Viaggi verso l’astrazione

La fotografia è, in tutta evidenza, la quintessenza dell’immagine figurativa: quello che vedo, così come lo vedo, poiché nella sua oggettività la fotocamera mi dovrebbe restituire l’immagine reale, senza interpretazioni.

C’è tuttavia un ampio margine di variabilità: nel modo di inquadrare, nel taglio dell’immagine, nell’uso del colore o del bianco e nero… quindi anche l’obiettivo può aiutare ad esprimere o sottolineare un aspetto della realtà che va oltre la pura rappresentazione e si inserisce in quel filone dell’arte che passa dalla figura all’astrazione, fino ad arrivare al concetto.

In principio era la geometria

La geometria è di gran lunga la parte della matematica che maggiormente si applica alla realtà quotidiana: le forme di tutto ciò che l’uomo costruisce o rappresenta si basano su regole e proporzioni geometriche: dalle piramidi ai grattacieli, dalle prospettive rinascimentali alle decorazioni dei templi greci, dalla forma primitiva dei dolmen a quella futuristica di certe costruzioni di Le Corbusier. Nella pittura del ‘900 Mondrian e Kandinsky hanno portato a questa semplificazione della figura fino all’astrazione, rappresentazione in cui il soggetto cessa di essere tale per divenire pura forma, scansione di colore e rapporto compositivo. Nulla parrebbe più lontano dalla fotografia di una tela di Kandinsky, eppure in questa che prendiamo ad esempio, l’analogia fra il percorso verso l'astrazione di foto e pittura appare sottilmente suggestiva ed evidente.

…e la luce fu.

Il compito del fotografo può essere quello di attirare la nostra attenzione sull’ovvio, per scoprirne aspetti inediti, insoliti o, semplicemente, riscattare la banalità offrendocene una prospettiva inusuale che appaga, comunque, la nostra inconsapevole esigenza di armonia.

È il caso di questo “Sottopasso” inquadrato in controluce da Sandro Lingua, del Circolo Fotografico Il Ponte, ai cui lavori spesso attingo per vicinanza e per la gentile disponibilità degli autori.

L’esasperazione degli elementi geometrici viene mitigata dalla calda gamma dei colori, digradanti dal nero puro al viola intenso, al punto di rosa di una fuchsia estiva, esaltato dalla sciabolata del corrimano quasi dolorosa nel suo risplendere di bianco abbagliante.

Gli elementi compositivi si alternano fra linee diagonali (lo stesso corrimano, la sua ombra proiettata sulla parete retrostante, il susseguirsi dentato dei gradini, il riflesso della luce esterna, solida come una lastra di metallo alla base della scala) e gli elementi verticali che inquadrano l’apertura verso l’esterno e modulano il passaggio dalla luce abbacinante al buio perfetto; morbide ”pennellate” di viola aggiungono profondità ad una composizione che, senza perdere la sua carica emotiva, evoca immagini astratte.

 

E fu luce e poi buio

La lettura formale fatta di questa fotografia ne privilegia gli aspetti compositivi, tuttavia non impedisce di coglierne altri significati, magari allegorici o simbolici: la lotta fra la luce e l’oscurità (da cui i sottotitoli biblici!), il passaggio tra la vita ( sole, colore, luminosità) e la morte ( oscurità, minaccia, mistero) o semplicemente l’esperienza che tutti noi abbiamo vissuto di scendere in un sottopassaggio, rimanere accecati, sia pure per un breve istante, e provare quel brivido di paura ancestrale che ci prende alle soglie dell’ignoto. L’interpretazione e la comunicazione, come sempre, distinguono la pedestre riproduzione dell’esistente dalla visione di un mondo personale e possibile.

Milena Nasi Benetti

2 pensieri riguardo “Viaggi verso l’astrazione

  • 30 giugno 2017 in 11:32 pm
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    Naturalmente la fotografia non è e non sarà mai uno strumento “neutro”. Ogni osservatore, anche quando osserva del tutto freddamente un’immagine, ha un vissuto iconico e memoriale che risuonerà inevitabilmente, a livello conscio e inconscio di fronte all’immagine stessa. Non esiste artefatto umano che, esperito da sensi umani, non determini tracce personali e intime. «La bellezza è nell’occhio di chi guarda.» come, per fortuna o purtroppo, tutto il resto…

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    • 9 luglio 2017 in 5:53 pm
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      Ne sono assolutamente consapevole e concordo… il titolo stesso della rubrica sottolinea che ogni commento ( non ardisco a definirli critiche) parte da una tesi che l’esempio vuol dimostrare. Tesi personale, of course.

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