Sono uno e tanti… Vita d’attore di Lorenzo Galli

di Linda Lercari

NC: diamo il benvenuto a Lorenzo Galli, giovane promessa del teatro italiano.

 Prego, accomodati. Qui sei fra artisti e appassionati. La nostra rivista lotta ogni giorno per portare un po’ di bellezza nel mondo, cosa ne pensi?

LG: Penso che non sia solo qualcosa di lodevole, ma una missione. Le persone con cui lavoro mi hanno insegnato che l’attore deve dare speranza alle persone, speranza che le cose possano essere cambiate. Dobbiamo fare del nostro dolore un’arma. Se riusciamo a cambiare in meglio anche solo la vita di una persona, abbiamo vinto.

NC: Sei molto giovane, vero? Quanti anni hai? Da quanto ti interessi di teatro? Cosa ti ha spinto a scegliere questa carriera?

LG: Compirò ventitré anni ad agosto. Sono sempre stato la “pecora artistica” della famiglia ma mi sono ufficialmente dedicato allo studio della recitazione subito dopo essermi diplomato al liceo, circa quattro anni fa. Non so cosa mi abbia spinto a scegliere questa carriera, ovunque vada le persone mi dicono cose del tipo “Sei nato per questo” o “Il palco è casa tua” e penso che abbiano ragione.

NC: Parlaci dei tuoi studi. Sono faticosi? Quale esercizio teatrale ti affascina di più?

LG: La recitazione prevede un durissimo allenamento sia fisico che psicologico, poiché non si tratta solo di apprendere delle tecniche, ma anche un modo di pensare. Ringrazio di essere stato addestrato fin da subito a sopportare una grande pressione, solo così ho potuto tirare fuori il meglio e capire come trovare una soluzione ad ogni problema. Ognuno di noi è unico e speciale e per questo ritengo sia giusto imparare a conoscerci a fondo e studiare quanti più metodi, così da sapere quali sono i più adatti a noi e quali tasti premere. Studiare una tecnica non significa saperla usare, la pratica è tutto. Amo lavorare con la parte emotiva e scovare da solo tante improvvisazioni a seconda del personaggio.

NC: Hai un viso naturalmente adatto al teatro, occhi molto espressivi e una mimica innata. Per quanto riguarda la voce hai dovuto faticare a impostarla? Ieri ho assistito a una tua performance ed eri molto chiaro e modulato. E’ stato difficile imparare a utilizzare il diaframma?

LG: Studio canto da quasi sette anni, ancora prima di recitazione, di conseguenza sono partito avvantaggiato. In più ho avuto una prima esperienza nel doppiaggio l’anno scorso con Pino Insegno e Luca Ward e mi hanno incoraggiato a proseguire, apprezzando la versatilità della mia voce. Faccio molta pratica per trovare la voce giusta e legarla al meglio a personaggi così teatrali.

NC: Con l’Accademia Armata Brancaleone di Massa state andando in scena con lo spettacolo “Alice nel paese delle meraviglie”. Ho assistito alla prima e, a parte i complimenti dovuti – siete stati bravissimi – vorrei spendere, e farti spendere, due parole sull’adattamento del testo e la regia.

LG: Alice nel Paese delle Meraviglie è un testo difficile da mettere in scena. Si appresta molto alla tecnica, al trucco e ai costumi, ma c’è il rischio che il pubblico si annoi, nonostante gli amati e iconici personaggi, poiché più che una trama con un inizio e una fine è un vero e proprio viaggio onirico. Il regista Francesco Moccia ha trovato una bella interpretazione del testo, rendendo il progredire della storia che ha sapientemente fuso con brillanti effetti speciali.

NC: Il titolo dell’intervista è ripreso da una delle tue battute nel copione. Oltre a fare un applauso al curatore del testo vorrei sottolineare come queste parole indichino il mestiere dell’attore. Cosa hai pensato recitandole?

LG: Quella battuta, ripetuta da più personaggi durante lo spettacolo, è la chiave di questa nuova interpretazione del testo. Alice vede il suo mondo grigio e spento e il suo viaggio le servirà per capire che ognuno di noi nasconde più sfaccettature, più maschere, anche colorate, che vengono indossate a seconda del contesto. Un discorso molto pirandelliano.

NC: Senza anticipare nulla dello spettacolo… Alice attraversa un universo bidimensionale per arrivare in un mondo più concreto, più colorato, ma del tutto folle, eppure la razionalità bizzarra del Paese delle meraviglie ha una sua logica. Il tuo lavoro di attore quanto ti porta a seguire schemi illogici eppure efficaci?

LG: Lavoro molto con l’istinto. Quando leggo un testo per la prima volta, quando cerco di capire il background di un personaggio, ma anche alle stesse lezioni quando devo imparare qualcosa, da un lato sono molto attento, ma dall’altro spengo la mente per lasciar fluire i pensieri, le immagini che si formano e le prime impressioni, che sono spesso quelle giuste. Occorre molta pratica anche per fare questo e per improvvisare.

NC: “Trucco e parrucco” aiutano l’attore anche se non devono essere fondamentali. Nel teatro moderno il lavoro del teatrante è diventato ancora più faticoso a causa della scarsità di mezzi o dell’interpretazione futuristica di alcuni registi. Ieri ho potuto vedere un Paese delle Meraviglie piuttosto credibile grazie alla locatione e a uno stratagemma interessante grazie all’utilizzo delle quinte. Per te quanto è importante avere un buon trucco e un adeguato vestito? Ti senti aiutato? Puoi dire la tua su quello che indosserai?

LG: Per l’attore l’abito fa il monaco, poiché è il suo biglietto da visita per il pubblico e descrive contesto e psicologia. Mi sento aiutato da trucco e costumi soprattutto quando sono io a costruirli, si tratta dell’ennesima occasione per mettere in pratica quello che ho capito del personaggio. Per lo Stregatto ho avuto pochissime indicazioni e molta libertà di scelta, e dopo alcune prove ho finalmente trovato il costume adatto, mentre per il trucco mi sono affidato alla bravissima truccatrice e attrice Ylenia Paladini. A tal proposito, colgo l’occasione per fare i complimenti e ringraziare tutta la parte tecnica dello spettacolo. Lavorano veramente sodo e senza di loro non verrebbe così bello.

NC: Ieri e fino al 14 Luglio sarai lo Stregatto… Sei stato contento di questa assegnazione? Quali altri ruoli hai interpretato? Il tuo personaggio preferito?

LG: Quando Francesco ha deciso di mettere in scena Alice non aveva idea del cast se non un ruolo, il mio. Non potevo essere più felice dato che lo Stregatto è il mio personaggio preferito del libro, ed è anche per questo che mi trovo così bene ad interpretarlo. Ho partecipato a poco più di quaranta spettacoli finora con ogni tipo e importanza di ruolo, ma non posso dimenticarmi del mio primo ruolo da protagonista, ovvero Euclione nell’Aulularia, passando poi per Mercuzio e infine Amleto. E’ difficile scegliere il mio preferito, ma devo dire di essere molto affezionato a Mercuzio. Per la versione che abbiamo fatto, mi sentivo una vera e propria bestia: sono stato costretto a essere molto istintivo dato che ero già pronto ad interpretare Capuleti, padre di Giulietta, quando a una settimana dalla prima ho dovuto imparare tutta la parte di Mercuzio per sostituire un attore. Non solo, nello stesso tempo ho dovuto anche imparare tutto il combattimento con Tebaldo! Non avevo davvero tempo per pensare, e quando l’attore smette di pensare e si lascia andare da il meglio di sé.

NC: e quello che vorresti interpretare? Il tuo sogno nel cassetto?

LG: Ho interpretato pochissimi antagonisti, vorrei avere più occasioni di questo tipo. In più mi piacerebbe partecipare a qualche musical. Direi che il mio sogno nel cassetto è poter vivere di tutto questo. Un professionista a tutto tondo.

NC: Sei interessato solo al teatro o ti piacerebbe recitare anche dietro a una macchina da presa?

LG: Ho già avuto esperienze dietro la macchina da presa con un piccolo ruolo in un film di Fabrizio Cattani e con un mediometraggio in cui sono stato co-sceneggiatore, co-regista e attore, Lupus in Fabiula (https://www.facebook.com/LupusInFabiula/?fref=ts), la cui post-produzione sta ormai giungendo al termine. Ho cominciato a studiare recitazione per arrivare al cinema, ma mi sono affezionato molto al teatro, conoscendolo bene anche come regista e scrittore.

NC: Hai progetti cinematografici in corso? Parlacene

LG: Ho progetti cinematografici in corso…di cui non posso parlare. Posso dire però che sono stato recentemente ammesso all’Accademia del Doppiaggio e da novembre sarò sotto la guida di Christian Iansante e Roberto Pedicini, e che appena tolto il costume dello Stregatto comincerò a frequentare l’HT STUDIO DESANTIS condotto da Patrizia De Santis, unica insegnante ufficiale della tecnica Chubbuck in Italia, certificata da Ivana Chubbuck ad Hollywood. Se voglio lavorare in grande devo affacciarmi a realtà più grandi, continuare ad allargare i miei orizzonti per avere quante più frecce al mio arco.

NC: L’intervista giunge al termine. Siamo molto contenti di questo tuo entusiasmo e della grande passione. Ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo e tienici aggiornati sulle tue prossime performance. Speriamo di rivederti presto sulle nostre pagine.

LG: Certamente, è stato un piacere! Grazie a voi!

©Linda Lercari

Un pensiero riguardo “Sono uno e tanti… Vita d’attore di Lorenzo Galli

  • 11 luglio 2017 in 6:45 pm
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    Piccola Nota: Tebaldo interpretato da Andrea Franchini

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