Il Leone è tornato, Jonas Kaufmann trionfa nell’Otello alla Royal Opera di Londra

Dall’ultima recita di Otello alla Scala nel 2001 con Domingo nel ruolo del Moro, sono passati più di sedici anni. Per oltre venti anni Domingo ne è stato l’interprete assoluto, di riferimento fin quando il trono è rimasto vacante in attesa di un successore. Certo, se ne sono visti di otelli in questi anni, molti anche ragguardevoli, ma  quello che  fa gridare al miracolo, l’interprete di riferimento, no.

C’era una grandissima attesa, da oltre un anno, per il debutto nel ruolo del tenore più ricercato del momento, Jonas Kaufmann, in una produzione che lasciava facilmente prevedere un grande risultato, la direzione di Antonio Pappano, la Desdemona, strepitosa, lo dico subito, di Maria Agresta alla quale si è aggiunto il vertiginoso Iago di Marco Vratogna, inserito nel cast dopo la defezione di Ludovic Teziér.

Un sipario nero, si alza, ancor prima della musica, Iago sul proscenio con due maschere in mano, una bianca, l’altra nera. Lascia cadere quella bianca e, nel momento stesso in cui tocca terra, l’orchestra fa letteralmente esplodere l’inizio dell’opera, uno tsunami fatto di un suono pieno, profondo, un ribollire dell’anima. La furia degli elementi che si scatena e anticipa la tempesta dei cuori, governata con straordinaria potenza da Pappano.  Tutta la prima scena fino all’arrivo di Otello è di sublime perfezione, coro in grande evidenza, perfetto, movimenti delle masse  calibrati nei minimi dettagli in un agitarsi vertiginoso che culmina con l’Esultate offerto da Jonas Kaufmann con voce piena senza indugi, brunita, a tratti baritoneggiante, carismatico e dominatore. Attraversa la folla col passo del grande condottiero.

Ma la cifra interpretativa del protagonista si svela per gradi magnificamente dosati, una progressiva discesa agli inferi per un’ossessione irrazionale sotto il peso di una fragilità psicologica che conduce all’inesorabile sgretolamento di tutto il proprio universo, che è fatto, essenzialmente, della propria sfera privata. Desdemona è un’ossessione per Otello, è moglie e madre: nel bellissimo duetto d’amore, Otello-Kaufmann si accoccola nel grembo offertogli da Desdemona. Quello è il suo mondo, la sua ragione d’essere, e il venir meno di quella certezza produce il caos. E quel duetto è un capolavoro nella scelta degli accenti, dei colori, con momenti di autentici abbandoni a slanci lirici. E Desdemona-Agresta, lo accoglie, lo circonda con la bellezza e la sicurezza del suo canto, con l’autorevolezza di una donna consapevole e risolta.

La fragilità di Otello: basta una frase smozzicata di Iago a “trascinare Otello alla ruina”. Il secondo e il terzo atto sono la rappresentazione plastica di quel precipitare verso la “ruina”. Due momenti su tutti l’Ora e per  sempre addio, con Otello che si muove a passi lenti verso il centro della scena, incespicando a tratti sotto il peso di una sospetto per lui insostenibile, ma con voce piena, sicura: la gloria del passato che confligge con la miseria del presente; l’altro è la frase E’ il fazzoletto ch’io le diedi, pegno primo d’amor, detta con un senso di sconfinata desolazione tale da lasciare completamente spiazzati: qui l’interpretazione di Kaufmann si svela in tutta la sua straordinaria grandezza. Inutile aggiungere che il giuramento che chiude il secondo atto è un capolavoro, spinto dall’incalzare della magnifica orchestra della Royal Opera.

E’ un Otello sempre più malato quello che sfida Desdemona all’apertura del terzo atto, che culmina nel soffertissimo Dio mi potevi scagliar con voce screziata, che rigurgita su se stessa ed esplode con il si bemolle acuto conclusivo lanciato grande scioltezza;  alto grido di dolore proprio sulla parola gioia: un ossimoro geniale.

Maria Agresta è una Desdemona straordinaria, dominio assoluto della linea di canto, voce sicura di grande spessore che svetta verso il registro acuto con estrema scioltezza. Timbro bellissimo, come di consueto. Ebbi a dirle, lo scorso anno quando ebbi il piacere di avvicinarla, che il suo strumento vocale è lo Steinway del canto… Il  raffronto le piacque, molto…

Strepitosa la Prova di Marco Vratogna nel ruolo di Iago. Voce torrenziale, sicura, letteralmente posseduto dal personaggio al quale conferisce un risvolto luciferino di fortissimo impatto. Le doti di attore sono notevolissime e l’intesa con Kaufmann eccellente.

Buona la prova di Kai Ruutel nel ruolo di Emilia e il Cassio di Frédéric Antoun, tenore di bella presenza dotato di una voce di ottimo spessore. Struggente il Montano di Simon Shibambu.

Il regista Keith Warner e lo scenografo Boris Kudlička calano la vicenda in una Cipro dalle tinte fosche, immersa quasi costantemente in una semi oscurità. Le scene poggiano essenzialmente sull’utilizzo di  ampi pannelli laterali semoventi che offrono spesso situazioni di grande suggestione. Particolarmente riuscito è lo squarcio scenografico sul mare a far dal sfondo al duetto d’amore, così come l’idea di andare a collocare Otello sopra un soppalco ad assistere dall’alto al duetto tra Iago e Cassio nel terzo atto: vedere Otello-Kaufmann là sopra, lontano, sconvolto e sconfitto sotto il peso di quello che sta pensando essere vero, è stato uno dei momenti più emozionanti della serata.

Teatro esauritissimo in ogni ordine di posti, da settimane, e standing ovation finale, direi inevitabile.

Il Leone è tornato…

Sandro Corti

Recensione della recita del 28 giugno 2017

Musica Giuseppe Verdi

Libretto Arrigo Boito

Direttore Antonio Pappano

Regia Keith Warner

Scene Boris Kudlička

Costumi Kaspar Glarner

Luci Bruno Poet

 

Cast

Montano Simon Shibambu

Cassio Frédéric Antoun

Iago Marco Vratogna

Roderigo Thomas Atkins

Otello Jonas Kaufmann

Desdemona Maria Agresta

Emilia Kai Ruutel

Un araldo Thomas Barnard

Lodovico In Sung Sim

 

 

 

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