Aida fa sold out e conquista Cuneo

La data di martedì 11 luglio ’17 rimarrà sicuramente nella storia di Cuneo per un grande evento che la città probabilmente aspettava da tanto tempo. In scena l’opera Aida di Giuseppe Verdi, pilastro della produzione del maestro di Busseto.

Solitamente le opere estive nelle grandi città che non possono vantare di arene o teatri all’aperto vengono allestite in luoghi “belli” come piazze storiche, sagrati, castelli, in questo caso la location è una piazza “moderna” che si può definire tutt’altro che bella se paragonata alle nostre meravigliose piazze italiane rinascimentali, o senza andare lontano, la bellissima piazza Galimberti nel cuore di Cuneo. Piazza della Costituzione ha così visto nascere un palco e posti a sedere per più di 2000 persone e considerando la grande pubblicità che è stata fatta per l’evento, si prevedeva il tutto esaurito, e così è stato, obbligando un centinaio di persone a guardare lo spettacolo da fuori le transenne. Lo spettacolo è stato il frutto di una coproduzione tra tre associazioni:

Amici per la musica di Cuneo, Associazione Luis Mariano – Spagna e Associazione Lyrica Neuchatel – Svizzera. L’unione fa la forza e in questo caso e in questi tempi dove tutto appare cosi drammaticamente difficile produrre ed esportare cultura, questo terzetto ha sicuramente le carte in regola per realizzare ottimi eventi (questa produzione verrà replicata in Svizzera nei prossimi mesi).

L’inizio dello spettacolo previsto per le ore 21 e 30, è riuscito a prendere il via con un buon 40 minuti di ritardo causato da una sola unica entrata prevista per l’ingresso alla piazza (con 2000 biglietti venduti sarebbe stato opportuno prevedere più ingressi).

Finalmente ha inizio l’opera. Le luci si accendono su un palco che prevedeva pochi elementi scenografici realizzati da APMC Cuneo, non di particolari pregio, ma funzionali alla scena. Aida è una delle opere che sicuramente richiede il massimo sfarzo e grandi investimenti economici per realizzare una scenografia “tradizionale”, senza i soldi e bravi scenografi, quest’opera rischia di diventare immediatamente una parodia dell’opera, cadendo immediatamente nel ridicolo.

Come annunciato nei giorni scorsi, l’attrattiva principale per i melomani è stato sicuramente il cast vocale, che non ha nulla da invidiare ai grandi teatri all’aperto che in questi giorni iniziano la stagione. Un plauso va riconosciuto alla direzione artistica curata da Ruben Amoretti, Angel Pazos e Roberto Punzi per aver scelto voci di alto profilo artistico, segno di intelligenza e competenza nel proprio lavoro, cosa che oggi anche ai massimi livelli scarseggia sempre più.

Nel ruolo della protagonista il soprano olandese Gabrielle Mouhlen, ci regala momenti di grande intensità grazie a un canto sempre corretto e dalla grande facilità nel settore acuto, mantenendo una ricca corposità lungo tutta la gamma vocale. Una vera fuoriclasse dotata di una bellezza fuori dal comune, sostiene il difficile ruolo di Aida con estrema facilità dalla prima all’ultima nota, una esecuzione che raramente è possibile apprezzare nei teatri “che contano”. Impossibile credere che questa artista venga poco apprezzata in Italia, forse i direttori artistici dei teatri, ancorati ai dettami delle agenzie dovrebbero scendere dai loro piedistalli e andare in provincia ed ascoltare con le proprie orecchie e non su You Tube, cosa si stanno perdendo.

Altro grande protagonista della serata, il tenore Piero Giuliacci, acclamato Radames all’Arena di Verona nelle passate stagioni, dà ancora una volta prova della sua grande professionalità e generosità durante tutta l’opera. La temuta aria Celeste Aida è cantata con sentimento e maestria vocale, regalandoci “Un trono vicino al sol” con un meraviglioso filato finale.

Sergio Bologna nel ruolo di Amonasro dimostra ancora una volta di possedere grandi mezzi vocali, sostenuti da una tecnica infallibile, che gli permettono nel duetto con Aida di realizzare svettanti acuti tenuti con disarmante facilità.

Maria Ermolaeva nel ruolo di Amneris, parte un po’ sottotono, non perfettamente a fuoco, ma nel corso dell’opera trova una buona emissione che la portano a concludere ottimamente l’impervio ruolo.

Ruben Amoretti nel ruolo di Ramfis, si distingue per bellezza timbrica, caratterizzata da quel velluto scuro che solo i grandi bassi posseggono. Corretti il basso Antonio Marani nel ruolo del Re d’Egitto e la sacerdotessa di Denis Uyar.

Il tenore Emanuele Bono nel ruolo del Messaggero emerge per bellezza timbrica e precisione musicale.

Di fondamentale importanza per la riuscita di una Aida è la compagnia di ballo e il coro.

Per quanto riguarda i momenti di danza sono stati affidati alla compagnia di balletto I Classici di Torino e a La Maison de la Dance di Cuneo, di grande bravura i ballerini solisti ingiustamente non indicati nel programma di sala.

Il coro era composto da due formazioni vocali, il coro Amici del Piemonte di Torino e dal Coro Lirico Enzo Sordello della città di Cuneo che non hanno particolarmente brillato per intonazione e precisione ritmica, soprattutto per quanto riguarda le sezioni maschili.

La regia è stata affidata a Robert Bouvier, che grazie a molti collaboratori è riuscito a gestire bene le masse e a creare una certa armonia di spazi sul palcoscenico, lasciando i solisti ai classici movimenti delle regie di tradizione.

Aldo Salvagno ha diretto l’orchestra Filarmonica del Piemonte in maniera decisamente impeccabile, raggiungendo livelli molto alti di eccellenza musicale, con tempi al servizio dei cantanti, tranne nel finale opera, dove probabilmente complice la stanchezza, i tempi si sono dilatati in maniera eccessiva.

Unica vera nota negativa, anzi direi imperdonabile, l’amplificazione. Ovviamente in uno spazio non dotato di una acustica naturale, è necessario provvedere ad una amplificazione che possa permettere una fedele riproduzione del suono. Partendo dalla semplice considerazione che l’ opera non è un concerto di musica leggera, non può e non deve essere amplificata con mezzi non idonei alla riproduzione di voci liriche.

Molti gli aspetti da evidenziare: i microfoni panoramici posizionati sul palco in quella maniera garantivano una “presa del suono” di massimo 3 metri, il palco era profondo piu o meno 15 m metri, quindi tutte le scene che avvenivano dalla seconda quinta in poi , semplicemente non si sentivano, (questa grave leggerezza ha fatto perdere al pubblico parte del duetto tra Amonasro e Aida e non ha fatto apprezzare nella giusta maniere l’aria Cieli Azzurri, semplicemente perché la regia prevedeva di eseguirla in posizione più arretrata) mentre tutto quello che avveniva in proscenio era eccessivamente equalizzato in 4 casse posizionate ai lati del pubblico, che il più delle volte nei momenti di massima potenza vocale andavano in distorsione. Altra nota dolente, le dimenticanze del fonico nell’attivare i microfoni (spenti duranti i balletti per evitare il rumore dei salti sul palco) che si accorgeva della dimenticanza solo qualche battuta dopo che il cantante aveva iniziato la frase. Può sembrare una sciocchezza ma questo tipo di dettagli fanno la differenza, in questo caso hanno pregiudicato l’intera produzione, che dato il grande livello del cast, potevano essere sicuramente gestiti con più professionalità.

Grandi applausi da un pubblico sicuramente poco abituato all’opera, ma che ha apprezzato e resistito fino alle 2 di notte per applaudire in modo generoso tutti gli interpreti durante i ringraziamenti. Particolarmente apprezzata la scena della marcia trionfale culminata con l’ingesso di due meravigliosi cavalli che hanno sfilato davanti al pubblico.

Tirando le somme è stata sicuramente una recita ottima e dai risvolti sociali e culturali importanti per la città di Cuneo, d’altro canto rimane l’amaro in bocca per la possibilità che è stata data di poter rappresentare un’opera con mezzi di altissimo livello, volatilizzati in un bicchier d’acqua per colpa di un impianto audio non all’altezza.

Dalila Cardinali

 

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