La cultura è pane per tutti

È difficile convergere sul significato del termine cultura. Ognuno, come con una coperta cortissima, proverà a tirarne un lembo per coprirsi ben bene ed essere chiamato così uomo di cultura. Ma la coperta non è una coperta bensì una scoperta. La cultura, lo si accetti, è la capacità del saper seminare , del saper leggere le stagioni e del riuscire a raccogliere. La cultura è legata alla terra che è di tutti ma farne è per coloro che riescono a seminare, attendere e raccogliere. I più di loro sono pochissimi e sventurati poichè la messe di chi semina è sterminata e sebbene siano immensi i granai sarà misero il tempo, e tiranno, per riporre il raccolto lì dentro.
La cultura è pane per tutti. Eccetto per coloro che la vogliono tutta per loro, che la vogliono ad altezze siderali, che la vogliono argomento da elite.
Vi era un giorno nel tempo un vecchio che mai lesse e mai studiò ma che conosceva i venti, sentiva la pioggia negli occhi del proprio pascolo, che conosceva il corso delle stelle ed a sera appuntava con parole incerte i suoi canti al cielo, alla luna, alle stagioni. Quell’uomo era uomo di cultura, e fine, poichè aveva seminato nei suoi anni l’arte della curiosità e del dubbio. E benchè non sapesse chi fosse il Tassoni o di che parlasse la Mandragola conosceva i rimedi per curare la vite, per costruire muri a secco, per deviare rivi campestri.
Si dirà che la cultura è altro, è ciò che sta nei libri.
Si dirà che la cultura è uno scalino sociale dal quale guardare dall’alto in basso chi non la possiede.
Ebbene, codesta non è cultura bensì ciarpame inutile e polveroso.
La cultura è un mare inesplorato, toccato brevemente dai fini corsi d’acqua del pensiero umano. La cultura è sensazione del non possesso e certezza della ricerca ad una risposta mutevole e sempre bella.
La cultura non è il punto d’arrivo bensì una predisposizione alla ricerca del Bello, del Buono, del Bene.
E quanto più ad essa ci avviciniamo tanto più tutto intorno a noi è calmo e pacifico, quanto più ci allontaniamo ecco trovarci tra scontri, incomprensione, intolleranza.
Nell’ultimo atto della sua “Comedía” Dante vede nell’istante unico del tutto “ciò che per l’Universo si squaderna”. Ma questo è solo un “semplice lume” in confronto a quella “Conoscenza”. Ficcando “più e più lo viso per lo vivo lume” vide che quel Dio che ricercava era quell’atto che lo induceva al cambiamento intellettuale fin quando guardandolo “faccia a faccia” vide che il punto più profondo di quel Dio fosse “dipinto della nostra effige poichè il suo viso in lui era tutto messo”. La cultura è questo, il mistero delle più semplici regole dell’esistenza. La posa della volontà di ricerca, l’attesa alla conoscenza, la capacità di cogliere e coglierne “il più bel fiore”, ed alla fine di quel viaggio scoprire che si è proprio all’inizio e che si riparte da noi, dalle nostre considerazioni e dal parto della nostra Anima generatrice di pensiero. L’uomo, al di là del bene e del male, al di sopra di tutto e racchiuso come “un Io in Dio”. Il resto è ciarpame inutile. Ovvero il 99% di ciò che questa società propina e vende per Cultura.

©Marco Strano

 

 

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