PERDERSI DIETRO AI RICORDI – di ROSA OLIVERIO

Senza titoloL’opera terza di Rosa Oliverio si presenta come uno svelto memoriale che abbraccia nello scorrere rapido delle sue pagine l’arco di tempo degli ultimi 50 anni della vita della scrittrice, intrecciata indissolubilmente con quella del paese di cui narra, Lavena Ponte Tresa, e con qualche cenno di nostalgia per la natia terra calabrese.

Lo stile è quello tipico della narrazione autobiografica, a tratti più, a tratti meno vivace: godibilissimo nei bozzetti di vita famigliare, a volte forse un po’ didascalico nei passi di analisi sociologica e agiografico in alcuni degli intermezzi di commento socio politico. L’autrice descrive con vivezza gli episodi e le battaglie della sua lunga militanza nel campo dell’insegnamento, opera immane con la quale ha contribuito a educare generazioni di giovani negli anni difficili del boom economico del paese, merito che va ascritto a lei e agli altri pionieri di questa terra di confine.

Un resoconto come questo, che narra di fatti recenti e recentissimi, non poteva non scatenare qualche polemica (o forse più di qualcuna) cosa che si è puntualmente verificata con grande risalto anche sulle pagine delle cronache locali. La valutazione completa e critica del memoriale riconduce i giudizi e i commenti dell’autrice nel quadro delle opinioni personali che non hanno sempre l’obbligo dell’oggettività, visto il taglio del libro, e inevitabilmente smorzerà i toni roventi delle dispute mitigando qualche suscettibilità ferita.

Lettura agevole, interessante per chi, come la professoressa Oliverio, ha condiviso fatti e vicende locali: uno spaccato di vita che ha il potere di ricordarci come eravamo, anche senza il profumo di ‘madeleines’ di proustiana memoria.

Milena Nasi Benetti

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