IL BOSCO DELLE RADICI GNOMATE

Secondo appuntamento con il magico mondo delle fiabe per i bambini (anche per i grandi che amano ancora sognare).

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PERSONAGGI: la principessa Dorothy, il principe Alan, il gufo Gusatutto, lo gnomo Malignomo, il bambino Samy, il cavallo Cremcaravallo.


C’era una volta un bosco, molto diverso dall’aspetto rispetto agli altri boschi a voi noti. I suoi stupendi pini, i castagni e le querce secolari, nonché le rocce, le grotte e le casette dei boscaioli, erano imprigionati da enormi e fitte radici che uscivano dalla terra allungandosi a dismisura e attorcigliandosi attorno a tutto quello che trovavano davanti. Fu lo gnomo Malignomo, con il suo incantesimo, ad assegnargli tanti anni fa questa triste sorte dopo una lunga e sofferente notte insonne. Da allora fu chiamato: “Il bosco delle radici gnomate” e fu inserito con tale nome anche nelle enciclopedie di botanica di tutto il mondo.

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Perché il nostro Malignomo decise di fare una cosa così tremenda, vi chiederete di sicuro?

In quel bosco, all’epoca, quando era ancora giovane, bello e prosperoso, viveva da tanto tempo chiusa in una torre d’avorio, la principessa dai capelli d’oro di nome Dorothy, vittima a sua volta di un altro incantesimo. Dorothy era sempre da sola, si annoiava e piangeva, piangeva e si annoiava e nel frattempo i suoi bellissimi capelli crescevano, crescevano, crescevano. Poiché l’unica stanza della torre era molto stretta per contenere tutto quel groviglio di capelli, Dorothy li fece uscire dalla finestra e presto i suoi capelli si stesero anche tra gli alberi del bosco come un tappeto soffice e setoso.

E fin qua ci siamo.

Ci si poteva convivere tranquillamente così, nessuno dava fastidio a nessuno, anzi. Gli animali del bosco adoravano il loro tappeto, usandolo come una coperta durante l’inverno, per non parlare degli uccellini che in esso trovavano mille morbidi nidi per le loro uova e i loro piccoli.

 

Ma, come in tutte le storie, c’è sempre il male accanto al bene. In quel bosco così armonioso si era trasferito da poco uno gnomo il cui nome non prometteva niente di buono: Malignomo. Appena arrivato, Malignomo si approfittò subito dei capelli di Dorothy per cucirsi un bel cappotto, un cappello a punta e uno scalda-collo per l’inverno. Col passare di tempo diventò molto nervoso e cattivo perché non riusciva a dormire a causa del costante e incessante pianto a singhiozzi della bella e reclusa Dorothy, che nel silenzio della notte rimbombava come una campana. A questo pianto, gli altri abitanti però, non ci facevano neanche più caso. Malignomo si consultò anche con il gufo Gusatutto, il saggio del bosco, che gli consigliò dei tappi di sughero per le orecchie che non risolsero per niente il problema. Decise allora di maledire il bosco con tutti i suoi, secondo lui, sordi abitanti e trasformò i capelli di Dorothy in dure e lunghe radici di legno. Lui si rifugiò per sempre nelle profondità di una adiacente montagna e al seguito anche molti animali abbandonarono il bosco.

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Prima di lasciare il nostro bosco, Malignomo rivelò al Gusatutto il rimedio al suo incantesimo: la principessa Dorothy doveva essere salvata e portata via dalla sua torre-prigione da un principe che poteva essere aiutato soltanto da un cavallo maculato e dalla fantasia di un bambino di sette anni che sapesse suonare uno strumento musicale. Inoltre, la prima cosa che doveva fare il principe, una volta arrampicatosi sulla torre, era di asciugare le lacrime di Dorothy.

Passavano gli anni, i capelli di Dorothy crescevano e combinavano quello che abbiamo già descritto all’inizio. Lei piangeva ed aspettava il suo liberatore.

Il Gusatutto cercava inutilmente di condurre nel bosco qualche principe solitario sul suo cavallo o qualche bambino alla ricerca di funghi, ma le due cose non coincidevano mai e non corrispondevano alla descrizione dello gnomo.

Finché (in tutte le fiabe c’è questo passaggio), un giorno da quelle parti non si imbatté un bambino di nome Samy, sette anni appena compiuti, alla ricerca di un buon legno per il suo nuovo flauto, di cui era un appassionato collezionista. Il legno nel “bosco delle radici gnomate” abbondava e come! Tutto in quel bosco era un intreccio di legno, buono, duro, ma nello stesso tempo molto malleabile, insomma una vera ricchezza per i falegnami della limitrofa cittadina. Il bambino si inoltrò nel bosco con disinvoltura. Arrivato davanti all’unica roccia, rimasta per chi sa quale ragione risparmiata dall’incantesimo, ci si arrampicò sopra e si mise a guardare le radici attorno. Per scegliere il legno buono aveva un segreto tutto suo: suonare il flauto e sognare ad occhi aperti. La radice giusta gli doveva apparire in sogno. Estrasse uno dei suoi piccoli flauti dalla tasca dei pantaloni e si mise a suonare una melodia gioiosa che gli faceva venire in mente tante cose simpatiche e allegre, e così suonando, iniziò a sognare ad occhi aperti: palme danzanti su una isola in mezzo all’oceano, un leone che invece di ruggire faceva il verso della mucca, giganti in vestiti di nani, cavolfiori che avevano il sapore di fragola, i denti di suo nonno sui quali suonava come su un pianoforte. Allegria! Suona, sogna, allegria!

fiaba 4Questa festosa musica e questo sogno così nitido, quasi palpabile, uscirono dal bosco e si stesero sulla valle vicina creando come una nebbiolina musicale fatta di note-nuvole-sogni che investì anche un principe di nome Alan e il suo cavallo di un colore molto strano, simile al créme-caramel, da qui il nome Cremcaravallo. Il principe Alan stava sellando Cremcaravallo con l’intenzione di fare una bella e rilassante passeggiata, quando fu trascinato in questa sonora nebbia che proveniva dal “bosco delle radici gnomate”. Cambiò all’istante programma e decise di entrare in quel bosco di cui, a dire il vero, aveva avuto sempre una certa soggezione.

Intanto, come in tutte le fiabe quando sta per spezzarsi l’incantesimo, apparve lo spirito di Malignomo, che vegliava sul bosco, anche lui attirato dalla suonatina di Samy. Più lo ascoltava più si divertiva e rideva e ballava. Si dimenticò persino che era uno spirito maligno perbacco!

Seguendo la scia vaporosa, nel frattempo, il principe Alan e Cremcaravallo giunsero nelle vicinanze di Samy che tutto d’un tratto smise di suonare e sognare disturbato dal nitrito stridulo del cavallo. E fu proprio allora, in questa pausa di silenzio, che tutti sentirono un pianto accompagnato da tanti flebili singhiozzi. Si guardarono sorpresi e decisero di inseguirlo insieme.

La torre d’avorio si materializzò davanti ai loro occhi stupefatti come in un altro sogno. In cima alla torre, seduta solitaria su una finestra, stava la più bella ragazza che loro avessero mai visto e piangeva sommessamente. Al posto dei capelli aveva delle lunghe e intrecciate radici di legno chiaro, quasi dorato. Il principe Alan scese da cavallo e decise di arrampicarsi sulla torre usando quelle stesse radici ma ad ogni suo passo le radici si spezzavano e lui cadeva con un tonfo sonoro col sedere per terra. Dopo centinaia di tentativi perse ogni speranza. Stanco ed esausto, con un fazzoletto in testa che gli asciugava la fronte grondante di sudore, cavalcò Cremcaravallo e gli ordinò di ripartire verso la strada di ritorno. Doveva progettare un altro metodo per arrampicarsi sulla torre! All’improvviso, il cavallo infastidito da un grosso ragno nero che gli faceva il solletico sulle zampe posteriori, sobbalzò e scacciò Alan in alto catapultandolo come un proiettile dritto, dritto attraverso la finestra, nella torre. E mentre lui atterrava nella stanza della torre, il fazzoletto che aveva sulla fronte sfiorò il viso della principessa Dorothy e, neanche a farlo a posta, le asciugò qualche lacrima.fiaba3

Potete immaginare quello che successe dopo. Si spezzò l’incantesimo, il bosco rifiorì in tutta la sua bellezza, lo gnomo e il suo spirito sparirono per sempre e il principe Alan sposò l’incantevole e capricciosa Dorothy.

E Samy? Cosa successe a Samy?

Lui è ancora lì a suonare il suo flauto e a sognare ad occhi aperti, all’aria aperta, aspettando voi, piccoli e grandi sognatori.

Perché ognuno di noi possa ritrovare la strada della propria fantasia perduta.

©Aleksandra Damnjanovic

 

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