valzer mentre la coda dorata di una cometa si perdeva nell’oscurità.

©Aleksandra Damnjanovic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *